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Entertainment

È online “9 Sigarette”, il primo album di Luk.

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Soltanto una settimana fa vi abbiamo parlato di “Lucio Battisti”, secondo singolo che anticipava l’uscita ufficiale del disco.

Mentre il web è completamente ingolfato dalle informazioni sul coronavirus e molti artisti rimandano le uscite online di singoli e album, Luk, a ricci bassi, col cuore spalancato al bene, va avanti per la sua strada e lancia il suo primo album.

Nove sigarette“, nove brani, per assecondare il vizio della bellezza, per lasciare che la nicotina scenda gradualmente sopra agli occhi, nella mente e addormenti col sorriso sulla bocca.

Luk ha una scrittura riconoscibile.

Lavora con una costante sovrapposizione di immagini, a volte per associazione di idee, a mo’ di correlativi oggettivi.

Altrove le immagini precipitano le une sulle altre, per dare un “cazzotto negli occhi”, come canta in Febbraio; spostando, contravvenendo ai luoghi comuni, aumentando la vertigine, nel bel mezzo dell’apnea, mentre i denti si consumano, alla ricerca della bellezza, a difesa della bellezza.

Fondamentalmente scrivere soltanto col cuore nella morsa.
Fondamentalmente gli applausi programmati non sono la risposta.

Il Centro di bologna

E i ritornelli di Il centro di Bologna sono un manifesto di intenti.

Urla con cui Luk mette in chiaro chi è e cosa vuole cantare, quanto conti per lui, ma per l’umanità tutta, cercare, scoprire, ascoltare, mangiare bellezza.

Un tatuaggio che chi si nutre di buona musica e letteratura può portarsi inciso addosso, come pelle in gommalacca su cui passa la musica, e passano le parole, e ci passa tutto il mondo dentro.

Come la voce di Luk che ti scava un solco profondissimo nell’innamoramento per le sue frasi, per l’emozione con cui intona ogni singola parola.

Un disco che sa raccontare il disagio transgenerazionale dentro e fuori il dibattito politico.

È una questione umana, e non è solo politica, come canta in Slogan, che sembra essere stata scritta per questo momento storico in cui l’informazione spaventa, annichilisce e imbriglia con la paura

come mezzo di potere, come forma di controllo al cambiamento che deve avvenire, serve per addestrare soldati in una stanza che nel nome della propria tradizione sono in grado di arrivare ad ogni forma di violenza e a quanto pare non è mai abbastanza.

Slogan

Una Giovinezza che balla sulle incertezze che sanguinano rese non tanto convinte.
E allora piovono ancora sigarette, punti interrogativi, beat e sonorità conturbanti che Massimo De Vita, in arte Blindur, e Paolo Alberta, arrangiatori dell’album, hanno saputo costruire per accogliere la canzone d’autore di Luk.

Perché Luk rispolvera quell’etichetta che ai più sembra non significare nulla ma che, quando incontri giganti immensi della parola musicata, torna ad avere senso.

Questo disco mi spinge a parole fuori dalla professionale costruzione di una recensione che, nell’entusiasmo, vorrebbe mantenersi quanto più oggettiva possibile, ma che inciampa nel bene che il sottoscritto, ormai da sempre, vuole alla scrittura di Luk.
Che pure è un fatto oggettivo.

In privato ho approfittato per fargli una sola domanda, quella che, dopo una gestazione lunga 9 sigarette, i giornalisti mai pensano di farti, ma che è come un lungo abbraccio:

“Enzo, come stai?”

Sono felice in questo momento. È una condizione che è difficile provare spesso e un po’ spaventa, ma preferisco non pensarci e godermela. È stato un disco cercato, voluto ed inseguito e finalmente adesso posso concentrarmi su tutto ciò che deve accadere!

E allora, caro Luk, godiamocela e spaventiamoci insieme.

“Ti voglio bene anche io”.

9 sigarette

Venerdì 6 Marzo il disco verrà presentato al MMB Napoli.

https://www.facebook.com/events/565355087524683/

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