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Influenza, l’Italia nel pieno del picco: contagi al massimo dopo le feste
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Il 5 gennaio segna il momento più critico della stagione influenzale: centinaia di migliaia di casi in pochi giorni, pronto soccorso sotto pressione e massima attenzione per le fasce più fragili.
L’inverno 2025-2026 in Italia sta segnando una stagione influenzale particolarmente intensa, con i principali indicatori epidemiologici in crescita e le autorità sanitarie che confermano il raggiungimento o il sorpasso del picco stagionale nei primi giorni dell’anno. Secondo i dati di sorveglianza pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’incidenza delle infezioni respiratorie acute — che includono l’influenza stagionale — ha continuato ad aumentare: nelle settimane più recenti sono stati stimati tra 695.000 e 950.000 nuovi casi a settimana a dicembre 2025, portando il totale cumulativo ben oltre i 4 milioni di casi in tutto il Paese. L’aumento dei contagi è misurato in un’incidenza media nazionale di 12-17 casi ogni 1.000 assistiti, con focolai particolarmente marcati in alcune regioni.
Il fenomeno non sorprende gli esperti, che avevano già indicato come plausibile un picco tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio 2026, anche in relazione alle dinamiche di socialità tipiche delle feste e alla maggiore circolazione virale in ambienti chiusi.
La «Variante K» e la pressione sui servizi sanitari
Un elemento che ha caratterizzato la stagione è la diffusione di una sottovariante del virus influenzale A/H3N2 battezzata «Variante K», la quale pare contribuire alla rapida circolazione del virus e a un’elevata incidenza nelle fasce di popolazione più suscettibili. Le manifestazioni cliniche restano quelle tipiche dell’influenza — febbre, tosse, dolori muscolari, stanchezza — ma l’elevata contagiosità ha aumentato anche gli accessi ai servizi di pronto soccorso e il carico sui reparti ospedalieri, specie fra i più fragili.
Nei laboratori italiani, oltre ai virus influenzali di tipo A (H1N1pdm09 e H3N2), sono stati rilevati anche altri patogeni respiratori che spesso si sommano all’infezione influenzale, complicando il quadro epidemiologico complessivo.
Fasce di rischio e comportamenti consigliati
Come nelle stagioni influenzali precedenti, le persone più vulnerabili restano i bambini piccoli e gli anziani; nella fascia d’età 0-4 anni si osservano i tassi più elevati di malattia.
Di fronte alla persistente circolazione del virus, gli esperti sanitari ribadiscono alcune raccomandazioni chiave:
- Evitare l’uso inappropriato di antibiotici, che non hanno effetto sui virus influenzali.
- Mantenere buone pratiche di igiene, come frequente lavaggio delle mani e aerazione degli ambienti.
- Limitare le interazioni ravvicinate in presenza di sintomi, soprattutto con persone fragili.
Verso la normalizzazione post-picco
Le stime più aggiornate suggeriscono che l’ondata influenzale abbia ormai raggiunto o stia attraversando il suo culmine epidemiologico, con possibili fluttuazioni legate alla riapertura delle scuole e alle dinamiche sociali post-festività. La chiave per mitigare l’impatto resta, come sempre, la combinazione di prevenzione individuale e monitoraggio sanitario continuo, anche in vista di possibili picchi secondari nelle prossime settimane.

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