Esteri
Ex capo del sistema carcerario siriano incriminato negli Stati Uniti per tortura e violazioni dei diritti umani
Pubblicato
2 anni fail

L’ex dirigente della prigione di Damasco, accusato di torture e violazioni dei diritti umani, è stato incriminato negli Stati Uniti per crimini commessi durante la sua gestione del carcere siriano e per frodi legate alla sua immigrazione.
Samir Ousman Alsheikh, ex capo del sistema carcerario siriano, è stato formalmente accusato negli Stati Uniti per violazioni dei diritti umani, inclusi crimini di tortura, secondo quanto comunicato dal Dipartimento di Giustizia americano.
L’accusa, che riguarda crimini commessi tra il 2005 e il 2008, si riferisce al periodo in cui Alsheikh ha diretto la prigione centrale di Damasco, una delle strutture carcerarie più temute in Siria, dove centinaia di prigionieri sono stati sottoposti a torture fisiche e psicologiche estremamente violente.
L’uomo, 72 anni, è stato accusato di tre capi di imputazione di tortura e uno di cospirazione per commettere tortura.
Oltre a queste gravi accuse, Alsheikh è anche indagato per frode sui visti e tentativi di frodare il processo di naturalizzazione negli Stati Uniti, che lo hanno portato a essere incriminato anche per reati legati all’immigrazione.
Samir Ousman Alsheikh, che si è trasferito negli Stati Uniti nel 2020, aveva fatto domanda per ottenere la cittadinanza americana nel 2023. La sua carriera in Siria lo ha visto ricoprire ruoli di grande rilievo all’interno del regime di Bashar al-Assad, sia come dirigente della prigione centrale di Damasco, che come membro di spicco della polizia e dei servizi di sicurezza siriani. Inoltre, Alsheikh è stato associato al Partito Ba’ath e ha ricoperto il ruolo di governatore della provincia di Deir Ez-Zour nel 2011.
Secondo le accuse, durante la sua gestione della prigione, Alsheikh avrebbe inflitto direttamente sofferenze fisiche e psicologiche a numerosi prigionieri, mentre altri detenuti sarebbero stati sottoposti a torture sistematiche inflitte dai suoi subordinati. I metodi di tortura descritti includono picchiature brutali mentre le vittime venivano appese al soffitto, e l’uso di un dispositivo chiamato “tappeto volante“, che piegava i corpi dei prigionieri a metà provocando dolore lancinante e gravi danni fisici, inclusi fratture alla colonna vertebrale.
Le autorità statunitensi hanno dichiarato che non tollereranno che chiunque, a prescindere dalla sua posizione o nazionalità, possa trovare rifugio negli Stati Uniti dopo aver commesso atrocità nei confronti dei diritti umani all’estero. “Gli Stati Uniti non saranno mai un rifugio sicuro per coloro che commettono violazioni dei diritti umani”, ha affermato Eddy Wang, agente speciale della Homeland Security Investigations di Los Angeles.
Il caso di Alsheikh rappresenta uno dei numerosi tentativi delle autorità americane di fare giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani commesse dai membri del regime siriano. Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno intensificato gli sforzi per perseguire i responsabili di crimini contro l’umanità, anche se compiuti all’estero, in particolare in relazione ai crimini di guerra e alle atrocità commesse durante il conflitto siriano.
Alsheikh, che vive attualmente in South Carolina, rischia ora un processo federale negli Stati Uniti, con la possibilità di essere condannato a lunghe pene detentive se riconosciuto colpevole. L’inchiesta sulle sue azioni, condotta dal Dipartimento di Giustizia e dalle autorità federali americane, è ancora in corso e potrebbero emergere ulteriori dettagli sulle sue attività in Siria e sul suo coinvolgimento in altri crimini legati al regime di Assad.

Spaccio “con appunti”, Giugliano: arrestato 31enne incensurato

Maltrattamenti alla moglie, Ariano: stop con divieto di avvicinamento

Benevento, tre milioni per il Rione Libertà: nuova vita all’ex Cral e al bocciodromo di via Palermo

Regno Unito, stretta social: stop agli under 16 in arrivo

Economia, Tiso(Accademia Iniziativa Comune): “Aiutare artigianato in crisi”

Tentate rapine con speronamento, Napoli Nord: arrestati due indagati

Maxi operazione antidroga: oltre 1300 arresti in tutta Italia

Caivano: 70 tra rapine, furti e spaccate. i soldi ottenuti ostentati sui social

Caivano, blitz antidroga: 12 misure cautelari tra carcere e domiciliari

Traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta: 2 arresti

Tentate rapine con speronamento, Napoli Nord: arrestati due indagati

Maxi operazione antidroga: oltre 1300 arresti in tutta Italia

Caivano: 70 tra rapine, furti e spaccate. i soldi ottenuti ostentati sui social

Caivano, blitz antidroga: 12 misure cautelari tra carcere e domiciliari



