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Visto da dentro. Espedito Petacca: “L’arte come forma di terapia e di riscatto sociale”
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12 mesi fail

Intervista ad Espedito Petacca, affetto da tetraparesi spastica infantile. Nelle sue risposte un aiuto concreto per chi si trova in tale condizione
Espedito Petacca, una vita battaglie per vedersi riconoscre grandi e piccoli diritti, decide di rispondere alle nostre domande, raccontando la sue esperienza di vita non sempre positiva, in un piccola città della provincia di Napoli. Questa è la motivazione che lo ha portato a sposare un progetto denominato “Libertà”, una canzone dell’artista Alessandro Ferrara, nel cui video Espedito è l’attore protagonista.
Quali sono le tue difficoltà a vivere in contesti dove la disabilità non viene trattata adeguatamente?
Quando percorro le strade cittadine del mio piccolo paese con uno scooter per disabili, mi imbatto spesso in enormi difficoltà, come scivoli ostruiti da auto. Può sembrare una banalità, ma ti assicuro che non è cosi. Quanto oso chiedere spiegazioni al proprietario, la risposta è spesso lapidaria e disarmante: “E io dove la metto?”, accompagnato da un ben poco caritatevole “Tu perché non stai a casa che è meglio?”. Ecco che scatta in me immediatamente un senso di frustrazione: ancora nel 2025 devo sopportare risposte dalla verve fondamentalmente cafona. Tale frustrazione, però, genera in me una rabbia bruciante.
Ciò mi porta, d’instinto, a rispondere in maniera molto altrerata ed il più del volte il mio interlocutore non intende minimamente la mia indignazione e in genere si allontana anche con aria soddifatta.
Quando accade ciò con quale stato d’animo ti allontani?
Quando accadono questi episoni e rientro tra le mie mura domestiche, la furia iniziale si placa in una riflessione più ampia: è inutile sfogare la mia amarezza sulla singola persona, perché il problema affonda le radici in un sistema che appare malato. Un sistema che non promuove adeguatamente cultura, informazione e una reale tutela delle pari opportunità.
Quindi cosa fai per diffondere la cultura e mostrare agli altri che un altro modo è possibile e soprattutto abbattere la frustrazione?
Esiste un luogo dove questa sensazione di frustrazione svanisce, dove la cultura raggiunge livelli sublimi e mi sento in piena libertà. Ciò si verifica quando salgo su un palcoscenico, di fronte a una platea. L’atmosfera del teatro mi avvolge, consentendomi di esprimermi con calma e, soprattutto, di trasmettere emozioni che vengono amplificate dalla magica relazione che si crea con il pubblico, attraverso le risate o il pianto condiviso.
In questo contesto provo un senso di appagamento intenso quando, al termine della performance, gli spettatori mi pongono domande, desiderosi di approfondire un determinato argomento che ho portato in scena. Non si curano più del mio aspetto o della mia andatura claudicante, ma tutto diventa autenticità, un modo per mostrare me stesso senza filtri, e ciò per me è profondamente gratificante.
Hai qualche ricodo che vuoi condividere con i nostri lettori?
Tra i ricordi più vividi e indelebili mi sovviene un episodio in particolare che continua a risuonare nel mio cuore: l’esperienza come clownterapist. Ricordo distintamente la fine di una performance e le parole di un bambino che, con innocenza disarmante, mi disse: “Dai, ora finiscila di fare il clown!”.
Alla mia risposta, un semplice “Eh… ma io non la finisco mai di fare il clown”, quel bambino rimase sorpreso. Lui era convinto e certo che il mio modo di camminare claudicante, la mia parlata caratteristica della tetraparesi spastica, fosse solo finzione, parte del personaggio. I bambini, ti sorprendono sempre.
Incredibile, cosa è accaduto da quel momento?
Da quell’incontro illuminante, ho compreso una verità fondamentale: l’arte non è solo la mia migliore terapia psicologica, ma anche un potente strumento per aiutare gli altri a superare le barriere del pregiudizio. Essa offre una visione più autentica di persone come me che, troppo spesso a causa di una patologia fisica, si sentono trattare come individui privi di piena capacità di intendere e di volere.
Con questa consapevolezza, ho accettato il ruolo di protagonista nel videoclip “Libertà”, propostomi dal mio amico Alessandro Ferrara. Proprio con Alessandro abbiamo intrapreso un percorso artistico che dura da decenni, impegnato anche nel sociale. In “Libertà”, cerco di rappresentare la libertà di espressione come un traguardo raggiungibile solo smascherando le nostre paure più recondite e smantellando i pregiudizi radicati nella società.
La libertà reale per te quando si concretizza?
Per me, la vera libertà si concretizza nel vivere la propria condizione di disabilità motoria in una società che non ti percepisce come un peso, che non ti fa sentire inutile o “semplicemente” un disabile.
Quindi cosa dovrebbe fare o cosa dovrebbe garatire la società?
Semplice, dovrebbe garantire un lavoro dignitoso e, soprattutto, il rispetto incondizionato della diversità. Questo è possibile solo impegnandosi seriamente, non a chiacchiere come spesso avviene, in concrete azioni che mirano ad applicare i principi sanciti nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e i principi sanciti nella Costituzione della Repubblica italiana.
Chiedi una cosa talmente semplice e chiara che ai più sembra difficile.
Sembra proprio di si! Purtroppo, la realtà attuale dipinge un quadro ben diverso: oggi, le persone svantaggiate a causa di una patologia vengono trattate prevalentemente come un ostacolo al sistema economico, anziché come una vera e propria risorsa di cui valorizzare saggiamente le potenzialità latenti.
Ciò, a mio avviso, ha radice in una società orientata a inseguire obiettivi sempre più disumani. Mi spiego meglio. La maggior parte dei governanti e delle aziende sembra concentrata su imperativi di super produttività, superpoteri e superprofitti e, in ultima analisi, superuomini. Nessuno, però, si rende conto che i superuomini non esistono e si scade nello sfruttamento più assoluto, relegando in secondo piano la necessità di affermare, in modo strutturale, i principi di cooperazione per un’economia solidale e la costruzione di una società realmente civile e giusta.

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