Quantcast
Connettiti con noi

News

La Bibbia di Borso d’Este torna a Roma dopo cento anni: in mostra a Palazzo Minerva uno dei manoscritti più preziosi del Rinascimento

Pubblicato

il

Nell’anno del Giubileo la capitale ospiterà nella Biblioteca del Senato il codice miniato commissionato dal signore di Ferrara e contenente il testo sacro

Fino al 16 gennaio 2026, nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato a Palazzo Minerva sarà esposta la Bibbia di Borso d’Este, manoscritto realizzato a Ferrara tra il 1455 e il 1461 e custodito alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena, tra i capolavori dell’arte della miniatura rinascimentale.

Normalmente accessibile solo in rare occasioni per il suo inestimabile valore, il codice può ora essere ammirato dai visitatori nel corso di una mostra significativamente intitolata “Et vidit Deus quod esset bonum – La Bibbia di Borso d’Este. Un capolavoro per il Giubileo”, dal celebre passo che nel primo capitolo della Genesi esprime il giudizio positivo di Dio sul carattere perfetto e armonico di ogni fase della sua Creazione.

L’iniziativa rientra fra gli eventi organizzati per celebrare il Giubileo 2025 ed è stata promossa da alcune delle principali istituzioni del Paese, come il Senato della Repubblica, il Ministero della Cultura, le Gallerie Estensi e l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani.

Fu proprio grazie al fondatore di quest’ultimo, l’imprenditore e mecenate Giovanni Treccani, se la Bibbia di Borso d’Este fu recuperata, dopo vari passaggi da un possessore all’altro, diventando parte integrante del patrimonio culturale italiano: oltre un secolo fa, nel 1923, accettando la proposta del filosofo e ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, l’industriale lombardo acquistò il manufatto a un prezzo di 3.300.000 franchi francesi, per poi donarlo allo Stato mediante un atto sottoscritto a Palazzo Minerva.

Il nome con cui è noto il manoscritto si deve al suo illustre committente, Borso d’Este (1413-1471), duca di Modena, Reggio e Ferrara, il quale incaricò il copista milanese Pietro Paolo Marone e un gruppo di miniatori guidati da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi di trascrivere il testo sacro corredandolo di un ricco apparato illustrativo.

Completata in sei anni, la Bibbia estense si presentava (e si presenta tutt’oggi) come un codice pergamenaceo diviso in due volumi, composto da un totale di 604 carte e 1202 pagine miniate; una copertina in velluto rosso e fermagli d’argento riveste il libro in cui la Sacra Scrittura, distribuita su due colonne, appare incorniciata da un fregio decorativo.

Lungo quest’ultimo, ma anche all’interno del testo, si dispongono in numero variabile delle miniature raffiguranti personaggi, episodi narrativi, allegorie, figure vegetali e animali, stemmi ed emblemi che rimandano direttamente al dettato biblico o a eventi legati alla famiglia degli Este.

Le splendide miniature si caratterizzano per la loro vivacità cromatica, la preziosità dei pigmenti con cui sono state realizzate (sono impiegati in maniera estesa oro e lapislazzuli) e per la straordinaria abilità tecnica e creativa dei miniatori che hanno reso in maniera realistica ogni dettaglio, seguendo l’esempio di pittori come Donatello, Pisanello, Mantegna e Piero della Francesca, e adottando il decorativismo fantasioso tipico della contemporanea scuola ferrarese e dei suoi esponenti (Cosmè Tura, Francesco del Cossa, Michele Pannonio).

Per tale ragione, la Bibbia di Borso d’Este è anche uno degli esempi più eloquenti della consuetudine rinascimentale di guardare all’arte e alla cultura come a efficaci strumenti di potere attraverso cui il committente aveva la possibilità di mostrare la propria magnificenza e autorevolezza: da oggetto privato il codice estense diventa così un prodotto di lusso, destinato a una fruizione pubblica e concepito per essere, oltre che veicolo di fede religiosa, simbolo di prestigio laico.

Il percorso espositivo consentirà ai visitatori di sfogliare l’opera e di osservarne da vicino il sontuoso corredo iconografico consultando su appositi schermi touchscreen la riproduzione digitale del manufatto. Le visite sono possibili dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle ore 18:00, e l’ingresso è libero.

Un’occasione unica per (ri)scoprire un oggetto che è insieme documento storico ed espressione artistica, e per sottolineare ancora una volta quanto sia fondamentale tutelare il patrimonio culturale italiano.  

Pubblicità
Pubblicità