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Il fascino del non-morto: Lord Ruthven

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Il Vampiro Romantico: l’Archetipo dell’oscura seduzione nell’ottocento letterario

Il Settecento, il secolo dell’Illuminismo, della ragione sopra ogni cosa, è la giusta atmosfera per contrastare alcuni casi di “vampirismo” segnalati in Europa e ridicolizzati o ricondotti a pratiche legate all’isteria dagli scienziati dell’epoca. Nonostante ciò, il fascino dell’ignoto stuzzica la fantasia degli artisti e dà il via ad un filone che resiste, sotto diversi punti di vista, ancora oggi.


La prima testimonianza letteraria che ci parla di un vampiro risale agli inizi del XIX secolo, quando il medico personale di Lord Byron, tale John Polidori, a Villa Diodati, sotto suggerimento del poeta stesso di scrivere delle storie del terrore, produsse un racconto, ispirato ad una storia incompiuta del poeta, che intitolò The Vampyre.

Il racconto nacque come critica verso Lord Byron, tant’è vero che il nome del protagonista, Lord Ruthven, era un nomignolo che Lady Caroline Lamb, amante di Byron, gli aveva affibbiato e il suo carattere altro non era che un’esasperazione dei tratti più caratteristici di Byron: bellezza, fascino, libertinaggio, costante necessità di nutrirsi della linfa vitale degli altri. Un’altra voluta coincidenza fu il nome della ragazza greca che Lord Ruthven uccide, Ianthe, che era il soprannome che Byron aveva dato alla figlia undicenne della contessa di Oxford, Jane Harley. Sebbene il racconto fosse la prima vera storia di vampiri, l’autore di The Vampyre fu “l’inventore” del vampiro romantico, ispiratore dei personaggi vampireschi che riempiranno le pagine dei romanzi più conosciuti sull’argomento, come Edgar Allan Poe, Sheridan Le Fanu e perfino lo stesso Bram Stoker.

Tuttavia, nonostante la rilevanza di questo testo per la letteratura successiva, Polidori rimase quasi uno sconosciuto ai più e decise di porre fine alla sua vita avvelenandosi con l’acido cianidrico.


Protagonisti del racconto sono un gentiluomo inglese, Aubrey, ed un enigmatico aristocratico, Lord Ruthven, capace di affascinare ogni donna con il suo sguardo magnetico. I due diventano amici e decidono di viaggiare insieme. A Roma, però, si separano e Aubrey prosegue da solo per Atene, dove si innamora della bella Ianthe, che gli racconta delle storie sui vampiri. Quando Ianthe viene trovata morta, in apparenza uccisa da un vampiro, Aubrey non riesce a collegare la sua morte con Lord Ruthven e si unisce di nuovo a lui per il prosieguo del viaggio.

I due vengono quindi attaccati dai banditi e Lord Ruthven viene ferito a morte, ma, prima di morire, fa giurare ad Aubrey di non dire nulla sulla sua morte per almeno un anno e un giorno. Aubrey torna quindi a Londra e qui resta sconvolto dal fatto che Lord Ruthven sia vivo e vegeto, riapparso sotto il nome di Conte di Marsden. Poco dopo, Lord Ruthven conosce la sorella di Aubrey e la corteggia, finché i due si fidanzano ufficialmente e fissano la data del matrimonio proprio il giorno in cui termina il giuramento. Aubrey decide di scrivere una lettera a sua sorella per farle rimandare il matrimonio ma questa non arriva in tempo e i due si sposano. Aubrey, scaduto il giuramento, racconta tutto ai tutori e poi muore, sua sorella viene scoperta morta nella prima notte di nozze, prosciugata del suo sangue, mentre Lord Ruthven è svanito nel nulla.


Nel racconto, Lord Ruthven è caratterizzato soprattutto dal fascino che ha sulle donne che lo incontrano e dal fatto che, piuttosto che costringerle a sottostare ai suoi voleri, sono proprio loro a concedersi, volontariamente. La sua figura è fondamentale nella letteratura vampiresca perché, come è stato già detto, sarà il modello su cui verranno creati i successivi vampiri: aristocratico, volitivo, affascinante, l’esatto contrario della classe borghese nascente, cinico, lontano da qualsiasi codice morale e sociale.

Egli appare essenzialmente come l’incarnazione della malvagità: si circonda di persone deboli che porta sulla perdizione e rovina la loro vita. Anche le donne che sceglie sono ragazze virtuose e di animo nobile e la sua soddisfazione è vederle perdute nell’infamia e nella degradazione. Perfino con Aubrey, dopo il patto di segretezza, si comporta come un’ossessione, come un fantasma che lo tormenta con la sua voce. Eppure l’accenno al sangue è molto scarno; l’unico è quello relativo al ritrovamento del cadavere della sua prima vittima, sulla quale si ritrovano i due segni sul collo ma non si sa bene come sia morta. La caratteristica principale è invece la sfrenata sessualità, unita alla sua appartenenza alla classe aristocratica, in contrapposizione alla nascente classe borghese.


Ma la caratteristica principale di Lord Ruthven resta il bisogno e la gioia nel provocare il male, il dolore e la dissoluzione. Aspetti che verranno ripresi anche nel Dracula di Bram Stoker e che, invece, sono assolutamente assenti nei vampiri contemporanei.

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