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Saragozza, Regina d’Aragona tra folklore e devozione

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Saragozza, tra giganti festosi, cattedrali magnifiche e tradizioni avvincenti: un viaggio tra storia e allegria in una città sorprendente

Squilli di tromba e rullo di tamburi, un fiume in fiesta che travolge ciò che incontra. Disordinato, colorato, rumoroso, questo enorme corteo che affolla le vie della città è fatto di persone normali e personaggi strani.

Sono i “Gigantes y Cabezutos” (giganti e testoni), maschere sproporzionate dal corpo di stoffa e cartapesta, che rappresentano personaggi della cultura e del folklore locale. Un’allegra tradizione, ancora tutta da scoprire, che tuttavia si rinnova da sessanta anni e un’accoglienza strabiliante.

Questo è ciò che riserva la città di Saragozza a chi programma un soggiorno a fine gennaio, in concomitanza con i giorni dedicati a S. Vincenzo e S. Valero, vescovo della città, occasione anche per assaggiare il Roscon, tipica ciambella dolce della tradizione. “Regina” di Aragona, regione a nord della Spagna, situata a metà strada tra Madrid e Barcellona, Saragozza è una delle principali città spagnole, tra le meno invase dal turismo di massa. “Esto no es un solar”: questo non è uno spazio vuoto.

Uno slogan che definisce un progetto di riqualificazione urbanistica partito dal 2009, dopo aver ospitato Expo 2008, ma che sottintende anche l’esigenza di questa città di farsi conoscere al mondo per la sua identità. Señora antica e riservata di Spagna, preserva molto bene le sue bellezze, quelle testimonianze lasciatele in eredità da coloro che l’hanno conquistata e posseduta.

Le sue origini, e quelle del suo nome, Caesaraugusta, risalgono all’epoca romana, di cui è possibile vedere ancora le tracce nel Museo del Foro e splendidamente rappresentate dal teatro, che, all’epoca, poteva contenere fino a seimila spettatori.

Fu successivamente conquistata dagli arabi, che costruirono uno degli edifici più belli della città: L’Aljaferia. Castello, residenza reale, caserma, fortezza e perfino prigione ai tempi dell’Inquisizione: un luogo caratterizzato da mura merlate, fossato circostante, e torri difensive, in una delle quali, Giuseppe Verdi, ispirato dal dramma di Antonio Garcia Gutierrez, ha ambientato la sua opera “Il Trovatore”.

Oggi è sede del parlamento aragonese e la diversa funzione assunta nei secoli ne ha arricchito la bellezza nei dettagli: il dominio islamico, che si esalta negli archi a sesto acuto e nei preziosi intagli nella pietra, lo rende uno dei rari esempi di arte “mudejar” (tipica dei musulmani a cui fu concesso di rimanere in terra spagnola, dopo la caduta del regno di El Andalus) fuori dall’Andalusia.

Il Casco Antiguo è il suo cuore originale di Saragozza e “El Tubo” è la strada dove si concentrano localini e ristoranti, la movida da tapas e cerveza. Innegabilmente, però, è l’anima profondamente cattolica che premia la città con due gioielli magnifici: la cattedrale del Salvatore e la Basilica di Santa Maria del Pilar.

La prima, detta anche Cattedral de la Seo, stupisce per la sovrapposizione di tanti stili artistici e architettonici diversi. L’enorme basilica, esempio di arte rinascimentale, neoclassica e barocca, con quattro campanili e dieci cupole minori, vanta, tra l’altro, il soffitto del cupolone centrale dipinto da Francisco Goya, artista aragonese, famoso per i suoi onirici “Capricci”, a cui la città ha dedicato un importante museo.

La basilica è, soprattutto, uno dei santuari mariani più importanti al mondo. L’edificazione della sua prima cappella originale pare sia dovuta proprio all’arrivo della Vergine Maria a Saragozza in carne e ossa, (rimanendo contemporaneamente anche a Gerusalemme) per mezzo di una colonna di diaspro, per convincere l’apostolo Giacomo a perseverare nella sua opera di predicazione.

Quella colonna, il Pilar appunto, ricoperta di bronzo e argento, è conservata ancora oggi nella basilica, che richiama alla devozione migliaia di fedeli del culto mariano ogni anno, soprattutto il 12 ottobre, giorno in cui, alla venerazione della Vergine, patrona di Spagna, si affiancano le celebrazioni per l’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo: un’altra occasione di grande fiesta per veder sfilare Gigantes e Cabezudos per le vie della città.

Lasciando Saragozza, una sola immagine rimane in mente: la sagoma della cattedrale, della basilica, delle cupole e delle torri, quando dal “Puente de Piedra”, con i colori del tramonto, il loro riflesso si fa spettacolo, sul fiume Ebro che curva intorno alla città come in un abbraccio suggestivo. Quello stesso fiume che, nel suo appellativo originario Hiberus, contiene la sorgente del nome della penisola che attraversa. 

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