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Cronaca

Qualiano: Subiscono l’estorsione e avvertono gli estorsori di un controllo dei Carabinieri

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Foto repertorio

Una vicenda emersa dall’inchiesta che ha portato a 10 ordinanze cautelari nei confronti di esponenti del clan De Rosa. Chiesto anche aiuto al clan attivo su Qualiano

Qualiano – Subiscono un’estorsione e poi avvertono i loro aguzzini di una probabile indagine nei loro confronti. Anche questo è venuto alla luce nell’ambito delle indagini che hanno condotto il 20 maggio scorso all’ordinanza cautelare per dieci persone ritenute vicine o contigue al clan De Rosa. Svelata, infatti, una vicenda che mostra un degrado sociale che non ha precedenti nella città di Qualiano dove, apparentemente, non accade mai nulla.

Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Giugliano ed in particolare dal Comando stazione di Qualiano, hanno permesso di portare alla luce, nell’ambito dell’inchiesta, anche connivenze e favoreggiamenti.

L’episodio di favoreggiamento

Emblematico è il caso che ha portato ad essere indagati per favoreggiamento i titolari di un centro scommesse. I due, dopo aver ricevuto una richiesta estorsiva, avrebbero avvertito gli estorsori di eventuali indagini nei loro confronti.

Avrebbero, infatti, riferito che, dopo il loro incontro estorsivo, i Carabinieri della Stazione di Qualiano hanno chiesto i filmati della videosorveglianza. I due avrebbero avuto cura di chiarire che il sistema di sorveglianza non avrebbe registrato.

Per tale motivo i due sono indagati per favoreggiamento. Secondo gli inquirenti, gli indagati erano convinti che i militari dell’arma li avessero visti conversare e poi andare a prendere il caffè e per tal motivo avrebbero chiesto i filmati.

La richiesta di aiuto per il recupero di alcuni crediti

Gli stessi indagati per favoreggiamento avrebbero chiesto anche aiuto a due elementi di spicco del clan per alcuni recuperi di crediti di gioco e, in un secondo momento, sarebbero giunti anche ad attriti con gli stessi per motivi legati alla consegna del denaro. Il debitore, infatti, avrebbe dovuto corrispondere la rata direttamente agli esponenti del clan, mentre gli indagati volevano che fosse consegnata a loro.

In un altro caso un “debitore” sarebbe stato picchiato dal padre davanti agli indagati per evitare una spedizione punitiva in strada ed evitare una umiliazione pubblica. Cosa che però sarebbe avvenuta, ma dentro le mura della casa dove viveva. In quella occasione si sarebbero messi d’accordo in merito al rateo da corrispondere per rientrare del debito.

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