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Referendum, “Il lavoro non può essere ridotto a merce”: Eduardo Pizzo spiega l’importanza dei referendum per i diritti dei lavoratori
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Eduardo Pizzo, pensionato dalla CGIL con una lunga carriera come funzionario sindacale, è attualmente impegnato come volontario nella CGIL pensionati di Giugliano e segretario del Circolo ANPI Biagio Riccio di Giugliano. Con un’esperienza di oltre 40 anni di militanza nella difesa dei diritti dei lavoratori, Pizzo è una figura di riferimento nella lotta per la giustizia sociale e la tutela dei diritti civili. In questa intervista, Pizzo ci guida attraverso i cinque quesiti referendari che gli italiani saranno chiamati a votare il prossimo 8 e 9 giugno. Questi temi riguardano il lavoro, la cittadinanza e la sicurezza sul lavoro, con un obiettivo chiaro: restituire dignità e diritti fondamentali a tutti i cittadini, rafforzare le tutele contro la precarietà e migliorare le condizioni di vita e di lavoro in Italia.
Dottor Pizzo, il prossimo 8 e 9 giugno gli italiani torneranno al voto per l’abrogazione di cinque temi referendari, quattro dei quali derivano da una lunga raccolta firme dei sindacati. Può spiegare di cosa trattano?
L’8 e 9 giugno saremo chiamati a votare per cinque referendum su lavoro e cittadinanza. Si tratta di una eccezionale risultanza di una campagna referendaria che ha avuto un successo enorme nei pochi giorni a disposizione e durante il periodo pre-vacanze estive. 5 milioni e più di cittadini hanno sottoscritto la richiesta di Referendum. Anche nel nostro territorio come coordinamento per i referendum e CGIL abbiamo raccolto più di 700 firme di cittadini si sono recate ai banchetti per sottoscrivere la richiesta di referendum nonostante il boicottaggio del governo e dell’informazione di regime.
I quesiti sono noti:
LICENZIAMENTI E REINTEGRO: L’obiettivo è eliminare le disparità di trattamento tra i lavoratori assunti prima e dopo il 7 marzo 2015 in caso di licenziamento illegittimo. Oggi, chi è stato assunto prima di questa data può essere reintegrato, mentre chi è stato assunto dopo ha diritto solo a un indennizzo. L’abrogazione del decreto legislativo n. 23/2015 garantirebbe a tutti lo stesso livello di tutela previsto dalla legge Fornero. Perché è ancora necessario se la Corte Costituzionale ha già modificato il Jobs Act? Nonostante gli interventi della Corte, la legge Fornero continua a garantire maggiori tutele rispetto al Jobs Act. Ad esempio, chi è licenziato per motivi economici senza una giusta selezione oggi riceve solo un indennizzo, mentre con la legge Fornero avrebbe diritto alla reintegra. I principali vantaggi in caso di vittoria del sì? Stesse tutele per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di assunzione; Reintegro nei casi di licenziamento disciplinare illegittimo; Maggior tutela nei licenziamenti collettivi; Aumento dell’indennizzo minimo nei casi in cui la reintegra non è prevista.
LICENZIAMENTI E RISARCIMENTO: Attualmente, nelle piccole imprese (meno di 16 dipendenti), il risarcimento massimo per un licenziamento illegittimo è limitato a 6 mensilità. Il quesito propone di eliminare questo tetto, permettendo ai giudici di calcolare il risarcimento in base al danno effettivo subito dal lavoratore. Perché questa modifica è importante? Evita risarcimenti inadeguati per chi ha subito un danno economico e personale grave; Permette una valutazione caso per caso, tenendo conto delle condizioni familiari e della situazione del datore di lavoro; Allinea l’Italia alle normative europee, che prevedono un risarcimento integrale.
LAVORO PRECARIO: Il quesito dedicato a contrastare il lavoro precario mira a reintrodurre l’obbligo per i datori di lavoro di indicare una giustificazione (causale) anche per le assunzioni a termine inferiori a 12 mesi. Perché questa modifica è necessaria? Evita l’abuso dei contratti a termine senza motivazione; Protegge i lavoratori dal rischio di precarietà continua; Rafforza il principio che il contratto di lavoro standard deve essere a tempo indeterminato.
SICUREZZA SUL LAVORO: Attualmente in caso di incidenti sul lavoro dovuti a carenze di sicurezza negli appalti, la responsabilità del committente (es. grande azienda) è limitata solo ai rischi “generici” e non a quelli “specifici” dell’appaltatore. Il quesito mira a rendere sempre responsabile il committente, permettendo ai lavoratori e alle loro famiglie di ottenere un risarcimento diretto. Perché questa modifica è importante? Evita che i lavoratori e le loro famiglie restino senza risarcimento in caso di gravi incidenti; Impone ai grandi committenti di vigilare sulla sicurezza nei cantieri e negli appalti; Semplifica le cause legali per ottenere il giusto risarcimento.
CITTADINANZA: L’obiettivo è modificare le leggi relative all’acquisizione della cittadinanza italiana, rendendo più accessibile la cittadinanza a coloro che, pur vivendo in Italia da lungo tempo, non riescono ad ottenerla per via dei rigidi requisiti attualmente in vigore. Cosa cambierebbe con una legge nuova? Si riduce il periodo di residenza legale continuativa necessario per richiedere la cittadinanza da 10 a 5 anni; Una volta ottenuta sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni; Una conquista decisiva per molti cittadini di origine straniera che non solo nascono nel nostro Paese ma ci abitano, ci lavorano e contribuiscono alla crescita economica e sociale; L’Italia si allineerebbe ai maggiori Paesi europei che in questo modo promuovono diritti, tutele e opportunità per tutte e tutti.
Manca un mese alla Festa dei Lavoratori e poco meno di due mesi al giudizio del popolo sui temi referendari. Nota anche lei che i partiti non stanno ancora spingendo sulla campagna? Eppure, con il tema del salario minimo in ballo, crede che il silenzio dei partiti indichi una mancanza di interesse, quasi una spinta ad ‘andare al mare’, per citare un vecchio slogan politico?
Questa domanda richiede una risposta articolata ed equilibrata. Non si può non tenere conto della fase, del liberismo senza regole che ha vinto nei paesi industrializzati, del populismo e del nazionalismo che sta determinando guerre coniali e arretramenti sul piano dei diritti e della dignità delle persone. Io ho aderito con convinzione, nonostante sia pensionato, con il Comitato per il Sì in vista dei referendum dell’8 e 9 giugno, perché credo fermamente che la politica, oggi più che mai, debba tornare ad essere strumento di emancipazione e di giustizia sociale. Non si tratta solo di abrogare norme ma di dare un segnale chiaro: il lavoro non può essere ridotto a merce, e chi contribuisce ogni giorno alla vita economica e sociale del Paese deve sentirsi tutelato, rispettato e valorizzato. I cinque Sì che siamo chiamati ad esprimere parlano proprio di questo: contrastare la precarietà, rafforzare le tutele contro i licenziamenti ingiusti, garantire sicurezza nei luoghi di lavoro e restituire dignità a chi vive e lavora stabilmente in Italia”. La partecipazione a questi referendum è un atto di responsabilità collettiva. È un modo per rispondere, con strumenti democratici, a una deriva che ha messo all’angolo i più fragili. Votare Sì significa costruire un’Italia e una Campania più giuste, dove i diritti non siano privilegi per pochi, ma garanzie per tutti Il Comitato per il SI punta a coinvolgere attivamente i giovani, perché “saranno loro a subire le conseguenze di un mercato del lavoro sempre più fragile e di un sistema sociale che troppo spesso lascia indietro i più vulnerabili per affermare una visione solidale, inclusiva, e tornare a credere nella forza della partecipazione democratica. Ci sono tutte le condizioni per raggiungere il quorum. Certamente non è facile in un Paese dove ormai metà degli elettori non va a votare. Ma questo è un voto che non delega, ma consente di decidere direttamente. In caso di vittoria, il giorno dopo il voto due milioni e mezzo di persone otterranno la cittadinanza italiana, i lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti riavranno tutti l’articolo 18 contro i licenziamenti e si estenderà alle imprese appaltatrici la responsabilità in caso di incidenti sui lavori appaltati. Diversi partiti hanno firmato per il referendum, quindi mi aspetto che facciano la loro parte durante la campagna referendaria, e mi aspetto che tutti i partiti, indipendentemente dalla loro posizione, invitino i cittadini a votare. Il Referendum abrogativo è l’ultimo strumento di democrazia diretta che abbiamo come singoli cittadini per decidere in quanto interroga i singoli .Trovo inaccettabile gli inviti ad andare al mare, sarebbe un vero attacco alla democrazia”. Siamo riusciti ad ottenere anche il voto per i cittadini fuori sede . L’11 e 12 aprile a Milano lanceremo la campagna referendaria. Il 12 saremo in piazza in 120 città, a Napoli in piazza Garibaldi alle 10.00 e saremo anche Bruxelles e Parigi perché, lo ricordo, potranno votare anche i cittadini fuori sede in Italia e all’estero per motivi di studio, lavoro o cura”. Come Comitato abbiamo predisposto la modulistica per iscriversi come elettore fuori sede. Contattateci ,in particolare le famiglie che hanno figli lontani, affinchè possano esercitare questo diritto evitando costose spese di viaggio e richiesta permessi o ferie.
State pianificando eventi e incontri per sensibilizzare i cittadini sui referendum, chiedendo non solo spazi pubblici, ma anche visibilità dai media locali?
Dobbiamo in primis costituire il comitato territoriale area giuglianese per il SI , cosa non facile per la debolezza del tessuto democratico della periferia a Nord di Napoli e della frammentazione sociale che caratterizza il nostro territorio. Diciamoci la verità, molti partiti e molte associazioni sono scatole vuote che si attivano solo in periodi di campagna elettorale e altri momenti topici determinando cosi un vulnus grave alla democrazia e alla rappresentanza civile. Comunque siamo convinti che su questioni cosi importanti per il futuro delle nostre comunità ritroveremo forze ed energie che oggi sono lontane dalla politica e dalla partecipazione. Attiveremo tutti gli strumenti vecchi e nuovi della comunicazione per informare, motivare e convincere le persone a scendere in campo. Il quorum è possibile nonostante la destra al governo ha un atteggiamento antidemocratico tipo il blackout sull’informazione che non parla di questo referendum e abbinare il referendum al ballottaggio, quando notoriamente crolla partecipazione al voto. Se si aveva a cuore la democrazia avrebbero potuto abbinarla al primo turno delle elezioni.
Secondo lei, il tema del lavoro è ancora un argomento su cui i cittadini chiedono risposte?
Il Lavoro come idea di promozione sociale e di sviluppo della persona umana è stato ampiamente svalorizzato dal liberismo sfrenato, ridotto a merce e gli uomini ridotti a cose, Il senso profondo di questo referendum è quello di mettere in discussione questo modello di sviluppo che consuma uomini e cose, che getta una ipoteca seria sul futuro del pianeta e che ruba il futuro delle giovani generazioni. Basta vedere i dati della popolazione, della denatalità e di tutti gli altri indicatori sociali. Per questo il referendum è importante ,dobbiamo ridiventare protagonisti del futuro, riprenderci la nostra vita ,rilanciare la democrazia uscendo dalla bolla dei social e della disinformazione. Invito tutti a contattare i comitati che si stanno costituendo nelle singole realtà , a fare pressioni affinché i partiti o le forme associative in cui si sta si attivino per contribuire a questa campagna. Il quorum è possibile!
Con il referendum dell’8 e 9 giugno, i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi su temi cruciali che riguardano il futuro del lavoro, della cittadinanza e dei diritti. L’esito di questa consultazione non determinerà solo modifiche legislative, ma sarà un segnale di partecipazione democratica e di impegno collettivo. La decisione di aderire a questa battaglia, attraverso il voto, rappresenta una scelta di responsabilità civile, fondamentale per costruire un futuro più giusto per tutti. In un momento in cui la politica sembra lontana dalle esigenze della società, il referendum offre a ciascuno di noi la possibilità di essere protagonisti nel definire le regole del nostro vivere comune. La posta in gioco è alta: una maggiore tutela per i lavoratori, una cittadinanza più inclusiva, e una risposta chiara alla precarietà e alle disuguaglianze sociali. Sta a ciascuno di noi decidere se rispondere alla chiamata della democrazia.

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