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Il presepe napoletano: tra tradizione, simboli e maestria artigianale dai secoli alla modernità

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Dalle origini francescane alla creatività di San Gregorio Armeno: storia, simboli e protagonisti del presepe napoletano

Ormai ci siamo! La stagione più bella dell’anno è cominciata, Natale si approssima e, con esso, tutte le decorazioni e le lucine sfavillanti cominciano finalmente a fare capolino nei negozi e nelle case di tanti italiani. Insieme a questo turbinio di festa, anche il tradizionale presepe, nelle sue varie dimensioni e caratteristiche, occupa un posto di preminenza: piccolo, grande, minimal, con le botteghe, le case, con i pastori che si muovono, l’acqua che scende, la cascata, la fontana… Insomma, ce ne è per tutti i gusti.

La tradizione del presepe nasce con S. Francesco d’Assisi, il quale volle ricreare a Greccio una immagine vivente dell’Incarnazione di Gesù per adorare questo mistero della fede. Da allora, il presepe è diventato una tradizione cristiana diffusissima e popolare, coniugata in tantissimi e originalissimi modi. A Napoli, il secolo d’oro del presepe fu il Settecento, ma la tradizione cominciò molto prima, esattamente nel Quattrocento, quando Pietro e Giovanni Alemanno crearono delle statue quasi a grandezza naturale per il presepe della chiesa di S. Giovanni a Carbonara. Dei personaggi, essenziali negli accessori, ma ricchi nelle vesti, ne restano ormai solo diciannove statue policrome.

Nei secoli successivi, vengono aggiunti altri dettagli e, soprattutto, animali e paesaggi, ma è nel Settecento che, con la nascita del figurinaio, quest’arte raggiuge il culmine. Il figurinaio era l’artigiano che si occupava della creazione del “masso”, come veniva chiamato l’intero paesaggio del presepe: capanne, fiumi, cascate, botteghe, statuine.

I pastori non sono più di legno, come all’inizio, ma di stoppa e fil di ferro, in modo che possano assumere pose diverse e più naturali. In questo periodo compaiono anche i primi pastori moventi: zampognari, l’oste che versa il vino, gli avventori che giocano a carte.

Le scene principali sono sempre tre: la Natività, l’Annuncio ai pastori, le Botteghe. Le statuine sono sempre più ricche e definite: in alcune case nobili, i vestiti sono preziosissimi broccati di seta ed il presepe può occupare un’intera parete, come segno della ricchezza e della nobiltà del casato. Talvolta, nella scena della Natività era posto un elemento archeologico, grazie alle scoperte borboniche degli scavi in territorio campano, che stava ad indicare il passaggio dal paganesimo al cristianesimo con la nascita di Gesù.

, perché il presepe napoletano non era solo la rappresentazione dell’Incarnazione del Signore; c’era tutto un complesso insieme di simbolismi che lo attraversava. L’acqua, ad esempio rappresentava la purificazione mentre il pozzo era il punto d’incontro tra il mondo superficiale e quello sotterraneo, quindi tra i vivi e i morti. L’osteria, oltre ad essere una viva rappresentazione della quotidianità che accoglie il Signore che nasce, rappresentava anche la vita materiale, l’esigenza del corpo, in netto contrasto con la vita spirituale, rappresentata dalla grotta della Natività. Accanto all’osteria si trovava spesso il forno, dove veniva sfornato il pane, simbolo di Cristo. La stella cometa, infine, presagio da sempre di eventi epocali, annunciava la nascita del Signore, un evento che avrebbe cambiato il mondo intero.

Anche i personaggi presenti talvolta erano associati a dei simboli: la donna con bambino, ad esempio, rappresentava la donna napoletana, sempre seguita dai suoi numerosi figli; la zingara, lontana dalla grotta, rappresentava le veggenti e le profetesse del paganesimo; la lavandaia rappresentava la purificazione ed era spesso associata alla Vergine; il pastore che dorme, chiamato Benino o Benito, rappresentava ciò che accade all’annuncio dell’angelo ai pastori ed era il simbolo del passaggio dall’adolescenza alla vita adulta.

I Re Magi, infine, rappresentavano il sole: venivano dall’Oriente e i loro cavalli, bianco, baio e nero, rappresentavano l’aurora, mezzogiorno e la notte.

In tempi moderni, la strada simbolo del presepe napoletano è San Gregorio Armeno, dove le botteghe di famosissimi figurinai contemporanei espongono tutto l’anno, ma soprattutto in questo periodo, le loro opere, che spaziano dai pastori classici di ogni dimensione ai nuovi personaggi. Da diversi anni, infatti, gli artigiani di S. Gregorio Armeno, la via dei pastori, si cimentano con l’introduzione nel presepe di nuovi personaggi famosi.

Si sono susseguiti Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi, Pino Daniele, Maradona, ma anche la Regina Elisabetta, diversi calciatori, cantanti defunti, presidenti americani. A questo punto, avere una propria statuina da porre sul presepe nelle botteghe di San Gregorio Armeno è una garanza di fama internazionale e le personalità non si sottraggono a questo rito, anzi, ne son ben contenti e soddisfatti.

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