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Sibiu, la Bella della Transilvania
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La città rumena dallo sguardo sospettoso dove non sono ammesse le bugie.
Viaggiatore, la senti? E’ nell’aria. Non importa se il giorno abbia il tepore del sole o il fresco umido.
E’ invisibile, eppure la avverti nitidamente addosso, come il vento di primavera, leggero soffio sui petali, energico sul verde nuovo delle foglie: è la voglia di partire.

E’ così irresistibile che quasi ci rapisce proprio come la melodia suadente del Pifferaio Magico della fiaba dei Fratelli Grimm. Come vuole la leggenda nel suo finale, ci conduce nelle terre immaginarie di Siebenburg che, sulla mappa, corrisponde a Sibiu in Transilvania, la splendida regione rumena che lascia le sue tinte fosche tra le pagine della letteratura gotica per mostrarsi, invece, in tutte le sue sfumature pastello.
Devi sapere, gentile Viaggiatore, che il cuore della Romania è stato nei secoli oggetto del desiderio di diversi popoli. Conteso e conquistato tra tribù magiare, mercanti sassoni, cavalieri teutonici e truppe ottomane: un’alternanza di passaggi con relativo lascito di impronte.
Tre, un tempo, gli originari giri di mura, di cui oggi rimangono solo il Bastione Haller e il Bastione Soldisch. Tre, le piazze principali intorno alle quali gravita la vita quotidiana.

Tre, i suoi nomi: Hermannstadt per i Sassoni, Nagyzseben per i Magiari, Sibiu per i Rumeni e il resto del mondo, al quale si è presentata nella sua forma più smagliante nel 2007, in occasione del suo anno da Capitale Europea della Cultura.

Divisa tra Città Alta e Città Bassa, è un continuo saliscendi di scale, archi e passaggi pittoreschi con tratti gotici, rinascimentali, esplosioni barocche e quel tocco di diffusa decadenza che ne attesta l’autenticità.
Troverai per te, cultura e relax, in lungo e in largo: passeggerai lungo tutto il Viale Balcescu per intravedere la sagoma della Sfatului, la Torre del Consiglio, varco di passaggio tra le due piazze Mare e Mica in cui si collocano i luoghi più importanti della città come il Palazzo Bruckental e la Chiesa Cattolica.

Il campanile della Cattedrale Luterana del XIV secolo con le sue quattro torrette era, un tempo, monito per i malintenzionati avventori che in città vigeva la pena di morte; oggi, invece è l’affaccio panoramico più ambito di Sibiu e,credimi se ti dico che la fatica della salita sarà totalmente ripagata.

Concediti una pausa e lasciati tentare come me dall’invitante profumo dei covrigi fragranti di forno, prima di addentrarti tra banchi del mercato e sappi che i souvenir più particolari che troverai non saranno quelli che porterai via, ma gli strumenti del Pilastro dei Garzoni, infilzati dagli apprendisti come ricordo del loro passaggio a Sibiu per imparare arti e mestieri.

il Pilastro dei Garzoni con i “souvenir” degli apprendisti
Nel rosso laterizio dei tetti spuntano decine di abbaini che, come occhi sospettosi, sembrano seguire il tuo cammino fino al piccolo passaggio sospeso, in ferro battuto, che pare sia capace di udire i discorsi di chi lo attraversa: è il Ponte delle Bugie dove, un tempo, politicanti mendaci, mercanti imbroglioni e sedicenti seduttori sono stati puniti per le loro menzogne.

Non temere, non vi è alcun pericolo quelli come noi pronti ad ammettere di essere sinceramente sorpresi da tanta grazia e perfino un po’ invaghiti da questo piccolo, incantato angolo d’Europa.

Sensazione sì piacevole, ma che ha di fatto peggiorato la sintomatologia iniziale che ci ha condotti sino a qui: la nostra voglia di andare per il mondo.
E’ la Sindrome del Wanderlust, l’ossessione di noi viaggiatori a voler ripartire ancor prima essere tornati. Proseguendo la visita , proviamo a cercare un rimedio entrando nella storica Farmacia dell’Orso Nero, oggi Museo di Storia della Farmacologia Omeopatica, magari troviamo un’antica ricetta medica tra vecchi alambicchi e albarelli, per secoli ricolmi di erbe e unguenti: scopriamo che, secondo l’omeopatia, la cura potrebbe venire dalla stessa sostanza che ci fa ammalare.

Non ci resta dunque, amico Viaggiatore, che arrenderci alla nostra pulsione: muoviamo gli ultimi passi su strade rumene perché con la testa siamo già altrove.

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