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Coronavirus, posticipata l’edizione 2020 di EnergyMed

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L’edizione 2020 di EnergyMed, per via dei recenti sviluppi sul Coronavirus, sarà posticipata a Giugno

Riportiamo un aggiornamento pervenuto con comunicato ufficiale da ANEA Società organizzatrice di EnergyMed in merito a variazione data dell’evento programmato per fine Marzo.

“Dati i recenti sviluppi legati alla diffusione del CoronaVirus in Italia, in accordo con i player e partner della manifestazione, si impone lo slittamento delle date al fine di supportare le istituzioni impegnate nella tutela della salute di tutti. Si ringraziano gli espositori e i partner per la comprensione dimostrata in questi giorni, alla luce del difficile scenario in cui ci si è trovati ad agire. Il programma e le iniziative speciali dell’edizione 2020 non subiranno sostanziali modifiche; in particolare, sono garantite le attività delineate per ottimizzare le opportunità di visibilità e di business degli operatori presenti a Napolil l’edizione 2020 sarà posticipata dal 4 al 6 Giugno 2020.

Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento al seguente indirizzo: etconsulting2003@gmail.com                  

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Covid-19 Florovivaisti Campani: No alla decisione ministeriale di permettere la vendita dei fiori

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Vincenzo Malafronte presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani
Vincenzo Malafronte, Presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani

Richiesto dai Florovivaisti campani lo stato di calamità naturale. “Abbiamo bisogno di aiuti economici, contributivi e creditizi”

Il Consorzio Produttori Florovivaisti Campani chiede lo stato di calamità naturale per l’intero settore regionale e allo stesso tempo stigmatizza il comportamento del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che nel Dpcm del 22 marzo 2020 ha incluso i fiori tra i prodotti per i quali è permessa la vendita, consentendo quindi la commercializzazione anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso e fertilizzanti.

A chi dobbiamo vendere i nostri fiori? – si interroga Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani. Un controsenso evidente. Se siamo invitati, giustamente, a rimanere in casa e sono state vietate le cerimonie religiose e non, sono stati chiusi i cimiteri ed è possibile muoversi solo per comprovate esigenze, come si può in questo contesto favorire il commercio dei fiori?”.

Un settore, quello florovivaistico, messo in ginocchio dall’emergenza Coronavirus, con una perdita che si aggira intorno agli 80 milioni di euro solo per la Regione Campania e che vede a rischio il futuro di oltre 20mila posti di lavoro. Da qui la necessità di chiedere alla Regione Campania di considerare lo stato di calamità naturale per il settore. 

Malafronte si rivolge direttamente al presidente della Regione Vincenzo De Luca “da sempre attento al nostro settore affinché possa dare eco al nostro appello presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. In questo momento abbiamo bisogno di aiuti economici, contributivi e creditizi. Le imprese agricole florovivaistiche sono quelle maggiormente colpite di tutto il settore agricolo. Tante sono state costrette a mandare al macero il 100% delle proprie produzioni e allo stato attuale delle cose è fortemente a rischio anche la programmazione invernale. La decisione del Governo di permettere la vendita di fiori e semi è uno specchietto per le allodole, uno stratagemma per non affrontare seriamente il problema, decretando così la scomparsa del nostro comparto”.

Il Consorzio già prima delle misure più stringenti per contrastare il contagio da Coronavirus, che hanno prodotto la chiusura anche dei mercati all’ingrosso, aveva lanciato il suo grido d’allarme, chiedendo un intervento concreto al Ministro Bellanova: “ma le risposte, al momento, sono state completamente insufficienti” – conclude Malafronte

Nota stampa, Consorsio Produttori Florovivaisti Campani

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Piave, Virus, Quota 2020, Euro … e l’ora del Coraggio

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piave

Il compito di una economia non è la stabilità dei prezzi o il tasso di rendimento ma … il benessere della popolazione

Credo che il sentimento di Nazione, della nostra Patria, si sia forgiato nel sangue e nel fango delle rive del Piave e nei sassi del Monte Grappa oltre 100 anni fa

Anche allora il nostro avversario, il nostro nemico era una Germania e un’Austria tanto differenti ma in fondo tanto simili a quelle che vediamo oggi. Anche allora, dopo le lacrime e i morti di Caporetto si cercò un capro espiatorio, un colpevole. Ma se ci salvammo … se ci salveremo …, lo dovemmo … lo dovremo … solo a quel sentimento di Unità, di Nazione che scoprimmo in quel momento. Non ci furono in quei giorni grosse diversità, ognuno con le sue idee, i suoi pensieri comprese che esisteva un momento in cui la Storia ti chiama a difenderti il tuo diritto di essere una Nazione, una Identità.

Oggi viviamo per nostra sfortuna un momento simile. Un nemico invisibile sta mietendo il suo raccolto di morte, e Governanti (mi rifiuto di credere che esseri umani differenti da noi solo per nazionalità o lingua li possano condividere se non l’atavica tendenza del gregge di seguire il pastore) a fronte di questo e dello spettro della fame continuino a coltivare e difendere i loro interessi di bottega.

Oggi una intera categoria di Economisti, monetaristi e neo monetaristi, che ci hanno allietato negli ultimi 11 anni sostenendo che la soluzione alle difficoltà di cammino dell’economia europea e Italiana era un bel cilicio con acuminate punte da stringere accuratamente alla coscia (nella forma di pareggio di bilancio) si sveglia.

Si rimangiano tutto e senza il minimo pudore diventano i nuovi portavoce di teorie che hanno rifiutato di usare per un decennio. E scopre Keynes, che il compito di una economia non è la stabilità dei prezzi o il tasso di rendimento ma … il benessere della popolazione. Che la mancanza di inflazione o un basso tasso di interesse sui mutui … non vale il disagio di un Popolo, una Nazione. Che a Stigliz il premio Nobel non glielo hanno dato come a loro hanno dato i loro posti di super burocrati nelle istituzioni finanziarie. Che Stigliz già anni fa scriveva:

«L’euro non è riuscito a realizzare nessuno di questi due obiettivi: prosperità e integrazione politica. Questi obiettivi sono ora più lontani di quanto non lo fossero prima della creazione della zona euro […] I costi, sia finanziari sia emotivi, di una separazione potrebbero essere molto elevati, ma i costi del restare uniti potrebbero essere anche superiori»

«L’eccedenza della Germania significa che il resto dell’Europa è in deficit e il fatto che questi paesi importano più di quanto esportano contribuisce alla debolezza delle loro economie» . Ho tradotto i paesi in attivo … Germania … si stiano arricchendo a scapito dei paesi in deficit. Ora è arrivato il nostro Cigno Nero.

Quello che aleggiava, che per quanto gravoso riuscivamo ancora a sopportare è diventato … insopportabile oltre che ingiusto e disumano. E non ci vengano a raccontare che è colpa del nostro enorme deficit. Un deficit fino a pochi decenni fa era nelle nostre stesse mani. Se questa politica commerciale non ci avesse defraudato … derubato … a favore della loro bilancia commerciale … di un solo paese … i soldi del nostro deficit per quanto bruciati e spesi da una classe politica fra le più inette e incapaci sarebbero pur sempre soldi nostri di cui non dovremmo dar conto.

Se la Germania e l’Austria e chi con essi ritiene che teorie superate dagli eventi e dalla storia e grazie alle quali già abbiamo dovuto pagare con un conflitto mondiale sia da considerare prioritarie rispetto a Fame e Povertà di intere Nazioni ben diversa è la nostra visione di Europa e ben diverse sono le strade che vogliamo percorrere come Popoli.

Ho amato questa Europa fin da bambino e ne sono figlio. La mia vita sarebbe diversa senza essa. guarda mio figlio, erede di culture così diverse dal mondo Austro Ungarico a quello Germanico, dalla Polonia all’Italia passando per la Sante madre Russa e per quella Americana. Non è l’Italia in cui ho sognato che lui sarebbe vissuta, non è l’ Europa che desideravo per lui, non è il mondo che avrei voluto fosse la sua culla .

Il mio dovere è quello di non accettarlo.

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Coronavirus, Pantano: sospensione rata mutuo è “grande bufala”

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Mauro Pantano, presidente Confederazione Imprese e Professioni di Napoli
Mauro Pantano, presidente Confederazione Imprese e Professioni di Napoli

Dal Presidente della Confederazione Imprese e Professioni di Napoli appello al premier Conte: “Subito ‘scialuppa di salvataggio’ per chi non sta lavorando”

NAPOLI 25 marzo 2020–Sospendere la rata del mutuo sulla prima casa è solo una ‘grande bufala’. L’unica cosa che si può bloccare, fino a 9 mesi, è solo la sorta capitale. Chi ha sottoscritto da qualche anno il contratto paga quasi per l’80% gli interessi, che vengono regolarmente addebitati sul conto corrente”. Lo ha denunciato Mauro Pantano, presidente della Confederazione Imprese e Professioni di Napoli.

In questi giorni chi si sta mettendo in contatto con il proprio istituto di credito, avendo stipulato un finanziamento al di sotto dei 250mila euro per l’acquisto della prima casa, ha scoperto l’amara verità. Eppure – ha aggiunto Pantanol’aiuto economico annunciato dal Governo nel Decreto ‘Cura Italia’ è apparso di grande sollievo per chi ha visto paralizzarsi ogni propria attività e si trova confinato in casa per gli effetti delle disposizioni contro il contagio dal nuovo Coronavirus Covid-19. Ma al danno si è aggiunta anche la beffa perché chi sospende la rata del mutuo pagherà per bene due volte la ‘quota interessi’ vanificando l’intervento del Fondo di garanzia che dovrebbe ‘ristorare’ una parte degli interessi”.

La Confederazione Imprese e Professioni di Napoli lancia un appello al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “E’ necessario predisporre urgentemente interventi economici concreti a favore di chi ha interrotto l’attività lavorativa e non ha disponibilità finanziarie. Occorre lanciare una ‘scialuppa di salvataggio’ a pmi, partite iva e professionisti – conclude Pantanoper non depauperare il tessuto economico e sociale della nostra regione”.

Nota stampa Confederazione Imprese e Professioni di Napoli

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