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Frammenti di Barcellona: l’antico, il nuovo e il modernista

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Frammenti di Barcellona

Barcellona: Tra senso comune e creativo caos – Frammenti di una città in continua trasformazione che rivela la sua identità eclettica

“Seny i Rauxa”: un solido comune buon senso e un folle, lucido caos creativo. In questo dualismo, si sintetizza la città di Barcellona.

Capitale della Catalunya, seconda città di Spagna, Barcellona è senza dubbio una delle mete preferite dal turismo internazionale: grazie a un clima gradevole per quasi tutto l’anno e ad una rete di trasporti assolutamente capillare ed efficiente, essa si offre al turismo, assicurando organizzazione dei servizi, atmosfera informale, un patrimonio culturale ampissimo e un’esperienza gastronomica trasversale. 

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Dalle origini cartaginesi, alle dominazioni romane, saracene, castigliane, dalla rivoluzione industriale alle guerre, fino alle Olimpiadi degli anni ’90, la città è stata costruita e ricostruita, assecondando il binomio di concretezza ed estro.

Binomio che è sempre evidente, anche per chi visita la città per la prima volta, suddividendo la mappa turistica urbana in tre macroaree: la città vecchia, l’Eixample e il Montjuic.

Cuore della città vecchia è il Barri Gotico che, nonostante conservi ancora i resti delle vestigia romane, esprime a pieno il suo carattere medievale. La Pla de la Seu, la cattedrale con il suo rosone e le sue guglie, il Palau del la Generalitat e l’iconico Ponte dei Sospiri sono il classico punto di partenza, insieme all’Ajuntamient in Placa Sant Jaume, sede amministrativa, dove non è raro imbattersi in cortei di protesta. 

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Scrigni preziosi (forse anche più del loro contenuto) sono i due dei più rinomati mercati alimentari: quello più antico di Santa Caterina, è stato oggetto di una ricostruzione che fa apparire il suo tetto come un coloratissimo mantello ondulato, una sorta di mosaico di megapixel realizzato partendo da un dettaglio ingigantito di un banco di vendita. 

Quello di Sant Josep, ex chiostro conventuale con copertura di ferro e vetro, più conosciuto come la Boqueria, è localizzato sulla Rambla. Spesso si usa il plurale per via delle sue intersezioni, ma La Rambla è un’unica lama, che praticamente taglia il centro storico in diagonale dal mare verso Placa de Catalunya e, metaforicamente, accorcia le distanze culturali e sociali del fiume di persone diverse, provenienti da tutto il mondo, che la percorre ogni giorno.

Il carattere di Barcellona è la sua flessibilità, e, in occasione dei giochi olimpici degli anni 90, la si è applicata nella splendida riqualificazione della linea costiera che ancora oggi è ispirazione e invidia di molte città di mare.

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Il Port Vell, con la sua Rambla del Mar, il World Trade Center e il centro d’aggregazione Maremagnum sono stati affiancati dal Port Olimpic, con la coppia di grattacieli più alta della città, la scultura aerea del pesce di Frank Gehry, fino alla sagoma in lontananza dell’hotel vela di Ricardo Bofill, realizzando una lunga passeggiata sinuosa tra mare e architettura.

Al fine di migliorare la circolazione del traffico, privilegiando comunque il verde cittadino, l’architetto Cerda, già a metà del 1800, modificò la pianta a scacchiera di impronta romana con cardi e decumani, smussando gli angoli dei quartieri: alla prospettiva ampliata seguì anche il genio.

Nell’Eixaimple, quartiere borghese, si concentrano la maggior parte degli edifici più rappresentativi del Modernismo catalano, quella corrente artistica caratterizzata dalle forme morbide, linee curve, l’utilizzo delle arti applicate e spesso anche materiali di recupero.

Quando il disaccordo e la competizione si sommano, si assiste alla creazione di capolavori eclettici quali, Casa Mulleras di Saigner, Casa Bonet di Coquillat, Casa Amatller di Puig i Cadafalch, Casa Morena di Domenech i Montaner e Casa Batllò di Antoni Gaudi. Realizzati da quest’ultimo, anche Casa Milà (la Pedrera) e la Sagrada Familia, imponente edificio sacro (da lui ideato e non ancora terminato) che, con le sue torri di “sabbia” attorniate da gru di cantiere, rappresentano ormai la vera icona della città.

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Il Parc Guell è un’oasi verde in cui Gaudi esprime il “Seny i Rauxa”: armonizza le costruzioni nel rispetto dell’ambiente naturale e crea, al contempo, un mondo fantastico fatto di simboli esoterici, animali reali e immaginari.

È l’apoteosi del “Trencadìs”, l’utilizzo di frammenti di ceramiche smaltate di recupero, che adattandosi perfettamente alla morbidità delle forme, donano luce e colore alle strutture. Anche il Montjuic rappresenta un’area verde della città, dove si ha la doppia opportunità di rilassarsi tra giardini, parchi e musei, approfittando del panorama a 360° dalla cima del castello oppure dello spettacolo di luci e suoni offerto all’imbrunire dalla Fontana Magica, ai piedi della collina.

Impossibile citare i musei della città, dai “classici” Mirò a Picasso a Dalì (casa museo a circa un’ora e mezza dal centro) passando attraverso gli esponenti della street art, che nel Murale del Bacio trova la sua ispirazione più nuova e “instagrammabile”, per finire al Camp Nou, esempio profano di architettura “sacra” per gli amanti del calcio. Questo fino ad oggi, ma si sa, Barcellona è fluida, malleabile, tollerante, cambia forma, si conserva e si rinnova ogni volta che ci si mette piede e tutto ciò accade sotto lo sguardo di Cristoforo Colombo, che dall’alto della sua colonna, immaginiamo, osservi, tollerante e guardingo, l’aliena Torre di Calatrava, con cui deve condividere il palcoscenico della città.

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