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Cronaca

Criminalità minorile a Caserta: il Garante denuncia il fallimento dei decreti punitivi e chiede investimenti nelle periferie

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Punire di più non basta: serve presenza, opportunità e educazione per fermare la deriva dei giovani nelle periferie

Come Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta, e come uomo delle istituzioni prima ancora che sacerdote, non posso più tacere di fronte allo spettacolo indegno che stiamo vivendo: una gioventù abbandonata, una criminalità minorile che esplode, e uno Stato che risponde con decreti–bandiera che non risolvono nulla.
Si è venduto il “modello Caivano” come la grande svolta.

Doveva essere il fiore all’occhiello, il laboratorio del riscatto, il deterrente per i baby boss. E invece? Invece oggi ci ritroviamo con la criminalità minorile in aumento, più violenta, più arrogante, più disperata.

Ci ritroviamo ragazzini armati, ragazzini che sparano, ragazzini che sfidano lo Stato perché non lo vedono, non lo sentono, non lo temono. E qui arriva il “grande rimedio”: il tanto celebrato Decreto Nordio.

Cosa prevede?

Prevede principalmente inasprimenti, più facilità di applicare misure cautelari, qualche stretta processuale, e un’idea di fondo tanto semplice quanto fallimentare: punire di più, educare di meno. Un decreto che sembra scritto con la convinzione che basti mandare più ragazzi
davanti a un tribunale per fermare la deriva. Ma la repressione, da sola, non è mai stata una cura.

È solo un cerotto su una ferita infetta. E mentre il Governo annuncia trionfalmente riforme severe, la realtà la raccontano i fatti: A Bosco Tre Case, un ragazzo si è costituito non per paura dello Stato, non per effetto dei decreti, ma perché toccato da un appello umano, diretto, accorato, quello di Gennaro Panzuto, un uomo che dal suo passato criminale ha saputo trarre un impegno nuovo, credibile, autentico. Un uomo che ha più impatto su certi giovani di intere pagine di Gazzetta Ufficiale. Questo dovrebbe farci riflettere.

Il cambiamento non lo produce chi inasprisce le pene, ma chi tocca le coscienze. La sicurezza non nasce dalle norme, nasce dalle opportunità. E la criminalità non si sconfigge con la paura, ma con la presenza. Io non posso guardare inerme questa mattanza di giovani. Non
posso accettare la narrazione comodissima secondo cui “basta punire di più e tutto si aggiusta”.


E non posso più tollerare il silenzio di chi avrebbe il dovere di educare, guidare, accompagnare – famiglie, scuole, istituzioni, parrocchie, politica – e invece si gira dall’altra parte perché è più facile incolpare il ragazzino di 14 anni che ammettere i fallimenti di un sistema. Serve coraggio: il coraggio di investire seriamente nelle periferie, nella scuola, negli educatori di strada, nei centri sportivi, nella prevenzione, nelle famiglie ferite. Il coraggio di dire che il “modello Caivano” è fallito non per colpa dei ragazzi, ma per l’assenza di continuità, risorse e credibilità dello Stato. Il coraggio di ammettere che un decreto non basta.


E lo dico chiaramente: Se continuiamo così, non stiamo reprimendo la criminalità minorile. Stiamo solo selezionando la prossima generazione di detenuti. Io, come Garante, sarò sempre la voce di chi non ha voce. E non smetterò mai di denunciare ciò che non funziona. Perché ogni ragazzo perso alla vita è una sconfitta per tutti, non solo per lui.

NOTA STAMPA Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta

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