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Gasolio oltre i 2 euro e non accenna a scendere: un rischio per l’economia italiana
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Il diesel resta stabilmente sopra quota 2 euro al litro. A pagare non sono soltanto gli automobilisti: trasporti, imprese e distribuzione potrebbero trasferire i maggiori costi sui prezzi finali
Il prezzo del gasolio non accenna a diminuire e quella che potrebbe sembrare una questione riservata agli automobilisti rischia, invece, di trasformarsi in un problema molto più ampio per l’economia italiana.
Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale del gasolio self sulla rete stradale ha raggiunto 2,107 euro al litro, mentre in autostrada si sale a 2,178 euro. In Campania la rilevazione del 20 agosto indica una media di 2,110 euro al litro.
Numeri che assumono un peso ancora maggiore considerando che il diesel continua a costare sensibilmente più della benzina.
E il problema non riguarda soltanto chi ogni mattina mette in moto la propria automobile.
Quando aumenta il gasolio aumenta il costo di quasi tutto
Il gasolio resta uno dei carburanti fondamentali per il sistema produttivo e logistico. Camion, furgoni, mezzi per la distribuzione delle merci, macchine agricole e una parte consistente dei mezzi utilizzati nei cantieri dipendono ancora dal diesel.
Quando il prezzo alla pompa aumenta, quindi, cresce il costo del trasporto.
E quando aumenta il costo del trasporto, prima o poi quella spesa rischia di arrivare sul prezzo finale dei prodotti.
Un camion che trasporta generi alimentari deve fare rifornimento. Lo stesso vale per quello che porta materiali in un cantiere, per il mezzo che consegna merci a un supermercato o per l’impresa che ogni giorno sposta operai e attrezzature.
Il rischio è quello di una catena molto semplice:
più caro il carburante, più caro il trasporto; più caro il trasporto, maggiore il costo delle merci.
Ed è proprio questo meccanismo che potrebbe trasformare il caro-gasolio in un nuovo fattore di pressione sull’inflazione.
Il problema arriva dall’estero, ma lo paghiamo alla pompa
Dietro le tensioni sui carburanti c’è una situazione internazionale estremamente complessa.
Il petrolio è tornato a salire sui mercati internazionali: il Brent si muove attorno ai 92 dollari al barile, sostenuto soprattutto dalle tensioni in Medio Oriente e dalle incertezze sulle forniture.
Ma c’è un elemento ancora più preoccupante: il problema non riguarda più soltanto il prezzo del greggio.
A livello internazionale si registra una forte tensione anche sulla capacità di raffinazione e sulla disponibilità di prodotti già raffinati, in particolare proprio del diesel. Le difficoltà degli impianti del Medio Oriente, i problemi alle raffinerie russe e le tensioni sulle principali rotte energetiche internazionali stanno riducendo l’offerta.
Questo significa che anche un’eventuale diminuzione del petrolio greggio potrebbe non tradursi immediatamente in una riduzione equivalente del prezzo del gasolio.
Il paradosso italiano: il diesel costa più della benzina
È una situazione che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrata quasi anomala.
Il gasolio, storicamente scelto anche per la maggiore convenienza rispetto alla benzina, oggi costa mediamente di più.
Il 19 agosto, sulla rete stradale nazionale, la benzina self era a 1,997 euro al litro contro i 2,107 euro del diesel: oltre dieci centesimi di differenza per ogni litro.
Per un pieno da 50 litri significa oltre cinque euro di differenza. Ma il vero problema emerge moltiplicando quei centesimi per le migliaia di litri consumati ogni mese da un’impresa di trasporto.
A quel punto non parliamo più di qualche euro.
Parliamo di migliaia di euro di costi aggiuntivi.
E dopo il 25 agosto?
C’è poi un’altra data da tenere sotto osservazione.
Il Governo ha prorogato fino al 25 agosto la riduzione di 17 centesimi al litro delle accise sul gasolio. Eppure, nonostante questa misura, il prezzo è tornato praticamente sui livelli precedenti all’intervento.
Se la misura non dovesse essere ulteriormente prorogata o sostituita da altri interventi, il tema potrebbe diventare ancora più delicato.
Il rischio è che una parte dell’aumento venga assorbita temporaneamente dalle imprese, comprimendone i margini, ma che nel medio periodo finisca inevitabilmente sui consumatori.
Non è più soltanto un problema degli automobilisti
Considerare il prezzo del gasolio esclusivamente come una questione legata al costo del pieno sarebbe quindi riduttivo.
Dietro quel numero esposto sui tabelloni dei distributori ci sono il prezzo di una consegna, il costo di una lavorazione agricola, una fattura di trasporto, il costo di un cantiere e, alla fine della catena, il prezzo che troviamo sugli scaffali.
Per questo il permanere del diesel sopra i due euro al litro deve essere osservato con grande attenzione.
L’economia italiana è composta in larga parte da piccole e medie imprese che hanno minori possibilità di assorbire per lunghi periodi aumenti così importanti dei costi energetici.
E se il gasolio dovesse restare su questi livelli ancora a lungo, il rischio non sarebbe soltanto quello di pagare qualche euro in più alla pompa.
Il rischio sarebbe ritrovarci a pagarlo, indirettamente, praticamente su tutto.

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