Esteri
Medio Oriente in fiamme: Israele approva maxi-offensiva su Gaza e colpisce lo Yemen. Alta tensione interna per gli ostaggi
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12 mesi fail

Via libera del governo israeliano all’operazione “Carri di Gedeone” contro Hamas. Colpito lo Yemen in risposta agli Houthi. Cresce la rabbia delle famiglie degli ostaggi, mentre Teheran smentisce ogni coinvolgimento.
Gerusalemme, 6 maggio 2025 – Una nuova fase del conflitto mediorientale si è ufficialmente aperta nella notte tra domenica e lunedì, quando il governo israeliano ha approvato l’annunciata grande offensiva contro Hamas nella Striscia di Gaza. Un piano militare senza precedenti per dimensioni e ambizione, destinato a ridefinire l’equilibrio della regione.
Israele attacca lo Yemen dopo missile su Tel Aviv
La tensione è ulteriormente salita lunedì sera, quando Israele ha risposto con un massiccio raid aereo al missile lanciato il giorno prima dagli Houthi, gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran. Il razzo aveva superato le difese missilistiche israeliane, colpendo l’aeroporto di Tel Aviv. In risposta, 50 bombe israeliane hanno raso al suolo il porto di Hodeida, nello Yemen, hub logistico per l’arrivo di armi iraniane secondo fonti militari.
“Non sarà l’ultimo raid. I giochi sono finiti”, ha dichiarato una fonte della sicurezza israeliana, confermando che anche gli Stati Uniti hanno preso parte all’operazione.
Proteste per gli ostaggi, famiglie in piazza
La giornata era iniziata con una dichiarazione anonima ma attribuita a un funzionario vicino al governo di Gerusalemme, che ha gettato nel panico i familiari degli ostaggi. Il piano dell’IDF (l’esercito israeliano) prevede infatti la “conquista della Striscia” e il mantenimento del controllo nei territori occupati. Le parole, riprese dai media israeliani, hanno scatenato manifestazioni e proteste, con le famiglie dei rapiti che hanno raggiunto la Knesset, chiedendo ai riservisti di disobbedire agli ordini.
Chiarimenti dell’IDF: “Eviteremo le zone con ostaggi”
A mezzogiorno, gli alti ufficiali dell’esercito hanno tentato di calmare la tensione, parlando con il quotidiano Yedioth Ahronoth: “L’operazione non prevede l’ingresso nelle aree dove potrebbero trovarsi gli ostaggi. L’obiettivo è passare da incursioni mirate al controllo stabile di porzioni della Striscia, con la bonifica dei tunnel. Finora ne abbiamo neutralizzato solo un quarto”.
Il piano ‘Carri di Gedeone’ e l’evacuazione della popolazione
L’offensiva vera e propria non inizierà prima della fine del viaggio del presidente americano Donald Trump nei Paesi del Golfo (13-16 maggio). Israele ha lanciato un ultimatum ad Hamas: tregua e liberazione degli ostaggi entro dieci giorni, o partirà l’operazione “Carri di Gedeone”, ispirata alla figura biblica che sconfisse un nemico numericamente superiore.
Il piano prevede anche un massiccio spostamento della popolazione civile del nord e centro di Gaza verso il sud, tra il corridoio Morag e il Filadelfia. In quell’area verranno realizzate strutture di accoglienza e, successivamente, distribuiti aiuti umanitari tramite società private, probabilmente americane.
Trump: “Li aiuteremo a mangiare”
Il presidente Trump ha confermato il piano umanitario in conferenza stampa: “Li aiuteremo ad avere il cibo. Sono affamati. Hamas li tratta molto male”. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha chiarito che gli aiuti saranno essenziali e sotto stretto controllo, escludendo il ritorno ai flussi precedenti di circa 650 camion al giorno.
Netanyahu: “Sarà un’operazione diversa, rimarremo a Gaza”
Nel pomeriggio, il primo ministro Netanyahu ha rotto il silenzio con un video ufficiale: “Lanceremo un’operazione massiccia. Questa volta non usciremo subito da Gaza: i riservisti saranno mobilitati per restare sul territorio”.
Tensioni nel governo: Smotrich vuole ricostruire gli insediamenti
Nonostante i rischi evidenziati da Zamir – tra cui la possibile perdita degli ostaggi – il ministro ultranazionalista Bezalel Smotrich ha dichiarato che la guerra è un’occasione per ristabilire gli insediamenti israeliani a Gaza, smantellati nel 2005. Una posizione che ha infiammato ulteriormente il dibattito interno.
Scontri a Gerusalemme
Le proteste hanno paralizzato le strade attorno agli uffici governativi, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il Paese vive un clima di tensione altissima, spaccato tra esigenze di sicurezza, richieste umanitarie e pressioni politiche.
L’Iran nega ogni coinvolgimento
Intanto, da Teheran arriva una ferma smentita del proprio coinvolgimento nel lancio del missile su Tel Aviv. Il Ministero degli Esteri ha definito “ingannevoli” le accuse israeliane, difendendo l’azione degli Houthi come “solidarietà indipendente del popolo yemenita con i palestinesi”.
Bilancio in Yemen: almeno 2 morti e 42 feriti
L’ultima conseguenza visibile di questo crescendo militare è il bilancio delle vittime in Yemen: secondo il canale al-Masirah, affiliato agli Houthi, sono almeno due i morti e 42 i feriti nel bombardamento israeliano sulla provincia di Hodeida.

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