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Baia Domizia, il ritorno del sogno: da paradiso anni ‘70 al riscatto di oggi
Pubblicato
8 mesi fail
Di
Gioia Nasti
Dalla mondanità degli anni d’oro al declino post-terremoto, fino alla rinascita recente tra mare pulito, turismo di qualità e nuovi progetti urbani
È da più di 50 anni che trascorro le mie vacanze estive a Baia Domizia. I miei genitori acquistarono una casa agli inizi degli anni Settanta, quando la zona era il ritrovo alla moda di ricchi e VIP. In realtà, l’area era già ben nota e frequentata nell’epoca romana, quando vi si estendeva un bosco sacro dedicato alla ninfa Marica. Ma fu solo immediatamente dopo la seconda guerra mondiale che l’area cambiò letteralmente volto.
La piccola ma antica città di Sessa Aurunca lanciò un bando per l’assegnazione di un grosso terreno paludoso in riva al mare, dove oggi sorge Baia Domizia centro, sfruttando il boom economico degli anni Cinquanta e il desiderio degli italiani di possedere una casa al mare. Fu un’impresa di Padova ad aggiudicarsi la zona e i relativi permessi per costruire una piccola città giardino.
L’impresa ci aveva visto giusto: in pochissimo tempo, le società immobiliari riuscirono a vendere tutte le case in costruzione e nuove aree si affiancarono: Baia Murena, Baia Felice, Baia Azzurra.
Negli anni Settanta, Baia Domizia divenne un luogo famoso a livello internazionale. Nacque un camping che ospitava solo turisti provenienti dalla Scandinavia e per questo fu chiamato il “Villaggio Svedese”, che esiste ancora oggi ed è uno dei migliori campeggi esistenti per dotazioni e servizi. Inoltre, per le vie di Baia Domizia non era difficile incontrare personaggi noti, come Totò, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Patty Pravo e perfino star internazionali come John Lennon, che venivano a trascorrere le vacanze su quelle spiagge morbide e dorate, attirati anche dalla dimensione raccolta della città.
Purtroppo, tutte le belle cose hanno una fine e Baia Domizia vide sfumare i sogni di gloria un giorno di fine novembre del 1980. A sancire l’abbandono del turismo di lusso, diretto verso altre mete, fu la sciagurata decisione dell’allora ministro Zamberletti che, in accordo con il sindaco di Napoli, Maurizio Valenzi, decretò che fossero requisiti 5000 alloggi da offrire agli sfollati del terremoto. A salvare in parte Baia Domizia fu l’imprenditore Gaetano Cerrito, che riuscì a limitare i danni, siglando un accordo per soli 270 alloggi, per lo più appartenenti a strutture alberghiere.
Ciò però non impedì ai turisti di scappare dalla zona, mentre rimasero i proprietari degli immobili. Sfortunatamente, il peggio doveva ancora arrivare. Gli occupanti distrussero gran parte degli alloggi forniti; il residence più danneggiato fu il Cosida, da cui essi strapparono via perfino infissi e igienici, rendendo la struttura totalmente inagibile e a rischio crollo.
Così Baia Domizia, da paradiso delle vacanze, divenne un posto per “sfigati”, dove, chi trascorreva le proprie vacanze, aveva quasi vergogna di dirlo. Si ironizzava sulla presenza di persone rozze e poco istruite, provenienti dalle province di Napoli e Caserta, che sceglievano il posto per l’economicità dei fitti e la vicinanza con il luogo di residenza. Un esempio fu la famosa canzone “Patrizia” di Tony Tammaro, che metteva in evidenza tutte le caratteristiche più grossolane della tipica turista di Baia Domizia.
Il Cosida fu completamente ristrutturato negli anni e, per operare un taglio netto con il passato, gli fu dato il nuovo nome di “Domitilla”. Ma il mare lasciava ancora a desiderare. Tra rifiuti e banchi di alghe rosse puzzolenti che impedivano un bagno fresco e ristoratore, la zona stentava a risalire la china.
Nonostante tutto, l’amministrazione comunale di Cellole, a cui Baia Domizia Sud, Baia Murena e Baia Felice appartengono, ha creduto fino in fondo al progetto di rinascita. Così, il depuratore ha cominciato a funzionare ad alta efficienza e ha restituito un tratto di mare limpido e pulito, tanto che, negli ultimi due anni, Baia Domizia ha ricevuto la Bandiera Blu. È stata anche bonificata e resa utilizzabile l’area prospiciente l’ingresso e trasformata in arena per spettacoli e concerti. L’Arena dei Pini, infatti, da piccolo palcoscenico di provincia, sta diventando, ogni anno, sempre più una tappa obbligata di grandi tour musicali.
Cosa manca ancora? Forse un bel lungomare con passeggiata. Ah no, da quest’anno c’è anche quello. Non nel senso classico del termine, ma è comunque un buon sostituto. Una passeggiata tra le dune, con panchine e “balconate” da cui affacciarsi per godersi il mare, i meravigliosi tramonti e magari avvistare anche qualche delfino.
Una passerella in legno che parte nei pressi del Lido Arancio ed arriva all’Arena dei Pini, un percorso videosorvegliato e illuminato con impianto fotovoltaico. Un successo sperato da Gaetano Cerrito, strenuo difensore di questi luoghi, che purtroppo non è riuscito a vedere i grandi risultati ottenuti, e fortemente voluto dall’amministrazione attuale di Cellole, che ha rivalutato l’intera zona. E chi aveva acquistato nei lontani anni Settanta e non ha voluto vendere nel periodo buio ha fatto benissimo, perché ora ne vede i frutti.
Perché, come affermano in tanti qui, a Baia Domizia non si vende. Perché si torna sempre dove si è stati felici.

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