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Crollo delle Borse in Asia: Singapore perde l’8,5%, Jakarta sospende le contrattazioni dopo un -9,19%
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Le politiche protezionistiche di Trump alimentano i timori di recessione globale: vendite a valanga sui mercati asiatici, sospensioni e record negativi non visti dalla crisi del 2008.
Le Borse del Sud-est asiatico aprono la settimana in forte rosso, con Singapore e Jakarta protagoniste di una delle peggiori giornate di contrattazioni degli ultimi anni. Il clima di forte incertezza legato alle tensioni commerciali globali, in particolare alle politiche tariffarie del presidente statunitense Donald Trump, ha scatenato un’ondata di vendite sui mercati asiatici.
Singapore: peggior calo dal 2008
Lo Straits Times Index (STI) ha registrato un crollo dell’8,5% all’apertura, segnando la peggiore performance giornaliera dal 24 ottobre 2008, quando l’indice perse l’8,9% durante la crisi finanziaria globale. Il ribasso odierno supera anche la flessione dell’8,4% avvenuta il 23 marzo 2020, durante la fase più acuta della pandemia di Covid-19.
Gli analisti attribuiscono il crollo a crescenti timori di una recessione globale, inaspriti dalle incertezze sulle nuove tariffe commerciali statunitensi. Il clima di sfiducia ha colpito in particolare i titoli bancari, tecnologici ed energetici, con pesanti vendite da parte degli investitori istituzionali.
Indonesia: sospensione dopo il crollo del 9,19%
Situazione ancora più drammatica a Jakarta, dove l’indice Jakarta Composite ha aperto con un tonfo del 9,19%, attestandosi a 5.912,06 punti. Il crollo è arrivato subito dopo la riapertura dei mercati, rimasti chiusi per festività pubbliche dal 28 marzo. La forte reazione negativa ha spinto la società di gestione della Borsa indonesiana a sospendere temporaneamente le contrattazioni per circa 30 minuti, secondo quanto riportato dalle autorità finanziarie.
Anche in questo caso, le cause principali del sell-off vanno ricercate nelle preoccupazioni per un possibile rallentamento dell’economia globale, accompagnato da misure protezionistiche sempre più aggressive da parte degli Stati Uniti.
Tensioni globali e mercati in bilico
Le tensioni commerciali tra Washington e il resto del mondo sembrano tornare al centro dell’attenzione dei mercati, con effetti immediati e profondi sulle piazze finanziarie asiatiche. Gli investitori temono che un’escalation delle politiche tariffarie possa danneggiare le catene di fornitura internazionali, innescando una nuova ondata di recessione globale.
In attesa dell’apertura delle Borse europee e di Wall Street, i future appaiono positivi, suggerendo un possibile tentativo di rimbalzo. Tuttavia, la volatilità resta elevata e il clima sui mercati rimane estremamente incerto.

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