Politica
Cassazione: niente condono retroattivo per gli abusi edilizi. Confermata la rigidità del quadro normativo
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11 mesi fail

La Suprema Corte ribadisce: l’ordine di demolizione resta una conseguenza vincolata dell’abuso, il condono è misura eccezionale e non prorogabile.
Con la sentenza n. 20665 del 4 giugno 2025, la Corte di Cassazione penale ha ribadito un principio di diritto di grande rilevanza per il settore edilizio e urbanistico: non è ammissibile il condono retroattivo per gli abusi edilizi.
La pronuncia trae origine da un ricorso con cui si chiedeva la sospensione di un ordine di demolizione già disposto, sostenendo la possibilità di riattivare una condizione di condonabilità dell’immobile oggetto di demolizione giudiziaria. In particolare, si chiedeva di verificare — anche tramite parere pro veritate e accertamenti tecnici — la compatibilità dell’opera con la normativa antisismica, così da riaprire la strada alla sanatoria.
La Suprema Corte ha chiarito che:
l’ordine di demolizione costituisce una conseguenza diretta e vincolata dell’accertata abusività del manufatto; il condono edilizio rappresenta un’ipotesi eccezionale e a tempo determinato, ammessa dal legislatore in circostanze storiche specifiche e con scadenze precise;
non è possibile, una volta spirati i termini di legge, invocare ex post la condonabilità dell’opera attraverso accertamenti tecnici o rivalutazioni delle condizioni sismiche o urbanistiche.
In altre parole, il condono non può essere riattivato retroattivamente: si tratta di una finestra straordinaria, non di una possibilità permanente.
Il ricorso sottolineava la necessità di un accertamento tecnico circa la conformità antisismica dell’opera abusiva. La Corte, pur riconoscendo la rilevanza della normativa a tutela della pubblica incolumità, ha chiarito che essa non può essere utilizzata come strumento per “recuperare” la condonabilità di un immobile non più sanabile per decorrenza dei termini.
La verifica della sismicità può incidere sulla legittimità di nuove opere o di eventuali interventi di adeguamento, ma non può sanare retroattivamente un abuso già cristallizzato in sentenza.
Questa decisione ha importanti ricadute:
conferma la rigidità del quadro normativo in materia di abusi edilizi;
ribadisce che gli strumenti straordinari di condono non possono essere invocati a distanza di anni, con il rischio di svuotare di significato la disciplina urbanistica;
Richiama enti locali, tecnici e cittadini a un approccio di maggiore responsabilità preventiva, evitando di confidare in ipotetiche sanatorie future.
La sentenza n. 20665/2025 della Cassazione penale riafferma un concetto essenziale: la certezza del diritto e la tutela del territorio prevalgono su tentativi di “recupero” retroattivo degli abusi.
Per i cittadini e i professionisti del settore edilizio, il messaggio è chiaro: gli interventi vanno pianificati e realizzati nel pieno rispetto delle norme urbanistiche e antisismiche, senza confidare in futuri condoni. Solo così si può garantire uno sviluppo edilizio sicuro, legittimo e rispettoso dell’interesse pubblico.

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