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Horace Walpole e Il castello di Otranto

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Il Castello di Otranto: nascita del romanzo gotico e i suoi temi fondamentali

Spetta indubbiamente a Horace Walpole l’onore di aver creato il nuovo genere del romanzo gotico con la pubblicazione, nel 1764, del Castello di Otranto, e di averlo reso così affascinante da aprire un percorso che sarà seguito da diversi autori dopo di lui. Il primo intento di Walpole era, in realtà, quello di mescolare due tipi di romanzo, quello antico e quello moderno, come ebbe a spiegare egli stesso nella prefazione alla seconda edizione.

E come tale, infatti, si pone Il castello di Otranto; esso è un trait d’union tra il romanzo cavalleresco, che aveva imperato nella letteratura fino ad allora come simbolo dell’aristocrazia, ed il nuovo romanzo didattico-sentimentale, tipicamente borghese.

Nel Castello di Otranto, Walpole ci presenta una storia che si svolge nel Medioevo. In verità, l’autore non fornisce alcun dettaglio sul periodo storico in cui gli eventi si svolgono e questo non perché sia poco attento ai particolari; a lui non interessa procurare al lettore dei riferimenti temporali particolareggiati, ma dare il senso del passato in generale.

Tuttavia, un dettaglio sulle date viene fornito nella prefazione alla prima edizione dall’autore stesso: tra il 1095, anno della Prima Crociata, ed il 1243, anno dell’ultima Crociata. Questo dettaglio è ancora più definito se si pensa che Federico, il padre di Isabella, avvisato in sogno del pericolo che corre la figlia, torna proprio dalla Crociata in suo soccorso. Inoltre, i nomi spagnoli dei servitori Jaquez e Diego sembrano indicare che la storia abbia luogo dopo l’insediamento degli Aragonesi sul trono di Napoli.


Nella prefazione alla prima edizione dell’opera, Walpole finge di riportare una storia desunta da un libro pubblicato a Napoli nel 1529, trovato in una biblioteca privata, e che ha tradotto per presentarla al suo pubblico. Il topos del manoscritto ritrovato, oltre a proteggere l’autore da eventuali reazioni sgradite, da un lato rendeva molto più credibile la storia che, altrimenti, non sarebbe stata verosimile; dall’altro, diventava un elemento fondamentale nella letteratura gotica, una “finzione nella finzione”, che accreditava la storia come verace. Il castello di Otranto narra la storia di Manfred, diventato principe di Otranto dopo che suo nonno aveva usurpato il trono al legittimo proprietario, Alfonso, e dei suoi tentativi per mantenere la signoria in suo possesso.


In qualità di primo romanzo gotico della letteratura, nel Castello di Otranto, Walpole pone temi ed elementi che si ritroveranno, tutti o in parte, in maniera identica o leggermente diversa, nei romanzi gotici a venire. I temi più ricorrenti sono i seguenti:


  • La reclusione: uno dei temi più usuali, legato al personaggio dell’eroina e/o dell’eroe; i luoghi più comuni in cui gli eroi vengono rinchiusi sono solitamente il castello con le sue prigioni e i suoi sotterranei e il convento/monastero;

  • I sotterranei: claustrofobici e labirintici, possono essere avvertiti come via di salvezza per l’eroina in fuga, solitamente inseguita dal villain;

  • Il sogno: spesso rivelatore oppure aiuto nel risolvere un mistero, il sogno è un elemento tipico del romanzo gotico;

  • La verticalità: tipicamente associata all’architettura gotica, la verticalità simboleggia la risalita dell’eroe e/o dell’eroina dalla reclusione alla libertà;

  • La notte: la notte si presenta sempre come minacciosa, inquietante, in cui il Male può facilmente nascondersi; il buio della notte diventa un elemento terrificante perché potenzialmente pericoloso;

  • L’ambientazione storico-geografica e il topos del manoscritto ritrovato: il periodo storico in cui si svolge l’azione fa sempre riferimento ad un passato piuttosto lontano, solitamente al Medioevo. Anche l’ambientazione geografica è piuttosto generale, non dettagliata; essa fa spesso riferimento all’Oriente o a paesi a religione cattolica (Italia o Spagna). Tipicamente gotico, il tema del manoscritto ritrovato e tradotto, che fa riferimento ad eventi accaduti in un lontano passato ed in un luogo lontano;

  • Il coinvolgimento della natura: la natura ha un ruolo da protagonista: la notte, i boschi, la luna, le montagne, i panorami, tutto contribuisce a rendere l’ambientazione naturale un vero e proprio personaggio, come nelle descrizioni prolisse che si ritrovano soprattutto nelle opere di Ann Radcliffe.

  • Gli intrecci minori: nel romanzo gotico, oltre alla trama principale, c’è almeno un’altra storia secondaria che viene narrata nel corso del libro e che spesso ha legami con la storia principale. Questo tipo di romanzo è tipico del romanzo picaresco degli inizi del secolo, il cui maggior esponente è Daniel Defoe.

  • Il castello: è il luogo in cui si svolge gran parte dell’azione del romanzo; tipicamente claustrofobico, è l’immagine del potere e si staglia nel paesaggio circostante come un edificio scuro, impenetrabile, spesso isolato. La funzione espletata dal castello, in alcuni romanzi successivi, potrà essere realizzata dal convento oppure da ambedue;

  • Il soprannaturale: elemento caratterizzante, si offre al lettore sotto diversi aspetti: visioni terrificanti, profezie di distruzione, presenza di fantasmi;

  • L’atmosfera tetra: viene costruita essenzialmente su eventi soprannaturali e sostenuta da versi di animali (ululato di cani e lupi o versi di gufi e civette), rumori inspiegabili (catene, passi, porte che sbattono) e dalle condizioni atmosferiche (pioggia, nebbia, vento, lampi, ecc.);
    La triade malvagio-eroina-eroe: sono i tre personaggi principali, che non mancano mai nei romanzi gotici: un uomo malvagio, ma molto potente che viene sconfitto con l’onestà e la purezza di cuore dell’eroe e soprattutto dell’eroina;

  • L’amore contrastato: derivato dal romanzo cavalleresco, viene trapiantato nel romanzo gotico con successo; esso sottolinea le traversie che l’eroe e/o l’eroina dovranno attraversare prima di giungere alla felicità finale che consiste nel congiungersi in matrimonio;

  • L’agnizione finale: l’eroe non è mai quello che sembra essere e nella parte finale del romanzo questo viene messo in luce; con l’agnizione finale, egli riacquista la sua vera identità, celata da natali oscuri e poco chiari, mettendo così fine all’usurpazione perpetrata dal malvagio su beni e terre che non gli spettano e facendo il primo passo verso il matrimonio con l’eroina e la felicità.

Gioia Nasti

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