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Civitas sanguinis: la città del sangue

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Non solo San Gennaro: il tesoro nascosto delle reliquie ematiche di Napoli

Il 25 agosto scorso, a sorpresa, le ampolle contenenti il sangue di San Gennaro, esposte per l’apertura della Settimana Liturgica, in presenza del Cardinale Battaglia di Napoli e del Cardinale Parolin, hanno fatto gridare al miracolo nel miracolo: il sangue del santo si è liquefatto con un mese e mezzo di anticipo, nel pomeriggio, alle 17.50. In mattinata, invece, era già avvenuta un’altra liquefazione, quella del sangue di Santa Patrizia, la cui ampolla viene gelosamente custodita nella chiesa di San Gregorio Armeno. E già, perché, forse non tutti lo sanno, il sangue di San Gennaro non è l’unica reliquia ematica della città; ve ne sono molte altre. Ma andiamo con ordine.


Il rapporto del popolo con il santo patrono è viscerale e lo scioglimento del suo sangue, o la sua mancanza, sono segni inequivocabili di eventi che accadranno alla città, nel bene o nel male. Il sangue si scioglie tre volte l’anno: il sabato antecedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre. Se il sangue non dovesse sciogliersi, il popolo interpreterebbe il segno come nefasto; se invece si trattasse solo di un ritardo, allora entrerebbero in scena le cosiddette “parenti di San Gennaro”, donne che affermano di essere discendenti dirette del santo e che, con preghiere e minacce, “convincono” San Gennaro ad affrettare il compimento del miracolo. Fin qui tutto, o quasi, è conosciuto dai più. Quello che, invece, sorprende è che, sebbene il più famoso, il sangue di San Gennaro non è l’unico a sciogliersi a Napoli.


Una casa, tante reliquie.

Tutti la conoscono come la strada dei presepi e, in prossimità del Natale, è presa d’assalto dalle migliaia di turisti che vengono da ogni parte del mondo per ammirare la maestria degli artigiani che hanno le loro botteghe lungo la strada. Alla metà di questa via, salendo verso piazza San Gaetano, sulla sinistra, si apre un gioiello barocco senza eguali: la Chiesa di San Gregorio Armeno. In questa chiesa sono conservate le ampolle contenenti il sangue di diversi martiri e santi che, per un motivo o per un altro, sono confluite tutte in un unico monastero. Il primo di cui voglio parlare è quello di San Giovanni Battista.

La storia racconta che una donna gallica lo avesse raccolto nel momento della sua decapitazione e conservate appunto in Gallia. Da lì giunse poi a Napoli grazie a Carlo d’Angiò, sceso a combattere contro Manfredi. Egli donò la reliquia al Monastero di Sant’Arcangelo a Bajano e qui il sangue si sciolse per la prima volta nel 1554. Un quarto di secolo dopo, il monastero fu chiuso per condotta immorale e la reliquia fu divisa tra i due gruppi di monache; uno arrivò a Donnaromita, l’altro a San Gregorio Armeno. Quando anche Donnaromita fu chiuso, la reliquia fu portata anch’essa a San Gregorio Armeno. Poi c’è una terza reliquia, quella che Giovanna d’Angiò volle donare al suo amante Sergianni Caracciolo e che egli donò, a sua volta, alla chiesa di San Giovanni a Carbonara. Da lì, alcune monache lo portarono infine a San Gregorio Armeno. Ma non finisce qui.


Un’altra reliquia appartiene a San Pantaleone, medico personale dell’imperatore Galerio e martirizzato a causa della sua fede perché denunciato da alcuni colleghi per invidia. Le reliquie, il sangue ed un braccio arrivarono a Napoli con delle monache provenienti dall’impero bizantino e portate proprio nel monastero di San Gregorio Armeno.


Altre reliquie appartengono invece a Santa Patrizia; si racconta che un cavaliere, andato a pregare sulla sua tomba, volle portarsi a casa un “ricordo”, così strappò un dente alla salma della santa e la gengiva immediatamente prese a sanguinare. La badessa, quindi, decise di raccogliere il sangue in alcune ampolle per poi riporle in un reliquiario d’argento. Il sangue di Santa Patrizia si scioglie ogni 25 agosto, il giorno in cui si celebra la santa, e ogni martedì.
Eppure, sebbene tante, non solo le uniche. In questa chiesa sono conservate anche le ampolle con il sangue di Santo Stefano, arrivate dal monastero di Santa Chiara, dove si scioglieva in associazione alla morte della madre superiora del convento, e quelle con il sangue di San Lorenzo, provenienti dall’omonima chiesa in Piazza San Gaetano, dove il sangue si sciolse soltanto nel 1886.


Nella chiesa del Gesù Vecchio, invece, si trova il sangue di San Luigi Gonzaga, nobile entrato nella Compagnia di Gesù a 17 anni e morto a 23 anni aiutando gli appestati di Roma. Ma il suo sangue è un po’ pazzerello: invece si liquefarsi il 21 giugno, giorno della festa del santo, si scioglie qualche giorno prima e qualche giorno dopo.


Qualcosa è stato perduto


Sant’Alfonso Maria de’ Liguori è un santo napoletano molto conosciuto, noto per essere autore di diversi canti sacri, tra cui il celeberrimo Quanno nascette Ninno. Era un ragazzo molto precoce e divenne sacerdote a trent’anni. La sua caratteristica più evidente era l’infliggersi pene corporali continue, di cui è rimasta testimonianza nelle tante camicie e nei numerosi fazzoletti impregnati di sangue.

Due anni dopo la sua morte, il corpo fu esumato e, miracolosamente, fu possibile prelevare una fiala di sangue che, sistematicamente si scioglieva il 2 agosto, giorno della sua festa, finché, nei giorni successivi al terremoto del 1980, la reliquia andò perduta, molto probabilmente rubata da qualcuno. Perché certe persone, manco ‘e sante fanno sta’ quiete.

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