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Gaza, la fame uccide in silenzio: 60.000 vittime e nessun luogo sicuro
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12 mesi fail

Gaza, Garroni (Azione Contro la Fame): “Nessun luogo è più sicuro, la scelta è tra morire di fame o rischiare la vita nei punti di distribuzione”
Milano/Gerusalemme, 24 luglio 2025 – “A Gaza ci stiamo avvicinando a una cifra spaventosa: circa 60.000 vittime, tra cui una percentuale altissima di bambini – è impossibile risalire al numero esatto.
Oltre ai bombardamenti, è la fame a uccidere ogni giorno, in silenzio. Centinaia di migliaia di persone versano in condizioni disperate di insicurezza alimentare estrema. Circa 80 bambini sono già morti per gravi forme di malnutrizione. La fame non fa rumore, ma ha lo stesso potere distruttivo di un raid aereo“, denuncia Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame.
La situazione sul territorio è drammatica: il 100% della popolazione vive in condizioni critiche di insicurezza alimentare (IPC 3 o superiore[1]) e il 22% è già nella fase definita “catastrofe” (IPC 5). Le madri non riescono più ad allattare, l’acqua è contaminata o assente, e le cure nutrizionali sono sospese a causa della mancanza di accesso sicuro e delle continue evacuazioni forzate.
“Non esiste più un luogo sicuro in tutta Gaza – prosegue Garroni – e le persone si trovano sempre più spesso di fronte a una scelta disumana: morire di fame o rischiare la vita nei punti di distribuzione del cibo, che purtroppo si trasformano sempre più frequentemente in luoghi di morte. Solo nell’ultimo mese, oltre 875 persone sono state uccise mentre cercavano aiuti umanitari.”
Le attività umanitarie sono allo stremo: quasi tutte le scorte di cibo, acqua e medicinali sono esaurite o inaccessibili. Gli operatori sul campo segnalano che anche le riserve di carburante sono insufficienti, rendendo impossibile l’erogazione di acqua potabile, il funzionamento degli ospedali, dei centri nutrizionali e delle cucine comunitarie.
Azione Contro la Fame, presente a Gaza da oltre 20 anni, continua a operare in condizioni estreme. Solo a luglio ha distribuito acqua in diversi punti del territorio, fornito pasti caldi a migliaia di famiglie e garantito assistenza nutrizionale in 12 centri. Ma tutto questo rischia di fermarsi se non viene assicurato un accesso pieno, sicuro e continuativo agli aiuti umanitari.
“Chiediamo alla comunità internazionale di non voltarsi dall’altra parte. È il momento di agire: proteggere i civili, garantire il carburante e far entrare gli aiuti. Gaza non può sopravvivere un giorno di più in queste condizioni“, conclude Garroni.

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