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Francesco “Sandokan” Schiavone si è pentito

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Francesco "Sandokan" Schiavone

Si è pentito il boss di camorra Francesco Schiavone detto “Sandokan”: dopo 26 anni di reclusione al 41 bis ha deciso di collaborare, uno degli ultimi irriducibili

Era uno degli ultimi irriducibili, capo del clan dei casalesi, Francesco Schiavone detto “Sandokan” si è pentito dopo ventisei anni di carcere passati nel regime carcerario del 41 bis. la notizia è apparsa sull’edizione cartacea di Cronache di Caserta. Tuttavia a confermarlo come riporta ANSA la Direzione Nazionale Antimafia.

La decisione sarebbe maturata nelle ultime settimane, durante le quali la Dna e la Dda di Napoli hanno svolto un lavoro con la massima discrezione. Schiavone è stato arrestato nel luglio del 1998 e da allora è recluso al regime del 41 bis.

Anche i due figli del boss hanno circa due anni fa presero la stessa decisione che ora ha intrapreso il padre.

Dopo il pentimento di Francesco Schiavone restano nella loro intenzione di non collaborare con la giustizia altri due grossi calibri del clan dei casalesi: Francesco Bidognetti detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, detenuto dal 1993 e Michele Zagaria, catturato – dopo ben sedici anni di latitanza – il 7 dicembre 2011.

Francesco Schiavone potrebbe portare alla risoluzione di numerosi fatti di camorra che ancora oggi sono avvolti nel mistero, come l’uccisione in Brasile nel 1988 di Antonio Bardellino, o degli intrecci tra camorra, politica e imprenditoria, nonché sui rifiuti sversati sul territorio campano.

Sul pentimento di Schiavone, l’ex Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho ha dichiarato all’ANSA: “La collaborazione di una personalità camorristica come Francesco Schiavone è un evento storico, forse definitivo, nel contrasto al clan dei Casalesi”.

La collaborazione di “Sandokan” potrebbe essere fondamentale anche “sullo sversamento dei rifiuti che hanno martoriato il territorio campano”, ha continuato il parlamentare del Movimento 5 Stelle. Di tale sciagura ne aveva parlato anche Carmine Schiavone, “ma solo di alcuni rifiuti, come quelli che sarebbero stati sversati nei vari assi autostradali”, spiega Cafiero de Raho.

La collaborazione di Francesco Schiavone e le sue eventuali dichiarazioni “potranno anche dare indicazioni sulla ricchezza accumulata nel tempo dal clan e sulla la rete societaria all’estero”, conclude l’esponente 5 Stelle.

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