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L’eco di Malta: storie di battaglie, di fughe, di approdi e di naufragi
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2 anni fail

L’eco di Malta, un viaggio tra passato e presente in una terra a metà strada tra l’Africa e l’Europa
Non lontana dall’Africa, già in Europa, ma non del tutto. In pieno Mediterraneo, questo è certo: Malta, la più grande delle isole dell’arcipelago maltese, narra tante storie in una lingua tutta sua, che mescola echi normanni, arabi, latini e naturalmente, britannici.

La più immediata delle sue attrattive è senz’altro il mare dalle gradazioni più intense che, con la complicità di un clima sempre gradevole, richiama da sempre tanti visitatori, non solo per vacanze balneari.
Puntare ai volumi alti, come quelli della musica delle discoteche di Paceville, dei drink bevuti nei bar di Sliema, delle risate dei ristoranti di St. Julian, di improbabili, seppur possibili, vincite nei Casinò di Dragonara o Portomaso, è un must delle lunghe notti sull’isola.

Nelle ore del giorno, invece, si vira alla scoperta della capitale, La Valletta, inserita tra i siti “Unesco”, per la ricchezza culturale immensa del suo patrimonio.
La storia di questi luoghi si lega a quella dei Cavalieri Ospitalieri, un gruppo di uomini che, nel 1050, aveva fondato un ospedale a Gerusalemme per curare i pellegrini più poveri. Intorno al 1500, Carlo V di Spagna cedette Malta ai Cavalieri, in cambio dell’invio di un falcone pellegrino, come tributo annuale.

I Cavalieri si stabilirono in quella che oggi viene definita “Triplice Città” (Vittoriosa, Senglea e Cospicua), e cominciarono a rafforzare i confini con il mare. “St. Michael” “St. Angelo”, “St. Elmo”, “Ricasoli”, questi i nomi delle costruzioni fortificate: ricordano, anche attraverso il fragore dei cannoni esplosi a salve della “Saluting Battery”, le battaglie del passato, tra cui l’epica impresa contro gli Ottomani, mentre, oggi, offrono gli scorci fotografici più ricercati, soprattutto quelli che affacciano sul Grand Harbour.

Il predominio quasi totale della religione cattolica si evince dal numero delle chiese che equivale quasi quello dei giorni dell’anno; molte di esse, presentano, sulle facciate, due orologi: quasi sempre quello di sinistra segna l’ora sbagliata, per ingannare il diavolo nei suoi tentativi di interferire durante le sacre funzioni.

Nonostante l’ampia offerta, l’unica scelta inevitabile è entrare nella meraviglia barocca della ConCattedrale di S. Giovanni. La spettacolare volta, affrescata da Mattia Preti, sovrasta la navata sotto la quale sono sepolti quattrocento Cavalieri, il prezioso organo mandato a restaurare in Italia e conserva gli inestimabili dipinti di Michelangelo Merisi, “La Decollazione di S. Giovanni” e il “S. Girolamo scrivente”.
Caravaggio, suo luogo di provenienza e suo nome d’arte, sul quale pendeva un’accusa di omicidio, fuggì da Roma, passando per Napoli; da qui, si imbarcò per approdare a Malta nel 1608, dove fu perfino ordinato Cavaliere.

La tradizione dell’accoglienza locale si è estesa anche alla moderna industria cinematografica. Le località dell’arcipelago sono state messe a disposizione come scenografie per il grande schermo, divenendo controfigura della Roma imperiale de “Il Gladiatore”; dell’antica Ilio di “Troy”; della Marsiglia di inizio Ottocento de “Il Conte di Montecristo”; della Gerusalemme degli anni ’30 dell’ultima versione di “Assassinio sull’Orient-Express”; di Tel Aviv e Cipro degli anni ’70 di “Munich”; inoltre, il “Popeye Village” di Mellieha, il set dove è sbarcato il marinaio dei fumetti “Braccio di Ferro” del film Disney, è rimasto un riferimento per le famiglie con bambini, mentre i più cresciuti scoprono che “l’Approdo del Re” del tardo medioevo fantasy di “Game of Thrones”, in realtà è Mdina, la silenziosa vecchia capitale di Malta.

I luoghi del silenzio dell’isola passano anche per Rabat, dove si incontrano le Catacombe di S. Paolo. Prima convertitosi sulla via di Damasco, tentando di sfuggire alla persecuzione, il Santo viaggiatore partì da Gerusalemme, finendo per naufragare a Malta dove, come testimoniano gli scritti, riceverà un’accoglienza calorosa; da qui, ripartirà verso Roma, per diffondere la testimonianza di Gesù.

Il silenzio, che continua a fare da guida, diventa quasi assoluto tra le suggestioni segrete dell’ipogeo di Hal Saflieni e dei templi megalitici di Mnajdra (addirittura antecedenti alle Piramidi di Giza e di Stonehenge) che testimoniano di un passato remoto, non ancora completamente interpretato, restando, di fatto, misterioso e affascinante.
A Marsaloxx, porticciolo iconico, tornano i suoni nell’aria: il sibilo del vento, il verso stridulo dei gabbiani, il fragore cadenzato delle onde che battono sui “luzzi”, piccole e colorate imbarcazioni da pesca, che con il loro occhio, preso a prestito dalla dea Osiride, osservano i turisti e si “riguardano” dalla malasorte.

Quella stessa malasorte a cui vanno incontro, purtroppo, tanti esseri umani che (onesti o criminali, non sempre è dato saperlo in anticipo con certezza) fuggono dai loro inferni, cercando approdi di salvezza e naufragando, “invisibili”, proprio nei limiti di quelle acque territoriali. Un’eco dolorosa che inonda tutte le sponde del Mediterraneo.
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