Politica
Vincenzo De Luca all’Industria Felix: “Difendiamo la Campania dalla palude burocratica e politica”
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Il governatore attacca la politica romana, difende il lavoro della Regione e lancia un appello agli imprenditori: “In Italia chi lavora bene è penalizzato, ma noi non torneremo indietro”.
NAPOLI – Un intervento acceso e senza filtri quello del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, dal palco di Industria Felix, l’evento itinerante dedicato alle imprese e all’innovazione. Davanti a centinaia di imprenditori campani premiati per i risultati raggiunti, De Luca ha lanciato un duro attacco contro la politica romana e il sistema nazionale, difendendo il lavoro svolto dalla sua amministrazione e lanciando un appello: “Non consentiremo che la Campania torni nella palude nella quale era dieci anni fa”.
Il governatore ha denunciato la logica delle spartizioni politiche: “A Roma i politici ragionano rispetto alle istituzioni come se fossero merce di scambio: uno a me, uno a te. Nessuno che stia pensando ai problemi concreti del territorio”. Rivendicando il cambiamento impresso alla macchina regionale, De Luca ha ricordato come dieci anni fa la Campania fosse “una palude” in cui “gli imprenditori erano abbandonati, senza nemmeno sapere con chi parlare”.
Oggi, ha sottolineato, la situazione è ben diversa, grazie a interventi per il rinnovamento tecnologico, il risparmio energetico e l’accelerazione nei pagamenti: “Paghiamo i farmaci e i dispositivi medici in 17 giorni. Non servono più le società di recupero crediti. Questo non avviene per miracolo, ma per lavoro e impegno”.
De Luca ha inoltre criticato la cultura politica nazionale, definendola meritofobica: “In Italia se lavori bene sei condannato a morte, se sei ‘ciuccio’ fai carriera. Basta guardare chi governa: molti hanno fatto solo i portaborse, costruendo reti di relazioni, non competenze”.
Ampio spazio è stato dedicato anche ai referendum dell’8 e 9 giugno, sui quali De Luca ha espresso forti perplessità. In particolare, ha definito “controproducente” il quesito sul salario minimo: “A 9 euro l’ora l’apprendistato scompare. Gran parte dei contratti paga già di più, si rischia un effetto boomerang”.
Ancora più critico sul tema del subappalto: “Se l’impresa principale deve rispondere per gli incidenti causati dalle aziende subappaltatrici, avremo solo più lavoro nero e insicurezza. È lo Stato che deve controllare, non chi affida l’appalto. Non si guarda mai al risultato, ma solo agli interessi di bottega”.
Infine, un passaggio personale: “Io potrei condurre una vita tranquilla, andare in giro per il mondo a fare cerimonie. Ma scelgo di lottare, per coerenza e senso del dovere verso chi mi ha dato l’onore di governare. Continueremo a combattere, se Dio vorrà e con il vostro aiuto”.
Un discorso che ha suscitato l’applauso della platea imprenditoriale, ma che promette nuove polemiche a livello nazionale.

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