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Hogmanay, il Capodanno “esagerato” di Edimburgo
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1 anno fail

Quattro giorni e tre notti nella capitale scozzese tra party, fuochi d’artificio e tanto, tanto, whisky
Tic-tac…Tic-tac…Tic-tac…
Il tempo scorre, il calendario è alla sua ultima pagina, l’anno sta per finire. Fermento di preparativi, di antiche liturgie laiche che si ripetono con scrupolosa osservanza. Il 31 dicembre è il giorno in cui si lascia il vecchio per accogliere il nuovo: rituale di passaggio che ha normalmente la durata di 24 ore, con qualche eccezione.
Da quando nel 1647, la riforma protestante aveva di fatto abolito tutte le celebrazioni religiose per via degli eccessi, gli abitanti del Regno Unito erano stati privati del Natale. “Every law has its loophole”: “fatta la legge, trovato l’inganno”, diremmo noi italiani.

A Edimburgo, in Scozia, questo concetto si traduce nel “Hogmanay”: “perso il Natale”, gli scozzesi hanno puntato tutto il divertimento nel celebrare il capodanno più lungo, alcolico ed esagerato d’Europa.
Le origini di questa lunghissima celebrazione risalgono alle antiche tradizioni norrene dello Yule, la festa del solstizio d’inverno: nel giorno più corto dell’anno, attraverso riti di purificazione, ci si preparava ad accogliere la nuova stagione di la luce.
Analogamente, gli scozzesi si preparano al nuovo anno quasi come in una sorta di percorso alchemico, tra fuoco e acqua, senza tralasciare superstizioni, tradizione e qualche eccesso.
Nel privato, vengono ripulite le case dal disordine e dal superfluo, provvedendo ad adornare le porte con tralci di essenze sempreverdi, come vischio e agrifoglio, in attesa di colui che, dopo lo scoccare della mezzanotte, faccia il “primo passo”.
Per tradizione, il “first-stepper” sarà un uomo in salute che dovrà portare in dono carbone per riscaldare la casa, “Shortbread”( i classici biscottoni burrosi ), per aumentare le calorie ingerite e bottiglie di whisky, fondamentali per brindare al nuovo anno.

In ambito pubblico, invece, la festa si accende con la “Torchlight Procession”: un suggestivo fiume di gente, accompagnato dai suoni tipici dei tamburi e delle cornamuse, percorre le vie del medioevale centro storico, illuminando il Royal Mile con le fiaccole, fino a giungere alla collina del Castello che domina la città o su Carlton Hill.

Tutta la città, dai quartieri georgiani della New Town, passando per i Princess Gardens, agli interni gotici della cattedrale di St. Giles, sono coinvolti nell’arco di tre notti, per alternarsi come palcoscenico di spettacoli musicali, appuntamenti teatrali, esibizioni di street art e concerti di band internazionali.

Tra locali e turisti vengono attesi ogni anno, oltre 150.000 persone provenienti da tutto il mondo. Edimburgo, meta notoriamente tutt’altro che economica, diventa quasi inaccessibile: prezzi alle stelle eppure, alberghi, ristoranti e biglietti degli eventi, tutto sold-out.
Tic-tac…Tic-tac…Tic-tac… il tempo scorre.
Il conto alla rovescia è iniziato: 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1…

Poi, letteralmente, la festa esplode. L’incredibile spettacolo pirotecnico illumina il cielo sopra Edimburgo, la luce invade ogni angolo, solitamente buio, della capitale scozzese. Princess Street si trasforma per tutta la sua lunghezza in una travolgente onda umana, fatta da persone che brindano, si abbracciano e ballano ovunque.
In coppia, in cerchio, tenendosi per mano, per la durata di una notte magica, come in un incantesimo, si diventa tutti amici, pur parlando lingue diverse. Potenza della musica che unisce, della dilagante frenesia e, ovviamente, anche del whisky.
E’ il famoso “Street Party”, dove si balla tutti insieme, incrociando danze tradizionali e “disco-music”, come le trame a quadri del più tipico “tartan”, il tessuto di lana simbolo universale della Scozia nel mondo.
Quando la luce nebulosa del giorno del primo di gennaio, decreta la fine ufficiale dei festeggiamenti del Hogmanay, c’è ancora tempo per la prima follia del nuovo anno.

Lo spettacolo (non autorizzato) del “Loony Dook”, il bagno di gruppo nelle fredde dei fiumi o del mare del Nord, spesso indossando con costumi bizzarri, è da considerarsi come prima prova di coraggio o ultimo tentativo per smaltire gli eccessi alcolici della notte più lunga dell’anno.
Ciò che continua a risuonare nelle orecchie, non è, come si possa pensare, il sibilo delle potenti casse acustiche della musica disco, ma l’eco indimenticabile di un suono più caldo ed emozionante. Un titolo con tre parole, le voci di migliaia di persone che, allo scoccare della mezzanotte, intonano un unico coro: “Auld Lang Syne”.
Con la canzone scozzese che, soprattutto grazie al cinema, è ormai diventata colonna sonora del capodanno ad ogni latitudine (in Italia è più conosciuta come il “Valzer delle Candele”), si dice addio al vecchio anno e benvenuto al nuovo: si brinda ai bei vecchi tempi che non torneranno, con la speranza che i giorni che verranno siano altrettanto lieti, se non di più.
Esattamente come accade quando, riguardando, con un pizzico di nostalgia, le foto ricordo dei viaggi realizzati nell’anno che sta terminando, si sta già pensando alle mete da raggiungere nell’anno che verrà e, con il dovuto anticipo, Edimburgo potrebbe essere proprio tra queste.
In ogni caso, che sia circoscritto ad una partenza o esteso al senso stesso della vita, “Buon Viaggio” resta sempre il più bello degli auguri.
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