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Sanità, semaforo rosso per la Campania: bocciato il piano di uscita dal deficit
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9 mesi fail

Il Ministero della Salute boccia il piano presentato da Palazzo Santa Lucia: sfuma la possibilità per la Regione di utilizzare fondi propri e assumere nuovo personale sanitario. De Luca: “Valutiamo ricorso al TAR”.
ROMA – Nulla di fatto per la Regione Campania che, almeno per ora, resta nel piano di rientro dal deficit sanitario. Il vertice tenutosi ieri mattina al Ministero dell’Economia, che ha visto coinvolti i tecnici del Mef, del Ministero della Salute e della Regione, si è concluso intorno alle 13.15 con una bocciatura per il documento presentato da Palazzo Santa Lucia.
A dare notizia dell’esito negativo è stato il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, durante un incontro con una delegazione del Golfo di Policastro giunta a Roma per protestare contro la chiusura del punto nascita dell’ospedale di Sapri.
Secondo quanto riferito dagli amministratori locali presenti, i tecnici del Mef avrebbero espresso un parere favorevole sul piano regionale, mentre sarebbero stati quelli del Ministero della Salute a respingerlo.
De Luca, definendo “incomprensibile” la posizione del governo, avrebbe paventato la possibilità di un ricorso al TAR, anche se al momento non sono arrivate dichiarazioni ufficiali in tal senso.
Il vertice odierno rappresentava un passaggio decisivo: solo con l’uscita dal piano di rientro la Regione avrebbe potuto utilizzare risorse proprie per affrontare le gravi carenze del sistema sanitario, in particolare sul fronte delle assunzioni. Rimane invece in vigore la penalizzazione di circa 150 milioni di euro in trasferimenti statali, che comporta per i cittadini campani una quota pro capite inferiore rispetto a quella destinata alle altre Regioni.
La Regione si era presentata convinta di aver rispettato tutti gli obblighi imposti. Il pareggio di bilancio è stato raggiunto già dodici anni fa, mentre nel 2019 si è concluso il commissariamento.
Nel documento approvato a marzo dalla Giunta si sottolinea il raggiungimento degli obiettivi previsti sui livelli essenziali di assistenza (LEA), con tanto di sacrifici come la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti annui e dei laboratori con meno di 200.000 prestazioni annuali.
Tutto ciò, però, non è bastato. E la tensione politica rimane alta: nei giorni scorsi De Luca aveva già accusato il governo di “ricattare” la Campania, paventando un conflitto istituzionale sempre più acceso.

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