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L’Ospite. Racconti di Anna Maria D’Agata

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L’inquietudine dell’ordinario: “L’Ospite”, i racconti di Anna Maria D’Agata

Editore: Vertigo Edizioni, 2025
Pagine: 164
ISBN: 979-12-5537-191-5
Collana: “Specchi di carta”
Genere: Narrativa contemporanea – Racconti
Prezzo: € 14,00

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In L’Ospite. Racconti (Vertigo Edizioni, 2025) Anna Maria D’Agata dà forma a un universo narrativo popolato da figure comuni e tuttavia misteriose, in cui il confine tra normalità e smarrimento diventa sottile. Le sue storie, sette in tutto, si dispongono come variazioni sul tema dell’imprevisto: un’alterazione minima — l’arrivo di uno sconosciuto, un gesto, un pensiero — basta a incrinare la superficie del quotidiano e a far emergere un senso di inquietudine silenziosa.

D’Agata, nata a Catania e oggi nuovamente residente in Sicilia dopo lunghi anni all’estero, ha alle spalle studi di Sociologia e un percorso umano segnato dai viaggi. Ha vissuto in America Latina — in Colombia, Ecuador, Perù e Messico — e in Europa, a Bruxelles, dove ha maturato una sensibilità attenta alla dimensione interiore e sociale dell’esperienza. Tutto ciò si riflette in una prosa che osserva il reale con precisione e distacco, cercando in ogni episodio la fessura psicologica da cui filtrano l’inquietudine e il dubbio.

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I racconti si collegano fra loro più per affinità che per trama: condividono un tono sospeso, un’atmosfera d’attesa, un equilibrio tra introspezione e osservazione. L’autrice indaga l’attimo in cui qualcosa di imprevisto si insinua nelle vite dei suoi protagonisti – un contabile, una ragazza, un’insegnante, un uomo solo – e ne modifica la percezione. Non ci sono eventi eclatanti, né moralismi: tutto si gioca nei movimenti interiori, nelle esitazioni, nei dialoghi appena accennati. L’ospite, figura che dà il titolo alla raccolta, diventa il simbolo di ogni elemento estraneo che si insinua nelle esistenze comuni e le costringe a un confronto con sé stesse.

La scrittura di Anna Maria D’Agata tra rigore e suggestione

La scrittura di D’Agata è controllata, essenziale, e si nutre di dettagli che hanno spesso una funzione evocativa. Le case, i cortili, i cimiteri, i luoghi di vacanza diventano spazi mentali: teatri in cui la realtà si incrina e lascia emergere ciò che di perturbante si cela dietro l’abitudine. L’autrice sceglie di sottrarre piuttosto che aggiungere: racconta poco, ma lascia molto da intuire. L’effetto è quello di una tensione trattenuta, che accompagna il lettore senza mai sfociare nel dramma. Pur nella varietà delle voci narranti, si riconosce una continuità tematica: la solitudine, il desiderio inespresso, l’apatia improvvisa, la fragilità dei rapporti. Sono esperienze comuni, ma D’Agata le attraversa con uno sguardo analitico che rivela la sua formazione sociologica: i comportamenti dei personaggi diventano segni di un disagio più ampio, quello di una modernità che non sa più distinguere tra presenza e assenza, tra sé e l’altro.

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Nei racconti più intensi emerge la capacità dell’autrice di coniugare rigore e suggestione. Le descrizioni – una stanza in penombra, il mare al tramonto, un giardino in silenzio – sono costruite con precisione visiva, ma sempre subordinate all’atmosfera. Il tempo narrativo scorre lento, quasi immobile, come se ogni azione fosse sospesa tra realtà e sogno. Il ritmo della prosa, cadenzato e armonico, tradisce una ricerca di equilibrio che riflette la condizione dei protagonisti: persone in bilico, alla ricerca di un senso in un mondo che ha smarrito i suoi punti di riferimento.

L’Ospite è dunque un libro coerente, che unisce introspezione e realismo in una forma di narrativa contemporanea sobria e riconoscibile. D’Agata non cerca il colpo di scena né la denuncia sociale, ma un linguaggio capace di restituire l’ambiguità della vita interiore. È una raccolta che invita alla lettura lenta, alla riflessione più che all’emozione immediata, e che trova la sua forza nella misura: nella capacità di evocare il mistero senza mai nominarlo del tutto.

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Alla fine della lettura, ciò che resta è una sensazione di sospensione: la consapevolezza che l’ospite inatteso, quello che arriva a sconvolgere la quiete apparente, può essere un volto, un pensiero o semplicemente una parte di noi stessi che torna a farsi sentire. Link di vendita su Amazon

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