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Il ventre di Napoli e altri scritti sulla società: arriva la cinquantesima edizione del capolavoro di Matilde Serao

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Una delle opere più incisive della fondatrice de Il Mattino ha una nuova edizione, a cura dei linguisti Patricia Bianchi e Nicola De Blasi per la collana Cult degli Oscar Mondadori

«Bisogna sventrare Napoli!»


Così si esprimeva Agostino Depretis nel 1884, alla vista dei quartieri più poveri della città devastati dalla recente epidemia di colera. L’arrivo del Presidente del Consiglio dei ministri a Napoli e la decisione dello Stato di intervenire nel Meridione attraverso un piano di “Risanamento” fornì alla giovane Matilde Serao (1856-1927) l’occasione per mostrare quali fossero, in una serie di articoli usciti sul giornale “Capitan Fracassa” di Roma, le reali condizioni drammatiche in cui il popolo napoletano versava a causa della miseria e delle calamità naturali.


L’inchiesta pubblicata a puntate sul quotidiano romano sarebbe andata a comporre di lì a poco “Il ventre di Napoli”, pubblicato nel 1884 dai Fratelli Treves. La scrittrice e giornalista decise di rivolgere un appello alle autorità per denunciare la scarsa efficacia del progetto di ristrutturazione urbanistica e risanamento igienico – demolire i bassifondi napoletani, il “ventre” della città, la parte sovraffollata e fatiscente dove il colera si era diffuso rapidamente, per costruire strade più ampie e nuove abitazioni – che si rivelò soltanto un mezzo per arricchire le classi agiate, mentre nessun miglioramento fu apportato per risollevare gli strati più bassi della società.


La Serao era fermamente convinta che lo Stato non sarebbe stato in grado di risolvere le condizioni socio-economiche del Meridione e della città di Napoli fin quando non le avesse constatate direttamente, entrando nei quartieri e osservando da vicino la quotidianità di quei luoghi, segnati dal degrado e condannati all’abiezione.

Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perché voi siete il Governo e il Governo deve sapere tutto. […] Il ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto? E, se voi non siete la intelligenza suprema del paese che tutto conosce e a tutto provvede, perché siete ministro?

Mossa da una grande tensione civile e provvista di un’eccezionale capacità di osservazione, la fondatrice e co-direttrice de Il Mattino (1892) è stata testimone attenta e interprete acuta della realtà del suo tempo, documentando le trasformazioni sociali e registrando le condizioni materiali e culturali dell’alta società quanto dei ceti più umili in una corposa produzione di articoli e nel reportage de Il ventre di Napoli.


Proprio quest’opera è giunta pochi giorni fa alla sua cinquantesima edizione, curata dai linguisti e professori dell’Università di Napoli “Federico II” Patricia Bianchi e Nicola De Blasi e pubblicata dalla Mondadori all’interno della collana Oscar Cult. A differenza delle precedenti 49, questa nuova edizione, che presenta il testo nella sua versione del 1906, è corredata di un ricco apparato di note critiche e contiene in appendice un corpus di testi mai editi in volume.
(Ri)scoprire l’opera di Matilde Serao attraverso questa edizione si presenta come un’occasione unica per riflettere sulle questioni storico-sociali della nostra attualità e per guardare al mondo con sguardo attento e critico, raccogliendo così l’eredità di una delle più grandi pensatrici della nostra letteratura, che ha fatto del giornale «la più nobile forma del pensiero umano».

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