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Esteri

Von der Leyen annuncia resa: Europa firma accordo dazi al 15%

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Dazi - accordo

Dazi. Meloni plaude, Macron parla di resa e Merz preoccupato: le reazioni europee all’intesa commerciale

BRUXELLES / TURNBERRY – L’accordo sui dazi al 15% tra Unione Europea e Stati Uniti, siglato tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, ha scatenato reazioni contrastanti tra i governi europei. L’Italia guarda alla “stabilità”, ma Francia e Germania denunciano “resa agli USA”. Si tratterebbe di una sorta di accordo quadro, i cui dettagli verranno messi a punto in seguito. Annunciarlo come il miglior accordo possibile, francamente lascia di stucco.

Nell’aliquota vi sarebbero anche le auto e, secondo la Ue, i farmaci. In cambio l’Unione farà investimenti per 600 miliardi di dollari e comprerà energia e armamenti. Ma secondo alcuni analisti nel conto andrebbe inserito anche la svalutazione del dollaro alla luce di una esposizione dell’Europa sul debito Statunitense.

Italia plaude all’accordo, cautela sui dettagli

La Presidente della Commissione UE, von der Leyen, ha difeso l’intesa come un passo necessario per garantire “stabilità” e “predicibilità” in tempi incerti. Anche il Governo Meloni ha dato il via libera, definendo il dazio del 15% “sostenibile”, a patto che non si cumulasse ai dazi precedenti. Meloni chiede misure di contrasto a livello nazionale ed europeo per i settori più colpiti.

Francia e Germania criticano aspramente

Il Primo Ministro francese François Bayrou ha definito l’accordo una vera “resa”: “un giorno oscuro, in cui un’alleanza libera si è arresa”. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha confermato che il patto scongiura “un’escalation inutile”, ma ha messo in guardia su un possibile aumento dell’inflazione e ha parlato di “danni considerevoli” alla transazione UE‑USA.

Emmanuel Macron non ha commentato ufficialmente, ma la linea francese è netta: accuse di “sottomissione” all’America.

Francia, Spagna, Irlanda e altri ancora: reazioni miste

Il Premier spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato il suo appoggio “senza entusiasmo”.

In Irlanda, il Taoiseach Micheál Martin ha definito il compromesso necessario per evitare una guerra commerciale, pur esprimendo preoccupazione per l’impatto sui settori orientati all’export.

Anche i ministri di Finlandia, Danimarca, Svezia e Romania hanno accolto il testo come fonte di stabilità, pur ammettendo che “non è ideale”, ma il male minore rispetto al caos tariffario.

Economia europea sotto pressione

Secondo analisti e fonti europee, l’accordo rappresenta un compromesso pesante: la tariffa del 15% colpisce auto, farmaci e chip; mentre settori come vino e agricoltura dovranno confrontarsi con una competitività ridotta sui mercati americani. A livello politico, alcuni considerano il patto come una resa diplomatica, evidenziata anche da accuse interne alla Commissione di tacere di fronte alle narrative distorte imposte da Washington.

Di fatto l’atteggiamento visto da parte di Ursula von der Leyen è parso ai maggiori commentatori imbarazzante, addiririttura la Presindente della Commissione Europera ha dato ragione sulla narrazione secondo cui l’UE avrebbe trattato male gli Stati Uniti. Che Ursula von der Leyen sia parte del problema?

Sempre più forte, a questo punto, deve essere la spinta verso un’unione politica dell’Europa, al fine di evitare “bullizzata” a turno da leader autarchici o pseudo tali. Restare nello status quo non è più possibile. Molti analisti spingono per il dialoco con il Merconsur e altri mercati.

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