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UNICEF: oltre 1,2 milioni di minori in povertà assoluta in Italia

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Presentato il IV Monitoraggio 2026 dell’Agenda UNICEF per l’infanzia e l’adolescenza. Preoccupano povertà minorile, disabilità, salute mentale e divari territoriali nei servizi educativi.

L’Italia continua a fare i conti con profonde disuguaglianze che coinvolgono direttamente bambini e adolescenti. È quanto emerge dal IV Monitoraggio 2026 del documento “Le cose da fare. Agenda UNICEF 2022-2027 per l’infanzia e l’adolescenza”, presentato da UNICEF Italia nell’ambito del programma Officine UNICEF.

Il rapporto analizza lo stato di attuazione delle principali politiche dedicate all’infanzia e all’adolescenza nel nostro Paese, concentrandosi su cinque grandi aree: cambiamento climatico, non discriminazione, educazione di qualità, salute mentale e benessere psicosociale e genitorialità.

Oltre 1,2 milioni di minori vivono in povertà assoluta

Uno dei dati più significativi riguarda la povertà minorile. Secondo il monitoraggio, nel 2024 sono 1.283.000 i minorenni che vivono in famiglie in povertà assoluta, pari al 12,3% delle famiglie con figli minorenni.

Si tratta di una realtà che continua a colpire centinaia di migliaia di famiglie italiane, con differenze particolarmente marcate in base al territorio, alla cittadinanza e alla composizione familiare.

Scuole ancora poco accessibili agli studenti con disabilità

Il rapporto evidenzia criticità anche sul fronte dell’inclusione scolastica.

Nell’anno scolastico 2024-2025 solo il 40% degli edifici scolastici italiani risulta accessibile agli alunni con disabilità motoria. Un dato che mostra come persistano ancora significative difficoltà strutturali nonostante l’aumento del numero di insegnanti di sostegno e degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione.

Crescono gli studenti con disabilità

Nello stesso periodo gli alunni con disabilità sono aumentati del 5%, mentre i docenti di sostegno sono cresciuti del 6%. Migliora anche il numero di insegnanti specializzati, passato dal 63% al 78% negli ultimi cinque anni.

Permangono tuttavia problemi legati alla continuità educativa e alla disponibilità di personale qualificato.

Calano i NEET e migliora la dispersione scolastica

Tra i segnali positivi evidenziati dall’UNICEF vi è la riduzione del numero dei giovani che non studiano e non lavorano.

Nel 2025 i NEET rappresentano il 13,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, in diminuzione rispetto al 15,2% registrato nel 2024.

Migliora anche il dato relativo alla dispersione scolastica. Nel 2026 la dispersione esplicita si attesta al 7,3%, mentre quella implicita scende al 6,3%, entrambe in miglioramento rispetto agli anni precedenti.

Restano forti i divari territoriali

Nonostante i progressi, il rapporto sottolinea che le differenze tra Nord e Sud continuano a incidere pesantemente sulle opportunità educative delle nuove generazioni.

Particolarmente evidente il divario nell’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia.

Asili nido: il Sud resta indietro

Nel 2023-2024 la copertura nazionale dei posti disponibili nei nidi e nei servizi integrativi per bambini da 0 a 2 anni ha raggiunto il 31,6%.

Dietro il dato nazionale si nascondono però profonde differenze territoriali. In Campania il tasso di copertura si ferma al 13,2%, in Sicilia al 13,9% e in Calabria al 15,7%, mentre molte regioni del Centro-Nord hanno già raggiunto o superato gli obiettivi fissati a livello nazionale.

Il cambiamento climatico preoccupa i giovani

La crisi climatica continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni delle nuove generazioni.

Nel 2025 il 64,4% dei ragazzi tra 14 e 19 anni si è dichiarato preoccupato per i cambiamenti climatici. Parallelamente cresce l’attenzione per l’impatto psicologico della questione ambientale.

Secondo un sondaggio UNICEF-Youtrend, il 22% degli italiani dichiara infatti di sperimentare forme di ecoansia, mentre il 7% manifesta sintomi fisici e il 9% sintomi psicologici con frequenza almeno settimanale.

Salute mentale: servono investimenti

Il monitoraggio evidenzia la necessità di rafforzare i servizi dedicati alla salute mentale di bambini e adolescenti.

L’indice di salute mentale elaborato nell’ambito degli indicatori BES si è attestato nel 2025 a 68,7, sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti.

Per l’UNICEF è necessario investire maggiormente nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nel rafforzamento dei servizi territoriali.

L’appello dell’UNICEF alle istituzioni

A commentare i risultati del rapporto è stato il presidente di UNICEF Italia, Nicola Graziano.

“In questo scorcio di legislatura, continuiamo a chiedere a Governo e Parlamento di agire dando priorità a misure che abbiano impatto positivo sulla vita presente e futura dei bambini e degli adolescenti.”

Secondo Graziano, alcuni indicatori mostrano miglioramenti, ma molte criticità restano ancora irrisolte.

“Il Monitoraggio 2026 ci consegna un quadro in movimento: alcuni indicatori migliorano, altri restano fermi o peggiorano, ma in ogni caso ci dicono che norme e politiche efficaci per l’infanzia e l’adolescenza non possono più essere rinviate.”

“Partire dall’ascolto dei giovani”

Una delle novità dell’edizione 2026 riguarda il maggiore coinvolgimento diretto di ragazze e ragazzi nel monitoraggio.

“Quest’anno abbiamo scelto di partire dall’ascolto: le ragazze e i ragazzi che abbiamo incontrato nei nostri percorsi di partecipazione ci hanno detto con chiarezza cosa manca e cosa funziona nella loro vita quotidiana.”

Il presidente dell’UNICEF Italia ha poi concluso con un invito alle istituzioni.

“Chiediamo alle istituzioni di ascoltare questa voce con la stessa serietà con cui noi l’abbiamo raccolta.”

Il rapporto rinnova infine l’appello a Governo, Parlamento e amministrazioni affinché le evidenze raccolte si traducano in interventi concreti, con particolare attenzione alla lotta contro le disuguaglianze, al rafforzamento dei servizi pubblici e alla partecipazione attiva di bambini e adolescenti nei processi decisionali che li riguardano.

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