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La terapia del Viaggio

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L’intenso racconto di una rinascita attraverso il Cammino di Santiago, tra le pagine del libro “Sulle mie spalle, dentro il mio cuore” di Michele Bisceglia.

Alla parola “Viaggio” si associa quasi sempre un significato immediato di “vacanza” o “conoscenza”; meno comune è pensare al “viaggio” come terapia di rigenerazione, non intesa solo come “remise-en-forme” fisica, ma proprio come una cura del proprio benessere psicologico, efficace per guarire dai mali dell’Anima. Ci si allontana dal quotidiano, dal conosciuto, adottando ritmi più consoni alla riconnessione con la Natura e con quelle risorse personali, di cui abusiamo nel quotidiano, non rispettandone i tempi di rigenerazione e che vengono a mancare, in seguito ad eventi dolorosi a cui non si può mai essere del tutto preparati.


Il Cammino di Santiago rappresenta al meglio la funzione terapeutica del viaggio inteso sia come spostamento, ma che del movimento: il cammino come tecnica di meditazione, per liberare la mente e confortare lo spirito. Esistono diversi itinerari che conducono a Santiago de Compostela così come infiniti sono i relativi reportage di questo incredibile viaggio: tanti quanti sono coloro che decidono, ad un certo punto della vita, per motivi del tutto personali, di confrontarsi con la strada e con se stessi, con limiti personali e con paure ataviche, con la fede religiosa o con un approccio spirituale più estensivo. Chi sceglie di intraprendere il Cammino non lo fa soltanto per raggiungere a piedi la città galiziana, nel nord della Spagna e varcare la soglia della cattedrale, sorta nel punto in cui furono ritrovate le spoglie dell’apostolo Giacomo, decapitato in Palestina dopo la sua opera di evangelizzazione; chi si mette sulle vie per Santiago, lo fa per affrontare un’esperienza spirituale totalizzante che si avvicini ad una vera e propria esperienza di rinascita.


La perdita di una figlia, una bambina di appena 6 anni, a causa di una grave malattia, fa sprofondare un padre in un baratro profondo e grigio: la conseguente depressione lo priva violentemente della capacità di intercettare le emozioni positive, quei colori dell’arcobaleno che hanno gli unicorni, gli animali mitologici tanto amati dalla sua bambina. In preda alla disperazione, quest’uomo decide di partire per un viaggio. “Sulle mie spalle, dentro il mio cuore” è il libro di Michele Bisceglia, edito da “Franco Di Mauro Editore”, in cui l’avvocato napoletano racconta, in prima persona, la sua esperienza da pellegrino in cerca della “Luce”, sperando che la storia del suo percorso di elaborazione del dolore possa divenire testimone di speranza, di rinascita, per chiunque si trovi ad affrontare un momento di grave difficoltà. Non è la causa del dolore a differenziarci, quanto la sua universale brutale irruenza a renderci uguali nel tormento.

 Libro “Sulle mie spalle, dentro i mio cuore” di Michele Bisceglia


Inutile cercare, tra le pagine di questo libro, coordinate o riferimenti turistici, perché il Cammino è il viaggio di chi si è perso e parte per cercare risposte. La geografia dei luoghi si defila in favore di un itinerario di metabolizzazione del vissuto emozionale, in cui sono le tappe che l’anima compie attraversando paesaggi reali e scenari onirici, in cui anche il confronto con le esperienze degli altri personaggi incontrati (veri o espedienti narrativi poco importa, comunque fondamentali ai fini un dibattito a scopo evolutivo,) consentono, passo dopo passo, di trasformare quel pesante bagaglio di dolore con il quale si parte, da zavorra a risorsa, utile per raggiungere una nuova consapevolezza.

Guardare a ciò che ci accade come un’occasione di crescita, anche quando la ragione non sembra la via più efficace alla comprensione. Il passato è immutabile e il futuro non è prevedibile: non resta che vivere il presente, essere presente, lasciando andare tutto ciò che non consente una piena consapevolezza del vivere. Una lezione di saggezza che, come si legge nel libro, viene proprio dai bambini: rispetto agli adulti, persi nei rimpianti del passato o proiettati nelle ansie del futuro, essi sono capaci di vivere sempre “al presente”.

Nel caso dell’autore, il presente è rappresentato dall’impegno costante proprio verso i bambini, attraverso l’associazione “Gli Unicorni di Diana”, costituita insieme alla moglie Rossella in ricordo della loro figlia, che si occupa di promozione e informazione sulle donazione di sangue e midollo osseo in favore di ospedali pediatrici.

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