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“Che Talent” a Monterusciello

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La manifestazione canora a Monterusciello ha sconfitto anche le condizioni meteo avverse; buona musica, tante risate e un no alla camorra.

Sembrava che tutto dovesse essere rimandato a causa di un acquazzone di circa 10 minuti, ma la tenacia degli organizzatori e dello staff che ha curato l’evento ha vinto sul meteo.

Partita così poco prima delle 22 la fase finale di “Che Talent” messo in piedi in piazza De Curtis nel quartiere Monterusciello a Pozzuoli. Il tutto con il patrocinio del Comune di Pozzuoli e nel pieno rispetto delle norme anti covid.

Lo spettacolo sotto la direzione artistica del M° Maurizio Sgambato dell’Accademia i Maestro ha visto la partecipazione di 13 finalisti divisi in due categorie. Inediti e Cover.

A condurre la serata magistralmente nel rispetto serrato dei tempi Mino Monelli professionista di lungo corso.

Per la categoria “Cover” hanno gareggiato: Alessio Carbone, con “Promettimi” di Elisa, Sarah Sorano, con “Amare” della Rappresentante di Lista, Ginevra Annese con “Rise up” di Andra Day, Claudi Cosentino con “All I Ask” di Adele, Viky e Jo (Vittoria Maione e Giovanni Danese) con “On my mind” ed infine Etan (Gaetano Ruggeri) con “Cascare nei tuoi occhi” di Ultimo.

Per la categoria “Inediti”, invece, si sono battuti all’ultima nota: Raffaele Castaldo con “il Grande Circo”, Mira (Karim Musetta) con “Scappiamo altrove”, Salvatore De Falco con “Una voce”, Serana Laurenza con “Ancora qui”, Paola Cardone con “La pioggia di aprile”, MalaFede (Federica Rizzo) con “Mozzafiato” ed infine Giulio Caputo con “Il mare nei tuoi occhi”.

Ad aprire la serata invece due giovani promesse della musica poco più che undicenni Giorgia Schiavone e Bibi (Brigida Sgambato). Deliziosa anche la performance della cantante Emma Ennio accompagnata dal M° Fabio Burzo

Un vero e proprio lavoraccio per la giuria che tra i talenti esibitisi hanno dovuto tirare fuori non senza difficolta i nomi dei vincitori.

A farne parte: il percussionista Rosario Scotti di Carlo, Annamaria Riello e Franco Damiano dell’Accademia Nuova Toscanini di Caserta, lo showman Genny Vella, la cantante Emma Ennio, Raffaele Romeo Sgambato e Cesare Basile della Aries studio produzioni, il compositore Carmine Dente e Antonella Barretta e Vincenzo Perfetto del “Punto!” il web magazine.

Ospiti della serata il comico e cabarettista Simone Schettino, che ha divertito il pubblico con gag divertentissime. La cantante Tonia Madonna e il suo collega Romeo hanno catturato il pubblico con le loro impeccabili performance.

La serata è terminata con le premiazioni.

A vincere per la categoria “Cover” Viky e Jo (Vittoria Maione e Giovanni Danese) con “On my mind”, 2° classificato Alessio Carbone con “Promettimi”, 3 posto a pari merito Claudia Cosentino con “All I ask” e Ginevra Annese con “Rise up”.

Per la categoria “Inediti” invece 1° classificato Serena Laurenza con “Ancora Qui”, 2° classificato Mira (Karim Musetta) con “Scappiamo altrove”, 3° classificato Salvatore De Falco con “Una voce”.

Ad aggiudicarsi il premio della critica a pari merito Paola Carbone con “La pioggia di aprile” e Giulio Caputo con “Il mare nei tuoi occhi”.

A conquistare il primo premio assoluto MalaFede (Federica Rizzo) con “Mozzafiato”. La cantante vince anche il premio produzione Aries Studio.

Una serata trascorsa all’insegna della buona musica, della cultura e soprattutto contro il fenomeno della camorra.

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Notti d’Estate a Giugliano, si chiude il 29 settembre nella Scuola Don Vitale

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Gli appuntamenti, tutti con inizio alle ore 21, sono tutti a ingresso libero nel rispetto norme anti covid, obbligo mascherina e distanziamento personale.

Giugliano. La rassegna estiva del Comune si chiude con il concerto del Trio Calimma il 29 settembre, mentre il 26 sera si svolgerà un doppio appuntamento: con lo show del cabarettista Simone Schettino nel centro della città, presso la Villa comunale, e nell’auditorium della scuola di via Signorelli a Patria, con l’orchestra tutta al femminile Athena.

La sera del 25 settembre, invece, sarà la volta degli appassionati di jazz con la jam session “Simply the Jazz” con Ciro Caravano e Pietro Condorelli.

I dettagli degli eventi.

Musica: Il 29 settembre il Trio Calimma (associazione illimitarte) composto da Raffaele Cardone, Marcello Basile e Massimo Capocotta, suoneranno brani della tradizione napoletana, dal 1600 a oggi.

Poi, la due giorni promossa dall’Accademia Cimarosa: il 25 sera concerto di Pietro  Condorelli,  considerato tra i migliori ed autorevoli chitarristi del panorama jazzistico italiano, e Ciro Caravano, fondatore e voce storica dei Neri per caso. Il 26 sera l’orchestra tutta al femminile diretta dalla giovanissima Federica Di Vaio.

Spettacoli. La sera del 26 la villa comunale accoglierà la performance del simpaticissimo cabarettista Simone Schettino. 

Gli appuntamenti, tutti con inizio alle ore 21, sono tutti a ingresso libero nel rispetto norme anti covid, obbligo mascherina e distanziamento personale. Si accede con Green pass fino al raggiungimento dei posti disponibili.

Nota stampa Comune di Giugliano

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Il comune di Napoli tar-tassa l’arte.

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Spostata la presentazione di Forgione: l’aumento della concessione del suolo del comune di Napoli rende difficile l’organizzazione degli eventi.

La rete di librari e libraie del centro antico, riunite nell’acronimo LIRE, Librerie indipendenti in Relazioni, è stata costretta ad annullare la presentazione del nuovo libro di Alessio Forgione, prevista per il 22 settembre, a causa dell’inaspettato aumento dei costi di fitto del suolo pubblico.

Si legge su facebook:

«già nel periodo successivo al primo confinamento ci siamo interrogatə su come continuare a parlare di libri tutelandoci dal contagio, come non spezzare i fili che ci legano alle comunità che si sono create attorno alle nostre librerie. Come incontrarci, a partire dai libri, dopo mesi di isolamento».

Ma il ritorno a presidiare i luoghi di cultura con arte e letteratura, cioè «stare nelle piazze, portare i libri di cui sentivamo il desiderio di confrontarci con i nostri lettori e lettrici» non ha sempre incontrato i favori dell’amministrazione.

Già un anno fa, scrivono, «la presentazione del fumetto di Diego Miedo in piazza del Gesù veniva interrotta dall’intervento di due agenti della polizia municipale, in quanto ritenuta causa di assembramento».

E mentre le persone continuano «comunque ad assembrarsi nei locali, in meno metri quadrati di quelli che può ospitare una piazza», LIRE ha fatto nuove richieste di concessioni temporanee della piazza, indicando il numero di persone previste e i metri quadri che si sarebbero occupati.

Per la presentazione di Forgione avevano pagato i 32 euro richiesti inizialmente per la concessione (16 di marca da bollo, 16 di tassa di occupazione) e, dopo due settimane di attesa, hanno ricevuto un documento che li informava che la tassa da pagare al comune era salita a 124, una cifra spropositata per un’attività commerciale come quella di una libreria.

«Mentre si richiedono 140 euro (inclusa marca da bollo) per presentare un libro in piazza per due ore, lo spazio pubblico continua a riempirsi di tavolini, in una città dove il diritto di stare in piazza spetta solo a chi consuma, in una città che mentre piange figure di librai come Tullio Pironti non volge alcuna attenzione alle piccole librerie che in questa fase storica non hanno alcuna possibilità di riformulare la propria attività e che si ritrovano invece a scontrarsi col vuoto di una progettazione politica culturale».

La presentazione di Alessio Forgione è stata spostata ma, nello stesso luogo e alla stessa ora ci sarà un incontro pubblico per confrontarsi sulla questione dello spazio in città, «di come questo sia asservito sempre più agli interessi di chi la città la consuma e non la abita, nel contesto di una pandemia dove la lotta al virus diventa un’altra occasione di controllo su corpi e spazi».

L’incontro è previsto domani, mercoledì alle 18 in Piazza del Gesù.

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Timballo di anelletti al forno: torna a Tavola con Gusto

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Timballo di anelletti al Forno

Torna a “Tavola con Gusto” con il timballo di anelletti al forno; un piatto della tradizione siciliana, ma conosciuto ed apprezzato in tutta Italia

Il timballo di anelletti al forno è uno dei piatti tipici della cucina siciliana e come ogni piatto della tradizione, ogni famiglia con il tempo ha creato la sua versione. Io non sono stata da meno e non essendo siciliana nella mia versione del timballo ci ho messo un pò di Napoli.

INGREDIENTI:

  • 500g di anelletti ( ma potete anche usare il tipo di pasta che più vi piace )
  • 250g di provola affumicata ( compratela il giorno prima e mettetela in frigo senz’acqua in modo da seccarla un pò, meglio se già tagliata a dadini )
  • 750g di passata di pomodoro
  • 250g di polpette ( potete preparare le polpette con il tipo di carne che preferite, io uso macinato misto di maiale e vitello )
  • 3 melanzane di quelle tonde grandi ( io le preferisco perchè meno amare di quelle lunghe, ma voi potete usare quelle che volete, regolatevi con le quantità, le melenzane devono rivestire un ruoto da 24 e vanno messe anche all’interno del timballo )
  • 100g di grana padano
  • Sale, olio e pepe
  • Un pò di pan grattato

PROCEDIMENTO:

Preparate le melanzane il giorno prima, tagliatele a fette di circa mezzo cm e friggetele in abbondante olio di semi. Mettetele su carta assorbente e lasciatele in frigo fino ad utilizzo.

Preparate anche il sugo il giorno prima, così quando andrete ad assemblare il timballo sarà tutto ben raffreddato e non avrete problemi.

Prendete l’impasto delle polpette e fate tante piccole polpettine, fatto questo sta a voi scegliere se preparare un sugo semplice e friggere le polpette a parte o come faccio io cuocere le polpette direttamente nel sugo, in modo che la carne sprigioni tutto il sapore rendendolo più saporito. Se decidete di cuocere le polpette nel sugo come faccio io, evitate di mettere olio, saranno le polpette stesse a cacciarne e considerate che le melanzane fritte cacceranno anche la loro parte di olio durante la cottura.

Prendete un ruoto da 24 con cerniera, è importante che sia apribile mi raccomando, in un piatto mettete un pò di pan grattato e impanate un solo lato delle melanzane, quello che verrà a contatto con la teglia, rivestite tutto il fondo e i bordi lasciando che un pò di melanzana fuoriesca e aggiungete sale e pepe, mettete da parte le melanzane che vi serviranno per chiudere il nostro timballo e le rimanenti tagliatele a pezzettini e salatele.

Fate bollire in una pentola abbondante acqua salata e calate gli anelletti, seguite i tempi di cottura della confezione. Una volta cotti colate la pasta e versatela in una ciotola capiente, aggiugete il sugo con le polpette, la provola, il grana padano grattato, le melanzane e il pepe, girate il tutto e versatelo nel ruoto rivestito dalle melanzane, compattate bene con l’aiuto di un cucchiaio. Prendere le melanzane messe da parte e chiudere il timballo, una spolverata di pan grattato sopra e diritto in forno a 180° per 45 minuti, i tempi di cottura sono in base al mio forno, voi regolatevi con il vostro, quando vedete che il timballo ha raggiunto un bel colore dorato scuro allora è pronto.

Sfornate e fate raffreddare almeno una mezz’ora, una volta raffreddato un’pò togliete l’anello del ruoto e passatelo su un piatto da portata, mi raccomando non capovolgetelo rischiate di romperlo, ma lasciatelo scivolare dalla base del ruoto al piatto.

Non mi resta che augurarvi buon appetito!

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Il Salone del Mobile torna a Milano: un po’ di storia

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Foto Nota Stampa

Il Salone del Mobile, la fiera più famosa d’Italia, dopo 18 mesi torna a Milano

Dopo 18 mesi, torna a Milano la fiera più famosa d’Italia: il Salone Internazionale del Mobile.

Non molti sanno che la nascita di questa manifestazione, avvenuta nel 1961, è legata, anche se non direttamente, alla seconda guerra mondiale. Dopo questo spiacevole evento storico, infatti, c’era la necessità di ricostruire le città e soprattutto case per gli italiani. Da questa intensa attività edilizia, che diede alla luce numerose abitazioni vuote, scaturì un’elevata richiesta di mobili e complementi d’arredo.

La vicina Germania, che viveva la medesima situazione, cercò di risolvere questo problema istituendo, nel 1960, la Koelnmesse, una fiera nel settore della casa e dell’arredamento che aveva lo scopo di favorire e incentivare il contatto tra consumatori e produttori.

Alcuni imprenditori italiani, che avevano partecipato alla fiera tedesca, pensarono bene che sarebbe stata una buona idea anche per l’Italia e così, l’anno successivo, il 24 settembre del 1961, Milano aprì le porte alla prima edizione della Fiera del Mobile con lo scopo di promuovere e far conoscere l’industria dell’arredo del nostro paese nel mondo così da favorirne l’esportazione.

Salone del Mobile

La manifestazione riscosse grande successo: vi parteciparono 328 aziende e oltre 12 mila visitatori di cui 800 di nazionalità straniera. Questa attenzione da parte dell’estero diventerà sempre più importante e infatti, nel 1967, alla dicitura Salone del Mobile verrà aggiunto anche l’appellativo Internazionale vedendo la partecipazione di espositori e visitatori provenienti da tutto il mondo.

Il successo della manifestazione sarà sempre più evidente tanto che nel 1994 sarà riconosciuta come la più importante fiera, a livello mondiale, del settore casa-arredamento superando anche l’omonima fiera tedesca Koelnmesse.

Oltre al Salone del Mobile, prendono il via durante questa settimana, varie iniziative tra cui una delle più famose, il FuoriSalone con eventi legati all’esposizione che però non si svolgono in fiera. E’ curioso sapere che la nascita del Fuorisalone è stato frutto di un’iniziativa spontanea di alcune aziende del settore del design e dell’arredamento che, oltre ad esporre nei classici padiglioni fieristici, agli inizi degli anni ottanta, decisero di aprire le porte dei propri negozi, siti in vari punti della città, ai numerosi visitatori in giro per Milano. Era e resta tuttora, infatti, un’ulteriore opportunità per le aziende di farsi conoscere e catturare l’interesse, non solo degli operatori del settore, ma anche di curiosi e giovani che si stanno avvicinando a questo mondo.

Salone del Mobile

Sin dall’inizio, questa manifestazione satellite del Salone, ha mostrato d’essere un’idea di grande successo tanto che alcune note e grandi aziende, in alcuni casi, hanno preferito partecipare solamente al Fuorisalone dando forfait al Salone.

Tutto questo incremento di adesioni di aziende e di iniziative correlate, ha richiesto per la sua organizzazione, inizialmente gestito autonomamente, l’aiuto di un’agenzia del settore della comunicazione. Infatti, è stata la nota rivista di settore “Interni” a creare il logo Fuorisalone e a realizzare, dal 1991, una guida degli eventi previsti sancendo così la nascita ufficiale dell’evento.

Salone del Mobile

Denominata quest’anno eccezionalmente Supersalone, il Salone del Mobile svoltasi storicamente sempre ad aprile, è stata spostato a settembre come alle origini.

Nonostante l’emergenza e restrizioni, il successo non sembra mancare. Sicuramente, dato il momento storico non sarà come gli altri anni ma rappresenta comunque una settimana particolare per la città di Milano.

Tra vecchie aree industriali e rimesse che vengono reinventate, chiostri, showroom, installazioni e performance sparse ovunque questo evento, nonostante oramai abbia 60 anni, dà alla città quella vivacità e briosità che mancavano oramai da un po’.

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Una “Cappella Sistina” anche a Milano

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Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore - Milano - Foto: Maria Rosa Palma

La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore: all’esterno una facciata sobria in pietra grigia di Ornavasso, ma varcando la soglia si entra in un universo d’arte

Passeggiando per il centro di Milano, può capitare di imbattersi in quella che è stata definita da autorevole critici d’arte la “Cappella Sistina milanese”.

Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma

Succede in Corso Magenta 15 nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore che, dietro all’apparenza di una facciata sobria di pietra grigia di Ornavasso, si nasconda l’inganno: dall’esterno …una chiesa come le altre, ma varcando la soglia dell’entrata, si apre un universo d’ arte in cui perdersi nella contemplazione mentre là fuori la gente continua a correre lasciandosi alle spalle la possibilità di sballarsi con “visioni” stupefacenti.

Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma

Nata sui resti di una chiesa paleocristiana, la struttura fu ricostruita tra il 1503 ed il 1509 dagli architetti Dolcebuono e Amedeo e divenne il principale monastero femminile della città. Per esigenze religiose, la chiesa, costituita da una sola navata, fu divisa, con la realizzazione di una parete, in due parti destinate ad usi diversi. Infatti, vi è un’area anteriore detta “dei fedeli” e destinata ai laici che andavano a messa e un’area posteriore, ad uso esclusivo delle monache di clausura che, non potendo oltrepassare la parete divisoria, partecipavano alla funzione religiosa (celebrata nella sala dei fedeli) attraverso una grata posta alle spalle dell’altare maggiore. In questa sala conventuale, detta “del coro”, le monache, con un organo Antegnati del 1554 e ritenuto oggi il più antico della città, accompagnavano la messa creando un’atmosfera, a detta di alcuni testimoni, fortemente mistica e trascendentale.

Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma
Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma

Grazie alle generose donazioni fatte dalle famiglie nobili milanese da cui le monache provenivano, è stato possibile realizzare le preziose decorazioni che rendono questo ex monastero benedettino meraviglioso e artisticamente vivace. La maggior parte delle opere, che ritraggono soprattutto episodi biblici, fu realizzata da Bernardino Luino che, tra il 1522 ed il 1529, vi operò con la sua scuola realizzando un capolavoro della pittura rinascimentale.

Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma

Entrando, infatti, ci si trova subito di fronte a questo “famoso” muro divisorio da cui spiccano gli affreschi del martirio di San Maurizio e San Sigismondo e, alzando gli occhi, ci si trova “sommersi” da un soffitto decorato in ogni minima parte che, attraverso un gioco di colori, luci e ombre, è capace di creare suspense nell’attesa di quello che c’ aspetta proseguendo la visita.

Andando oltre e, addentrandoci nell’aula posteriore riservata alle monache di clausura, osserviamo una volta a botte dove emergono stelle dorate su un fondo blu notte con al centro il Padre Eterno benedicente circondato dai quattro evangelizzatori e angeli.

Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma
Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – Milano – Foto: Maria Rosa Palma

Ovunque ci giriamo, la nostra attenzione viene attratta da qualche opera realizzata, non solo dal già citato Bernardino Luino, ma anche da Boltraffio (allievo di Leonardo), Vincenzo Foppa, Simone Peterzano (maestro di Caravaggio).

Visitare la chiesa di San Maurizio, quindi, equivale ad un’immersione totale in un libro di storia dell’arte, a sprofondare nel Rinascimento dove, in poche centinaia di metri, sono racchiusi gli stili dei grandi geni del Cinquecento e … “Scusate se è poco!!!”

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“Don Mimì”, un giornale per il centenario di Domenico Rea

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Raimondo Di Maio e Antonella Cristiani, da un’idea di Francesco Durante, hanno realizzato un numero unico dedicato tutto a Domenico Rea.

Per il centenario dalla nascita di Domenico “Don Mimì” Rea, Raimondo Di Maio e Antonella Cristiani, su un’idea di Francesco Durante, hanno realizzato un numero unico dedicato tutto a Domenico Rea.

Distribuito gratuitamente, a tiratura illimitata, presso la Libreria Dante & Descartes, in prima pagina è l’editore librario Raimondo Di Maio a dire dove e quando nacque l’idea.

«Un sera del 2005 Francesco Durante, con ancora il vento in poppa per la riuscita della bella presentazione del volume delle Opere di Domenico Rea, mi disse di "fare" un giornale. Credo che avesse in quel momento trovato il titolo, mi sembra di rivederlo entusiasta, con l'ampio sorriso gentile, scandire: "Don Mimì". [...] Doveva essere lo strumento per continuare gli studi e la sistemazione ampia dello scrittore. Pubblichiamo il "Don Mimì", numero unico, per festeggiare l'anniversario dei cento anni dalla nascita di Domenico Rea, nel segno della luminosa presenza di entrambi, che ci piace ricordare attraverso le cento voci scritte per loro».

Con la partecipazione del comitato nazionale per il centenario di Domenica Rea, del centro di Ricerca Domenico Rea di Sarno e il contributo de Centro linguistico di Ateneo- Università degli studi di Napoli Federico II, le cento voci – tra studiosi, scrittori e disegnatori – dialogano coi ricordi, ma soprattutto con lo stesso scrittore.

Si segnala, in uscita sempre oggi, il ritorno in libreria, per la Bompiani, con una prefazione a cura di Matteo Palumbo e una nuova veste dorata, di “Spaccanapoli”, raccolta di racconti pubblicata nel 1947 per Mondadori.

L’eredità di Domenico Rea è un’eredità pesante e non ancora definitivamente raccolta.

Rea ha sempre cercato di raccontare Napoli, dal di fuori, usando Nofi come capitale dell’invenzione e del realismo, per mostrarla al di qua delle canzoni che l’hanno fatta romantica e oltre le sole retoriche meta di brutture raccontabili di qua e di là nel globo.

In molti suoi racconti, belli come certe donne carnose che si trascinano dietro sogni oscuri, fantasie e storie lontane, c’è pure l’arteteca di chi non si sta buono al proprio posto, una «galleria di corpi corrotti o avviliti, oppure troppo esuberanti», citando Matteo Palumbo.

Racconti pesanti come certe vecchie cartoline di Napoli dove è chiaro che la vedi diversa di decennio in decennio e però pure c’è quella solita voce che non dice tutto, che nemmeno tutto sa.

Un’idea di scrittura e di napoletanità, quella di Rea la cui eredità non ancora è stara raccolta, al massimo, per certi versi, è stata emulata, ma spesso male, senza le penne-spade alla Cyrano, senza le risate colorate in faccia alla miseria di Basile.

Senza, cioè, il diluvio potente che è stato Don Mimì.

Un uomo può perdere il lavoro, la casa, i propri affetti, ma se rimarrà proprietario di un solo libro e soprattutto del piacere di leggerlo, sarà un uomo libero

Domenico Rea

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