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Diego Armando Maradona, il grido che riscatta la morte e un mucchio di altre cose.

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Diego Armando Maradona è morto: «insonnia. È vero o non è vero? E dài, racconta, racconta ancora».

Pagina 3, «Scritti letterari» di Foucault, edizione Feltrinelli.

Cerco conforto nell’eterno.

Faccio scorrere il dito, saltando dei capoversi. Senza inciampare.

E se lo faccio, mi rimetto in piedi e corro dritto verso la porta.

«La scrittura si dispiega come un gioco che oltrepassa infallibilmente le proprie regole, passando così all’esterno».

Uno, due, un dribbling, punto e accapo.

«… il pericolo non sta nella manifestazione o nell’esaltazione del gesto di scrivere […] si tratta dell’apertura di uno spazio in cui il soggetto scrivente non cessi di sparire…»

Arrivo in fondo. Poi giro la pagina.

«…un altro punto è la parentela della scrittura con la morte. Questo legame rovescia un tema millenario; il racconto o l’epopea dei Greci aveva lo scopo di perpetuare l’immortalità dell’eroe[…]Si parlava, si narrava fino all’alba per evitare la morte…»

È difficile far capire l’esigenza del racconto.
Dello sfogo.
E il dolore.

Se guardi fisso un angolo della testa e ti concentri, pensi, ma in fondo, la fine della carriera per un giocatore è già, in qualche modo, una premorte.

Diego Armando Maradona, tutto intero, era già da tempo materia di racconti, passando attraverso generazioni di nastri, cassette, floppy disk, dischetti, modem a 56k, smart tv, di cuori, ricordi, memorie, pranzi di domenica.

Oltre ogni tipo di ossario digitale e però perennemente a disposizione di noi vivi che, puntualmente, aspettavamo una parola d’affetto che sapesse ancora farti venire quel brivido.

La famosa frase scritta su muri del cimitero «E che vi siete persi» non raccontava di uno scudetto isolato ma l’eterno sconforto di intere generazioni cresciuti «solo» coi racconti, e le carrambate sulla RAI, una partita d’addio per un amico e qualche fuga dal fisco che tu, tifoso, innamorato perso, non ti perdevi mai.

Diego Armando Maradona è stato il vertice di un intero movimento calcistico, l’opera tarda, l’ultimo grande miracolo di un’epoca destinata al collasso, la luce che non smette di brillare anche dopo il suo passaggio, mostrando il buio pesto fatto di sponsor, telecamere, caviglie paragonanti a lui appena appena sfiorate e però precipitevolissimamente già tutti giù per terra.

Sul campo e nel paragone.

Nella storia dell’arte le opere tarde sono catastrofi

Th. W. Adorno, Beethoven cit., p.179.

Povero. Matto. Ha avuto «il potere di rendere il disincanto e il piacere senza risolverne la contraddizione» (Said, Sullo stile tardo, Il saggiatore, p.140).

Diego Armando Maradona è stato maturità artistica, privo di hybris, uomo che non si «vergogna più della propria fallibilità» (ibidem).

Non ha potuto. Non l’ha mai nemmeno voluto.

«La gente deve capire che Maradona non è una macchina per fare felicità», disse una volta.

E infatti ha fatto di più.

Salto, salto, dribbling, cerco lo spazio.

Ha mostrato come la morte non sia capace di portare via la rarità dei ricordi, l’unicità dei sentimenti, l’irripetibilità del tramandabile con le parole, la lingua, la bocca e i ricordi che schizzano amore, facendoci fare i conti – e a risolverli a nostro vantaggio – con la paura della morte, con ciò che vogliamo lasciare ai posteri.

Amato dagli stessi che hanno amato o avrebbero amato i Cèline, i James Dean, gli Elvis, i Freddy Mercury, i Bukowski i folli, i degenerati, i sensibili, i perduti, i Cyrano, gli innamorati, quelli capaci di crederti e seguirti fino all’inferno perché attratti dal buono di quello che dici e trasmetti.

Odiato dai moralisti, dagli habitué dei braghettoni, delle morali da discount, raccontati con distrazione e troppa poca capacità di leggere.

Di leggere per davvero.

Scarto, sposto, poso, prendo un altro libro, un altro amico.

Perché non vogliamo mostrarci troppo schierati politicamente, abbiamo paura di apparire polemici, ci serve il plauso del capo o di un’altra figura di potere, vogliamo conservare il nostro buon nome di persona equilibrata; speriamo di essere riconfermati, consultati, chiamati a far parte di qualche direttivo o prestigioso comitato. E, un bel giorno, speriamo di ricevere un titolo onorifico. Questa è, per eccellenza, la mentalità che induce un intellettuale alla corruzione.

Said – Dire la verità

E Diego Armando Maradona, l’artista e l’intellettuale, invece gridava, opponendosi alla normalizzazione, perché certi uomini non hanno mai voluto «mettere il pubblico a suo agio» eppure voleva farsi amare, ma a suo modo, trascinando popoli, squadre oppresse, contro le inghilterre, gli Avvocati e i Diavoli coi conti in banca e i missili nelle tasche, ché tra un ingegnere sagliuto e il ragazzino con la 10 azzeccata con lo scotch, i piedi correvano per questi ultimi, e per i loro papà: «ciò che importa è provocare, contrastare, a costo di risultare spiacevoli» (ivi).

Questi mondi di arte-massa e pensiero-massa sono sempre più conformi alle esigenze della politica. […] Il pensatore che non assuma come riferimento il valore della verità nella lotta politica non può affrontare responsabilmente l’esperienza del vivere nella sua interezza».

(ancora Said)

Nel docufilm di Kursturica, Diego Armando Maradona dice «in campo ero me stesso, ero come voi tutti. Fuori, no… avevo bisogno della cocaina».

In campo si rialzava ai falli. Non si lamentava. Perdonava qualche calcio di troppo. Non barava. Stava su. Li sapeva prendere i calci. Ed era invincibile. Eroico.

Nella vita quotidiana, in quella normale di noialtri, beh. Ho fatto già troppa retorica.

Salto. Un ultimo dribbling.

«Gridavo la rivincita, gridavo un mucchio di cose», (Diego Armando Maradona, Io sono el Diego) dice Maradona e lo ha fatto da io narcissico capace di trascinarsi dietro l’universale, prendendosi sulle spalle e sulle caviglie popoli dall’orgoglio maltrattato, facendo sentire tuttinoi parte di un solo grande spirito.

E non parlo di Dio.

Ma di quella sottile, percettibilissima emozione sotto la pelle che ti fa sentire un giusto al posto giusto, di fianco a un giusto, capace di farti sentire parte di un “tutti contro a un rivale comune”, quello solito, quello imbattibile, quello contro cui non servono aiutanti e oggetti magici.

Chiudi il libro, resti col magone addosso tutta una vita, e poi, e poi finalmente ti rendi conto di aver vinto, guidati dal Re, un re pazzo, squilibrato, degenerato, ma buono.

Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna.

de I sepolcri, foscolo.

Gol.

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“Facciamo il Punto! con l’ospite” parliamo di canzone con Achille Campanile

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A “Facciamo il Punto!” nostro ospite Achille Campanile, autore del disco “Port’Alba”

https://www.facebook.com/puntoredazione/videos/117764840204404

L’incontro con Achille Campanile ha messo in luce diversi aspetti creativi e ricreativi della canzone.

Dall’incontro con l’autore, è uscito fuori che la riscrittura di testi poetici o romanzeschi, come quelli con Saba, Montale e Calvino, può offrire agli artisti un appiglio creativo-culturale importante.

Achille Campanile, nel suo disco, ha lavorato di transcodificazione, cioè di trasmigrazione da un genere all’altro di temi importanti contenuti in Amai, di Saba, Nuove stanze di Montale e Le città invisibili di Calvino.

Dalla messa in musica di Amai, al sommario di Nuove Stanze, con sfumature di personalizzazione d’autore, passando alla riscrittura-reinterpretazione dei temi di Ipazia.

L’autore, durante la diretta, ci ha fatto ascoltare come la sua bellissima voce dialoghi bene con la cultura e la ricercatezza di un linguaggio colto ma, allo stesso tempo, capace di lasciarsi ascoltare.

Il binomio ricerca-divertimento, nei brani contenuti in “Port’Alba”, ma in generale nell’arte di Campanile, diventa una possibilità importante per chi vuole addentrarsi nella canzone d’autore.

Il video della diretta è disponibile sulla nostra pagina facebook.

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Facciamo il Punto! con Achille Campanile

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Prossimo ospite di “Facciamo il Punto! con l’autore”, il giovane cantautore Achille Campanile.

Il prossimo ospite ha 23 anni, è laureato in Lettere Moderne alla “Federico II” di Napoli ed è attualmente iscritto al corso magistrale in Filologia Moderna.

Da sempre appassionato di musica e letteratura, Achille Campanile sta costruendo i suoi primi passi nel cantautorato tenendo insieme proprio questi due mondi.

“Port’Alba”, il suo disco d’esordio, registrato negli studi di illimitarte, con la collaborazione di Raffaele Cardone, dimostra proprio come sia possibile ancora fare letteratura con la musica.

Recensione dell’album d’esordio di Achille Campanile

Il prossimo giovedì, 14 Gennaio, ore 19:00, in diretta sulla Pagina Facebook, è appunto di questo che parleremo con lui:

come letteratura e musica siano, di fatto, un tutt’uno, e di come lui riesca a raccontare l’attualità con un linguaggio che non cambia, che resta fedele a sé stesso, sempre contemporaneo e che non strizza l’occhio al mainstream.

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Death to 2020, il racconto ironico degli ideatori di Black Mirror

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Death to 2020, ideato da Charlie Brooker e Annabel Jones è stato pubblicato su Netflix il 27 dicembre 2020

Tecnicamente un mockumentary, cioè un documentario serio di temi dal sapore fantascientifico, Death to 2020 si mostra piuttosto come un ironico, sarcastico e polemico racconto dei fatti realmente accaduti.

E in tanti hanno pensato che il 2020 – tra incendi in Australia, risposte violente del movimento Black Lives Matter all’assasinio di George Floyd per mano della polizia americana e il Covid 19 – potesse diventare soggetto perfetto per un episodio della serie antologica Black Mirror o di qualsiasi romanzo film distopico.

E però, in un anno che ha visto anche androidi ballanti in tutto e per tutto speculari a quelli visti proprio in Black Mirror, sarebbe stato scontato se non autolesionista, da parte di Charlie Brooker e Annabel Jones, fare la bella copia di uno spavento vissuto e ancora sofferto.

Così la satira sfrontata, per nulla velata, diventa antidoto a un anno che ha dato poco spazio al riso e, soprattutto, a quello dianoetico, cioè anche pronto a riflettere sugli eventi e sulla risposta dei cittadini a certe restrizioni.

Così, Hugh Grant veste i panni di un vecchio esperto di storia, Tennyson Foss, che, ad esempio, dopo aver saputo della notizia su Boris Johnson, trovato positivo al corona virus, confessa preoccupato di non saper trovare qualcuno peggiore di lui che possa sostituirlo.

Cristin Milioti, già protagonista di un episodio di Black Mirror, Uss Callister, interpreta Kathy Flowers, una “mamma informata” – di quelle che cercano la verità su siti improbabili, come www.leveritàchenoncidicono.com.

Così come Gemma Nerrick, interpretata da Diane Morganuna, che crede a quanto le viene detto da social e tv, ma in maniera più passiva, quasi innocente, senza la spinta di proselitismo che caratterizza il personaggio della Milioti.

In Death to 2020, tutti mantengono posizioni inverosimili e, tra il serio e il faceto, mettono in piedi una satira vorticosa che trascina presidenti, politici di ogni tipo, virologi, esperti e uomini medi.

Solo Dash Bracket, giornalista del New Yorkerly News, interpretato da Samuel L. Jackson, soprattutto quando si parla della triste morte di George Floyd, affonda le unghie nella carne viva e attacca la polizia, accusata di essere tanto attenta con chi spaccia denaro falso e meno con i colleghi che uccidono impunemente.

«Ci sono voluti pochi minuti per uccidere Floyd e 4 giorni per imprigionare i suoi uccisori», dice Bracket-Jackson.

Roba che, se un solo artista o intellettuale italiano si fosse permesso di polemizzare con le forze dell’ordine, denunciando soprusi e abusi di potere, sarebbe stato mandato in esilio.

Death to 2020 non è Black Mirror, ma è quanto accade a certa satira distopica se la distopia si fa reale ed è necessario riderne per passarci sopra, per indorare la pillola e tenersi aggrappato a un briciolo di energia per buttarsi alle spalle questo anno davvero orribile.

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“Facciamo il Punto! con l’ospite” parliamo di social con Luca Cerasuolo

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A “Facciamo il Punto!” nostro ospite Luca Cerasuolo, esperto di social media e digital marketing

Quella con Cerasuolo è stata una chiacchierata colta e profonda che ci ha permesso di toccare molteplici aspetti del mondo del web, da quelli che coinvolgono il mondo giornalistico fino alla tutela dei dati sensibili.

Esiste una responsabilità deontologica che, a causa dello svilimento della professione del giornalista, è stata messa in crisi.

Il click baiting, infatti, non è solo conseguenza del titolo sensazionalistico necessario per attirare un lettore non più abituato a comprare il giornale, ma anche una graduale perdita di responsabilità del giornalista.

Allo stesso tempo, però, Cerasuolo è ottimista, sinceramente attaccato al senso delle parole e alla possibilità che queste, alla fine, riescano a trovare un loro senso in questo mondo, in cui la tecnologia e la rete offrono opportunità infinite.

È necessario regolamentarne l’uso, promuovere un’educazione a scala nazionale, nelle scuole, perché fin da piccoli si impari, ad esempio, a riconoscere le fake news e a proteggere i dati sensibili.

Consigliamo di seguire il video dell’incontro per approfondire.

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Facciamo il Punto! con Luca Cerasuolo

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Il secondo appuntamento della nuova rubrica culturale avrà come ospite Luca Cerasuolo, esperto di social media e digital marketing

Luca Cerasuolo vive con le parole e durante l’intervista cercheremo di capire come è cambiato il nostro modo di comunicare.

Nato nel ’92, è giornalista professionista dal 2015 e studia i social media dal 2012.

Seguitissimo sui social, in particolar modo su twitter, Luca Cerasuolo è laureato in comunicazione con una tesi dal titolo “Semiotica mafiosa, simboli e comunicazione”.

Il lavoro, poi pubblicato su Repubblica.it, gli è valso il il premio “Giancarlo Siani”.

Nel corso degli anni, ha affinato le conoscenze sulle reti sociali digitali attraverso i master con “Up Level” e la “Business School” de “Il Sole 24 Ore”.

Lavora a “Radio Kiss Kiss” come social media expert e digital marketer, dal 2013, periodo durante il quale ha condotto trasmissioni giornalistiche e realizzato format per la radiofonia.

L’incontro con Luca Cerasuolo sarà un’occasione per conoscere più a fondo un mondo in cui la stragrande maggioranza di noi – tra fake news, click baiting, assuefazione e dipendenza – partecipa al gioco senza conoscerne pienamente le regole.

L’intervista sarà disponibile in diretta sulla nostra Pagina Facebook , mercoledì alle ore 19:00

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