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Grandi campioni grazie al Manga

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Non è un segreto che molti Manga abbiano ispirato grandi carriere sportive: ecco perché

Grandi campioni di calcio, Gennaro Gattuso, Alessandro Del Piero, Fernando Torres,  Thierry Henry, Andrés Iniesta, hanno dichiarato che il cartone animato “Holly e Benji – Due fuoriclasse” è stato per loro una fonte di ispirazione nell’intraprendere la loro professione di calciatori.

Questa serie animata, andata in onda in Italia per la prima volta nel 1986, è ispirata al manga “Capitan Tsubasa” ideato da Yōichi Takahashi a partire dal 1981.

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Questo fumetto giapponese rientra nel genere Spokon, termine che indica un manga le cui trame ruotano attorno ad uno sport e i cui protagonisti sono degli atleti impegnati in gare sportive.

È il calcio lo sport protagonista di “Capitan Tsubasa” che racconta la storia di un ragazzino giapponese dotato di un grande talento che sogna di diventare un calciatore professionista. Trasferitosi con la famiglia in una nuova città, Tsubasa (per intenderci il nostro Holly Hutton), comincia a frequentare la scuola locale e partecipa alle varie sfide tra club del campionato scolastico durante le quali conosce e si scontra con Genzo (Benji), un portiere che ha la fama di essere imbattibile e col quale nascerà un’amicizia determinante per la sua carriera. Un altro incontro decisivo per la sua escalation professionale è quello con Roberto, un calciatore della nazionale brasiliana che per un problema all’occhio ha dovuto interrompere anzitempo la sua carriera. Roberto diventa il suo allenatore promettendo al giovane che, se avesse vinto il campionato locale, l’avrebbe portato con sé in Brasile. Questa speranza fa crescere l’impegno di Tsubasa che dopo tante sfide, sacrifici riuscirà a diventare un calciatore professionista giocando prima in Brasile e poi in Europa.

Nonostante questo genere di manga venga considerato di poco valore, in Giappone in realtà è diventato un vero e proprio fenomeno sociale tanto da favorire nel paese la diffusione del calcio e, addirittura, si ritiene che abbia contribuito ad un miglioramento delle prestazioni della nazionale calcistica nipponica.

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Inoltre, anche i contenuti ritenuti spesso superficiali a causa della scarsa presenza di aspetti psicologici, se analizzati, invece, rivelano un’importante valenza emotiva.

È vero che quasi sempre la storia finisce “banalmente” col protagonista che partito da zero riesce a raggiungere i suoi obiettivi ma, durante il suo percorso, deve affrontare varie sfide come un infortunio o una sconfitta, deve gestire sentimenti come rivalità ma anche amicizia, riuscire a fare gruppo, situazioni verosimili per un adolescente.

Inoltre, forte è il coinvolgimento emotivo del lettore che gioisce dopo una vittoria o si rattrista dopo una sconfitta del suo campione. Infine e da non sottovalutare, è il livello istruttivo: grazie all’ approfondita conoscenza dello sport trattato, permette di arricchire il bagaglio culturale del lettore e, in alcuni casi, a far nascere in lui una passione per quella disciplina sportiva come già successo ai campioni citati all’inizio.

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Foto: Maria Rosa Palma
Uomo Tigre prima e seconda serie – Foto Maria Rosa Palma

Pensando ai più nostalgici, invece, non si può non citare colui che “solitario nella notte va”, “L’Uomo Tigre”, fumetto che racconta la storia di un lottatore di wrestling che combatte nascondendo la sua identità con una maschera di tigre. Nella realtà, si tratta di Naoto Date, un giovane che scappato dall’orfanotrofio si unisce all’organizzazione criminale Tana delle Tigri con lo scopo di diventare un abile e spietato wrestler. Nonostante venga allenato con tecniche di lotta spietate e scorrette, ben presto, però, Naoto cambia rotta decidendo di combattere in modo onesto e di devolvere tutto il suo guadagno al vecchio istituto che lo aveva accolto da bambino. Ciò provocherà l’indignazione del capo dell’organizzazione a cui l’Uomo Tigre avrebbe dovuto dare metà dei suoi guadagni e, per vendicarsi, il suo malvagio ex capo cercherà di ucciderlo direttamente sul ring organizzando una serie di combattimenti mortali.

Le due maschere dell’Uomo Tigre – Foto Maria Rosa Palma

Prendendo spunto da uno sport, questo manga che vede la luce grazie a Keiichiro Kimura nel secondo dopoguerra, porta sul ring non solo un uomo con tutto le sue fragilità fatti di ripensamenti, tentennamenti e fallimenti ma un intero popolo, quello giapponese, che con grande fatica e sforzo cercava di riprendersi dalla sconfitta della seconda guerra mondiale.

Come L’Uomo Tigre, il Giappone combatteva la sua battaglia, affrontava un combattimento sociale talmente faticoso da dover fronteggiare con la tenacia, il coraggio e la potenza di una tigre. Inoltre, la condizione di orfano del protagonista accentua ulteriormente questa forte carica sociologica diventando quasi uno sprone per tutti quei ragazzi che la guerra aveva lasciato senza genitori. Chiamati a risollevare le sorti di un paese che le bombe atomiche avevano sconvolto e completamente distrutto non solo materialmente ma soprattutto psicologicamente, l’Uomo Tigre ha rappresentato per questi ragazzi la loro rivalsa sociale, un modello da seguire perché con enorme sforzo, andando anche contro se stesso e vivendo sofferenze al limite del sopportabile, ce l’ha fatta vincendo il suo combattimento più importante non solo sul ring!

Pubblico degli incontri dell’Uomo Tigre – Foto Maria Rosa Palma

Non solo calcio e lotta ma anche baseball, pallavolo, basket … qualsiasi sia il nostro sport preferito, sicuramente ci sarà un manga spokon adatto a noi!

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