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Ultima Generazione: Roma, due nuove processi

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Il decreto sicurezza colpirà ogni cittadino nel suo diritto al dissenso

Roma, 14 Maggio 2025 – Lunedì 12 e martedì 13 maggio presso il tribunale di Roma si sono tenute due udienze predibattimentali per i processi ad Ultima Generazione relativamente alle azioni:

·       Roma, via del Corso del 14 maggio 2024. Persone coinvolte: 7. Reati contestati:

Art. 76, c.3 D.lgs. 159/2011 (violazione fvo), art. 81, art. 110 (concorso al reato), art. 639 c. 2 c.p.

L’udienza è stata rinviata al 6 ottobre 2025.

·       Roma, Tangenziale Est del 17 maggio 2023. Persone coinvolte: 14. Reati contestati: artt. 110, 112 c. 1 n. 1, 340 c. 1,2 c.p. (interruzione di pubblico servizio), art. 76, comma 3 d. lgs. 159/2011

L’udienza è stata rinviata al 24 novembre 2025

ADESSO PROCESSANO NOI, I PROSSIMI POTRESTE ESSERE VOI

Il processo che ci vede imputati oggi è lo specchio del DL Sicurezza, inizialmente presentato come disegno di legge: un testo che rappresenta il peggiore populismo penale, pieno di norme incostituzionali e esplicitamente pensato per reprimere il dissenso. Non riuscendo a farlo passare in Parlamento con il dovuto confronto democratico, il governo ha deciso di trasformarlo in un decreto legge – un vero e proprio colpo di mano. Il ministro Piantedosi ha dichiarato che «i tempi si sarebbero prolungati troppo». In altre parole, si è scelto di aggirare il dibattito democratico perché troppo lento rispetto alla fretta di colpire chi protesta.

Con il nuovo decreto, gli operai che si siederanno su una strada per difendere il proprio posto di lavoro da qualche multinazionale che per fare profitto delocalizzerà all’estero, potrebbero essere condannati a sei anni di carcere. Anche gli studenti che occuperanno lo spazio all’esterno dell’università, per chiedere un reale diritto allo studio, per primo alloggi ad affitti accessibili, andranno incontro alla stessa pena. Chiunque, abitante, attivista, esponente politico, protesterà in un cantiere per la realizzazione di una grande infrastruttura inutile, costosa e impattante, come ad esempio il ponte sullo Stretto, potrebbe essere condannato fino a vent’anni di carcere.

LA VERA EMERGENZA E’ QUELLA DI UN GOVERNO AUTORITARIO E POLIZIESCO

Come ha ricordato più volte la Corte costituzionale, il decreto legge è uno strumento eccezionale, da usare solo in caso di reale necessità e urgenza. È un principio chiaro: se non c’è un’emergenza, il decreto non è legittimo. E allora ci chiediamo: qual è l’urgenza? Quale minaccia imminente giustifica l’imposizione, senza confronto democratico, di misure così repressive? La realtà è che l’unica urgenza del governo è zittire il dissenso. Questo decreto è l’ennesimo atto di asservimento e annichilimento del Parlamento, ridotto sempre più a semplice spettatore. È un uso distorto e pericoloso della legge, che svuota la democrazia mentre finge di rispettarla. Non serve immaginare un ritorno al passato: l’autoritarismo oggi passa anche per strade “legali”, usando strumenti apparentemente legittimi per limitare spazi di libertà e confronto.

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