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Bratislava Pop-Up
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2 anni fail

La capitale slovacca, ancora poco conosciuta, si propone come prossimo “goal” tra le città d’Europa
Gli “Europei” di calcio sono iniziati da poco più di una settimana e le distanze tra le Nazioni si riducono. Oltre ad essere la forma di evasione e di intrattenimento preferita da tantissimi, il “gioco con il pallone di cuoio” ha anche il merito di dare risonanza al turismo.

La “malattia” del tifo contagia lo spettatore, sconfinando la conoscenza della geografia oltre i limiti di bordo campo. Anche la più remota località del globo terrestre, se ha una squadra di calcio, allora esiste davvero!
E’ il caso della Slovacchia, che ha felicemente esordito nei giorni scorsi, suggerendo la sua città più importante come meta insolita per un possibile viaggio. Bratislava: questa città è lì, al centro dell’Europa, proprio al confine tra Austria e Ungheria, eppure, in molti ancora non la conoscono.

Città che davvero è reale, non solo per aver ospitato Regine come Maria Teresa D’Austria e attirato Imperatori come Napoleone, ma anche perchè capitale della Slovacchia, una delle Repubbliche più giovani del Vecchio Continente.
Radici di ferro, dell’età del ferro, e vicende storiche travagliate hanno modellato un cuore urbano raccolto, elegante, sobrio, ma sorprendente, che riesce a coniugare gusti architettonici, ma anche enogastronomici, diversi.
Come in una quadriglia della tradizione musicale austriaca, Celti e Romani, Ottomani e Ungheresi, Napoleone e gli Asburgo, Cechi, Nazisti e Sovietici, in battaglie e in alleanze, hanno disegnato, nei secoli, coreografie di dominio sulla città slovacca, con l’accompagnamento musicale di Mozart e Liszt, che davvero vi hanno suonato, donandole diverse influenze, ma costringendola a cambiare ogni volta il proprio nome.

Bratislava, oggi, è come uno di quegli irresistibili libri per bambini: poche le pagine che raccontano mille storie, fatte di persone vere e personaggi inventati, di dettagli tridimensionali e ricordi persi tra le righe della Storia.
Come le mura di cui era cinta, di cui oggi non rimane che la Torre di S. Michele: la figura dell’Arcangelo guerriero sovrasta la cupola a cipolla della torre che custodisce la collezione di armi e fa da sentinella alla porta della città vecchia.

Tra le vie acciottolate, sagome di bronzo accolgono i turisti: Schöne Náci , il Bel Ignazio, sornione e galante, saluta col cilindro le signore, mentre non è chiaro se Čumil, che spunta da un tombino, sia un guardone o semplicemente si stia nascondendo dal Generale, che somiglia “incredibilmente” a Napoleone.

Da qualche parte, c’era anche il “Paparazzo” con la sua macchina fotografica, ma da tempo è sparito chissà dove, forse in cerca di un nuovo scoop.

Seduto al tavolino, Warhol attende il caffè e accetta compagnia, mentre nei pressi di una delle zampillanti fontane, attorniato da alcuni delle sue creature, Hans Christian Andersen prende ispirazione dall’atmosfera fiabesca (e “infuocata”, visti gli incendi che hanno ripetutamente fatto danni in città), per la sua “Piccola Fiammiferaia”.

Bruciato, ricostruito e dipinto completamente di bianco, il castello, simbolo della città, con le sue quattro torri, somiglia a un tavolo capovolto, proprio come accade in quei racconti fantastici, in cui si guarda il mondo a testa in giù; o dall’alto, dagli 85 metri del campanile coronato della gotica cattedrale di S. Martino.

Leggende locali narrano di panettieri fraudolenti, puniti lasciandoli cadere nelle profondità di un pozzo o di statue che si animano, camminando all’indietro. Gli edifici stessi, quelli più importanti della città, dalle facciate colorate e dai dettagli curatissimi, sono un capitolo importante.

Il Palazzo Arcivescovile del Primate intriga con l’agiografia scultorea di S. Giorgio e il Drago, affabula con la preziosa collezione di arazzi antichi, incanta con la Sala degli Specchi.

I contrasti policromi decisi e l’abbondanza dei decori in stile rococò di alcuni palazzi ricordano la plasticità golosa dei dolci al marzapane: il vecchio Municipio con la facciata in color crema e il tetto dalle tegole verde pistacchio lucido;

l’originale Chiesa Blu, dedicata ad Elisabetta, Santa slovacca che tramutò il pane in rose; la piccola casa giallo meringa del “Buon Pastore”, ospita il museo degli orologi.

Il tempo, in questa città, ha un ritmo tutto suo.

Le lancette tornano indietro quando, scoprendone storia e cultura, si chiamava Possonium, Pressburg, Pozsony, Prešporok oppure sfrecciano nel futuro, sul Novi Most, ponte iconico sul Danubio su cui è “appena” atterrato un UFO o, ancora oltre, verso la realizzazione dell’avveniristico progetto di metropoli sostenibile “Urban Oasis”, dell’architetto italiano Stefano Boeri.

Il tempo può scorrere placido, come il grande fiume nelle belle giornate, o correre veloce, quando, il divertimento accende la night life e i giovani ribattezzano ancora una volta la città, in “Party-slava”; il tempo si ferma, come le palle di cannone sparate in guerra, bloccate dai muri delle case o continua il suo corso, come farebbe idealmente il globo terrestre della “Fontana della Pace”, davanti a Palazzo Grassalkovich, il Palazzo Presidenziale che concede al pubblico le sue meraviglie solo il 15 giugno di ogni anno.

Allora, Dovidenia Bratislava: arrivederci, magari proprio all’anno prossimo

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