Quantcast
Connettiti con noi

Politica

Circoli dell’Ambiente, Campania soffocata dal cemento: «Il verde urbano entri nei PUC»

Pubblicato

il

circoli ambiente campania emergenza cemento

Dai Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale l’appello per una nuova progettazione delle città: più alberi, ombra, suoli permeabili e infrastrutture verdi per contrastare isole di calore e cambiamenti climatici

La qualità dello spazio urbano non si misura soltanto attraverso le opere realizzate, gli investimenti mobilitati o la qualità architettonica degli interventi. Si misura anche dalla capacità di una città di offrire verde, ombra, permeabilità del suolo e condizioni di vivibilità adeguate a chi la abita e a chi la visita. È da questa considerazione che è partito il confronto tra i responsabili dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale della Campania, che nei giorni a ridosso di Ferragosto hanno approfondito alcune delle principali questioni ambientali del territorio.

Da Fuorigrotta a Torre Annunziata, la scarsità di alberature è evidente. In una delle aree più densamente urbanizzate della Campania, la presenza del verde appare ancora troppo marginale rispetto alla quantità di cemento, asfalto e superfici impermeabili. E la questione assume un peso particolare perché parliamo dell’area metropolitana che dovrebbe rappresentare il principale biglietto da visita della Campania per chi arriva per turismo: un territorio nel quale paesaggio, patrimonio storico e qualità urbana dovrebbero procedere insieme.

Invece, troppo spesso, la trasformazione degli spazi pubblici continua a privilegiare la componente minerale. Anche interventi nati con l’obiettivo di riqualificare luoghi strategici avrebbero potuto rappresentare un’occasione per aumentare in maniera più significativa la dotazione di verde urbano. È il caso del lungomare di Portici, di Piazza Municipio a Napoli e degli interventi che stanno interessando il lungomare partenopeo. Si tratta di luoghi completamente diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa necessità: progettare spazi pubblici capaci di rispondere non soltanto alle esigenze estetiche e funzionali del presente, ma anche alle condizioni climatiche che dovremo affrontare nei prossimi decenni.

Un recente studio ha evidenziato come le aree urbane caratterizzate da una forte concentrazione di cemento e asfalto possano raggiungere temperature sensibilmente superiori rispetto alle aree meno urbanizzate. È il fenomeno dell’isola di calore urbana, destinato a diventare sempre più rilevante con l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza delle ondate di calore. In questo contesto, alberi e vegetazione non rappresentano un semplice elemento di arredo: attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione contribuiscono alla mitigazione del microclima e possono migliorare sensibilmente la fruibilità degli spazi pubblici.

È per questo che il modo di progettare le opere pubbliche deve cambiare. Una riqualificazione non può essere valutata soltanto sulla qualità della pavimentazione o sull’impatto architettonico dell’intervento. Dovremmo chiederci anche quanta ombra produce, quanta superficie permeabile conserva, quante nuove alberature introduce, come contribuisce alla riduzione del calore e alla gestione delle acque meteoriche.

Il verde, quindi, non può essere ciò che si aggiunge alla fine di un progetto. Deve essere una delle componenti attraverso cui il progetto viene concepito.

La Campania, peraltro, non parte da zero. La Regione ha già individuato nelle infrastrutture verdi, nelle foreste urbane e nelle cosiddette biocittà strumenti importanti per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità e aumentare la resilienza dei territori. Il passaggio successivo deve essere quello di trasformare questi indirizzi in una pratica ordinaria della progettazione urbana.

È questa la riflessione che i Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale intendono portare avanti: “La questione delle infrastrutture verdi deve essere una delle nostre battaglie dei prossimi anni, bisogna introdurre l’obbligo nei PUC”.

Non significa chiedere semplicemente di piantare qualche albero in più. Significa proporre un modello diverso di progettazione: alberature adeguate ai luoghi, suoli permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile, continuità tra le aree verdi, manutenzione programmata e una valutazione degli effetti climatici di ogni grande intervento pubblico.

Il tema riguarda direttamente anche la competitività turistica della Campania. Chi arriva nella nostra regione non incontra soltanto monumenti e paesaggi, ma attraversa piazze, strade, lungomari e quartieri. La qualità di questi spazi contribuisce all’immagine complessiva del territorio tanto quanto la qualità del patrimonio storico e culturale.

Per questo non possiamo limitarci a domandarci quante opere realizziamo. Dobbiamo iniziare a chiederci “quale città stiamo costruendo attraverso quelle opere”.

La Campania ha bisogno di una nuova stagione di infrastrutture verdi, capace di tenere insieme ambiente, urbanistica, turismo e qualità della vita. E la sfida dei prossimi anni deve essere proprio questa: fare in modo che ogni nuova trasformazione urbana lasci alla città non soltanto una nuova pavimentazione o una nuova infrastruttura, ma anche più verde, più ombra, più permeabilità e maggiore resilienza.

Comunicato stampa

Pubblicità
Pubblicità