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“Quello era un posto” di Sonia M. Laezza: viaggio nel terremoto silenzioso di Valentina
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Con “Quello era un posto”, Sonia M. Laezza non offre redenzioni miracolose, ma un percorso duro fatto di ricadute, progressi minimi. Un quadro molto più vero della vita.
Casa Editrice: Morellini Editore
Collana: Varianti
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 216
Prezzo: 18,00 €
Codice ISBN: 979-1255272397
“Quello era un posto” di Sonia M. Laezza è un romanzo che vive su due piani temporali – il presente, a volte nitido e altre volte sfocato, e un passato che pulsa come una ferita aperta – e in cui si narra una storia delicata con uno stile che mescola introspezione, ironia, dolore e una sorprendente lucidità. Incontriamo la protagonista dell’opera, Valentina, nelle tribune di una piscina, seduta “al suo solito posto”; proprio lì, mentre osserva la figlia che sta nuotando, si riattiva il filo che la collega a ciò che è accaduto più di dieci anni prima: il terremoto interno della depressione post partum.
Vista da fuori, Valentina era una di quelle donne che aveva tutto sotto controllo: un lavoro, due bambine piccole, un compagno affettuoso, la vicinanza dei genitori; un quadro che molti riconoscono, perché è quello che spesso la società pretende di vedere. L’autrice, tuttavia, ci conduce dentro i pensieri che si slabbrano, nelle notti insonni, nell’estraneità crescente verso il proprio corpo e il proprio ruolo e, soprattutto, dentro il timore più indicibile di tutti – quello di poter fare inconsapevolmente del male alle proprie figlie.
Il romanzo prende forma proprio in questi interstizi dove la realtà non combacia più con ciò che dovrebbe essere: la narrazione alterna momenti di quotidianità vivida – le coliche, i temporali, i portoni sbattuti, le filastrocche scaramantiche – a incursioni profonde nel disagio, nella dissociazione, nel tentativo disperato di “aggiustarsi” mentre tutto sembra rompersi. La figura del padre di Valentina è una presenza costante: l’uomo che vede ciò che molti ignorano, che riconosce i segnali perché sono gli stessi che ha conosciuto nell’amore della sua vita. Non è un eroe né un salvatore: è un uomo che si arrabbia e che ama, che accompagna e che supporta, ed è grazie alla sua umanità imperfetta che diventa uno dei personaggi più memorabili dell’opera.
L’incontro con la terapia, dapprima rifiutata e poi necessaria, segna un cambiamento quasi fisico in Valentina: quella stanza diventa un punto fermo, un luogo in cui affrontare la presenza che la abita e che lei chiama semplicemente il Lupo. Non un mostro esterno ma una parte di sé, una componente del proprio modo di essere e di sentire che chiede attenzione e ascolto. Sonia M. Laezza non offre redenzioni miracolose; ciò che restituisce, invece, è molto più vero: un percorso con le sue ricadute, con i suoi progressi minimi, con la paura di stare male e quella – forse più grande – di stare bene. È un racconto che riguarda tutte e tutti, e non solo chi ha figli; parla dell’eredità emotiva che ci portiamo addosso, della possibilità di rompere i silenzi, dei luoghi in cui ci fermiamo per sentirci integri. Link di vendita su Amazon

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