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ONU: oltre 1.000 aziende complici del genocidio a Gaza secondo il rapporto Albanese
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Rapporto ONU denuncia il coinvolgimento di imprese globali nell’economia dell’occupazione israeliana e nella distruzione della Palestina
Israele e il ruolo delle imprese nel genocidio a Gaza: il nuovo rapporto ONU accusa il sistema economico globale
Nel suo nuovo rapporto ufficiale presentato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Relatrice Speciale Francesca Albanese accusa apertamente il sistema economico e aziendale internazionale di alimentare e sostenere il progetto coloniale israeliano nei territori palestinesi occupati.
Secondo il documento, decine di imprese – soprattutto nei settori della difesa, della tecnologia, della finanza e delle costruzioni – avrebbero tratto profitto per anni dall’economia illegale dell’occupazione e oggi parteciperebbero, direttamente o indirettamente, a quella che la Relatrice definisce una vera e propria “economia del genocidio”.
Mentre la comunità internazionale continua a eludere le proprie responsabilità politiche e giuridiche, il rapporto denuncia la complicità di attori privati, descrivendola come “solo la punta dell’iceberg”.
Albanese richiama con forza la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, dei dirigenti aziendali e dei governi, sottolineando che il diritto internazionale prevede diversi gradi di corresponsabilità nei crimini internazionali, soprattutto quando in gioco c’è il diritto all’autodeterminazione di un popolo e la sua sopravvivenza stessa.
Secondo la Relatrice, chiamare queste aziende a rispondere del proprio operato è un passo imprescindibile per fermare il genocidio in atto e smantellare l’impalcatura economica e politica che lo sostiene a livello globale.
Il rapporto della Relatrice Francesca Albanese accusa oltre 1.000 aziende di complicità nell’occupazione e nella distruzione della Palestina. “Un’economia del genocidio sorretta da profitti privati”
Dal colonialismo economico al genocidio economico
Il nuovo rapporto pubblicato dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (documento A/HRC/59/23) accende i riflettori sul ruolo determinante delle imprese private nel sostenere – e trarre profitto – dall’occupazione israeliana dei territori palestinesi. A redigerlo è Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, che definisce senza mezzi termini quanto sta accadendo: “un’economia del genocidio”.
Un sistema globale di complicità commerciale
Secondo l’indagine, oltre 1.000 aziende – tra cui colossi dell’industria militare, della tecnologia, della finanza e delle costruzioni – sarebbero coinvolte, direttamente o indirettamente, in pratiche che violano il diritto internazionale, contribuendo alla colonizzazione, all’apartheid e alla distruzione sistematica del popolo palestinese.
Tra queste figurano nomi noti come Elbit Systems, Lockheed Martin, IBM, Caterpillar, AXA, Palantir, HP, Microsoft, Alphabet, Amazon, nonché università e fondi di investimento che finanziano o forniscono supporto logistico, tecnologico e intellettuale alle operazioni israeliane nei territori occupati.
Dal profitto all’eliminazione
Il rapporto descrive una trasformazione storica: da un’economia di occupazione a un’economia della distruzione. Le aziende forniscono mezzi e servizi per demolizioni, sorveglianza, armi, estrazione di risorse e controllo della popolazione. Dopo l’escalation del conflitto in ottobre 2023, queste stesse imprese avrebbero intensificato il proprio coinvolgimento, adattando i propri strumenti alle esigenze militari dello Stato israeliano.
Le parole chiave sono “sostituzione” e “dislocazione”: l’obiettivo non è più soltanto il controllo, ma la cancellazione della presenza palestinese attraverso violenza, sfruttamento e repressione sistematica.
Obblighi internazionali e responsabilità aziendali
Francesca Albanese richiama il quadro normativo internazionale, in particolare i Principi Guida ONU su imprese e diritti umani, che impongono alle aziende obblighi di due diligence rafforzata, cessazione delle attività dannose e collaborazione alla giustizia.
Il documento chiarisce che la responsabilità non si limita alle imprese come entità astratte: anche i dirigenti aziendali possono essere perseguiti per crimini internazionali, come dimostrano i precedenti storici del secondo dopoguerra.
Le raccomandazioni dell’ONU
Il rapporto si chiude con un appello forte e inequivocabile:
- Avvio di indagini giudiziarie internazionali e nazionali contro aziende e dirigenti
- Interruzione immediata di ogni cooperazione commerciale con l’economia dell’occupazione
- Sanzioni e disinvestimenti nei confronti delle imprese coinvolte
- Trasparenza nei contratti pubblici e finanziamenti
- Sostegno concreto all’autodeterminazione palestinese
Un dossier che scuote il sistema
Questa relazione segna un passaggio cruciale nel riconoscimento formale della complicità economica nei crimini contro il popolo palestinese. Se accolto seriamente dagli Stati membri, potrebbe avere conseguenze legali, finanziarie e politiche enormi per le aziende citate e per le politiche di cooperazione militare e commerciale con Israele.
Approfondimenti
Per coloro che volessero approfondire i contenuti del rapporto redatto in inglese, potranno reperirlo al seguente link: www.ohchr.org. Informazioni sulla dott.ssa Francesca Albanese possono essere trovati al seguente link: https://www.ohchr.org/en/special-procedures/sr-palestine

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