Cronaca
Truffe agli anziani a Napoli e provincia, l’appello dei Carabinieri: attenzione
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Dal finto nipote al falso Carabiniere: i raggiri più diffusi contro gli anziani e i consigli dell’Arma per riconoscerli e prevenirli
NAPOLI – Una telefonata in più può fare la differenza. È questo il messaggio rivolto dai Carabinieri di Napoli a familiari, amici, vicini e conoscenti delle persone anziane, soprattutto di quelle che vivono sole. Il fenomeno delle truffe ai danni degli anziani continua a rappresentare una seria emergenza e i malviventi fanno leva soprattutto sulla solitudine, sulla fiducia e sulla paura provocata da una presunta situazione di pericolo.
L’appello dell’Arma arriva in un periodo dell’anno particolarmente delicato. Durante le settimane estive, mentre molte famiglie si spostano per le vacanze, diverse persone anziane possono rimanere sole nelle proprie abitazioni. Mantenere un contatto quotidiano con loro significa non soltanto verificare le condizioni fisiche, ma anche ridurre l’isolamento che può favorire l’avvicinamento dei truffatori.
Il meccanismo dei raggiri è spesso semplice. Il truffatore crea una situazione di emergenza, alimenta l’ansia della vittima e la spinge ad agire rapidamente, chiedendo denaro, gioielli oppure informazioni personali. Proprio la fretta diventa uno degli strumenti principali utilizzati dai malviventi per impedire alla persona anziana di verificare quanto sta accadendo.
La regola fondamentale: le Forze dell’ordine non chiedono denaro
Uno dei principi da ricordare è particolarmente semplice: Carabinieri e altre Forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere un problema giudiziario, evitare un arresto o mettere al sicuro i propri beni.
Tra gli schemi più ricorrenti c’è quello del finto Carabiniere o del falso avvocato. La vittima riceve una telefonata nella quale viene raccontato che un figlio o un nipote sarebbe rimasto coinvolto in un incidente, sarebbe stato arrestato o avrebbe comunque bisogno di aiuto per una presunta vicenda giudiziaria. La richiesta di denaro viene presentata come urgente e, poco dopo, un complice può arrivare direttamente a casa per ritirare contanti o preziosi.
A rendere il raggiro ancora più credibile può contribuire lo spoofing telefonico, una tecnica attraverso la quale sul display della vittima può comparire un numero apparentemente riconducibile a una caserma dei Carabinieri, a un commissariato o a un altro ufficio conosciuto. Il numero visualizzato, però, non è una garanzia sull’identità di chi sta chiamando.
Dalla falsa rapina al finto nipote
Un altro schema riguarda la cosiddetta “truffa della rapina”. Il sedicente militare racconta che una rapina sarebbe stata commessa nella zona e che l’auto, la targa o i documenti di un familiare sarebbero stati collegati al reato. Alla vittima viene quindi chiesto di raccogliere oro e gioielli presenti in casa, che un presunto militare dovrebbe successivamente ritirare per un inesistente controllo o confronto con la refurtiva.
C’è poi il classico finto nipote. La conversazione può iniziare con una domanda apparentemente innocua, come “Indovina chi sono?”, con l’obiettivo di indurre la vittima a pronunciare il nome di un familiare. Una volta ottenuta l’informazione, il truffatore ne assume l’identità e racconta di trovarsi in difficoltà, chiedendo con urgenza denaro o gioielli.
Falsi tecnici e operatori alla porta
Le truffe non arrivano soltanto per telefono. Tra i raggiri segnalati ci sono anche quelli dei falsi tecnici e dei finti operatori. Sedicenti addetti del gas, dell’acqua o dell’elettricità possono presentarsi alla porta con la scusa di dover effettuare un controllo al contatore. Una volta entrati nell’abitazione, possono distrarre la vittima e impossessarsi di denaro e oggetti preziosi.
Il meccanismo può essere utilizzato anche attraverso il telefono, con falsi operatori che chiedono dati personali o bancari sostenendo di dover effettuare rimborsi, aggiornamenti contrattuali o risolvere presunti problemi relativi alla linea.
La “truffa della ballerina” passa da WhatsApp
Tra i raggiri più recenti indicati nella nota c’è anche la cosiddetta “truffa della ballerina”, che sfrutta WhatsApp e la fiducia nei confronti di familiari e conoscenti. La vittima riceve un messaggio apparentemente proveniente da una persona conosciuta e viene invitata a votare una bambina o una ragazza impegnata in un concorso di danza, con la prospettiva di una borsa di studio.
Il messaggio contiene un link. Dopo averlo aperto, alla vittima può essere richiesto di inserire il proprio numero di telefono e il codice ricevuto via SMS. In questo modo i truffatori possono riuscire a prendere il controllo dell’account WhatsApp e utilizzare il profilo compromesso per contattare amici e familiari, riproponendo il raggiro e avanzando successivamente richieste di denaro.
Per questo motivo, l’indicazione è di non cliccare su link sospetti e non comunicare mai a nessuno i codici ricevuti via SMS, anche quando la richiesta sembra provenire da una persona conosciuta.
Attenzione anche fuori casa
I raggiri possono verificarsi anche durante le normali attività quotidiane. Tra questi c’è la distrazione al bancomat, con persone che si offrono di aiutare l’anziano sostenendo che lo sportello non funzioni o che sia necessario ripetere l’operazione. La distrazione può essere utilizzata per sottrarre denaro, carta o dati.
Esistono inoltre tecniche che prevedono la manomissione degli ATM attraverso dispositivi capaci di intercettare dati della carta o trattenere temporaneamente il contante. In caso di comportamento anomalo dello sportello, il consiglio è di non accettare l’aiuto di sconosciuti e rivolgersi direttamente alla propria banca.
Anche il web può diventare terreno fertile per i raggiri. Le cosiddette truffe sentimentali online possono protrarsi per settimane o mesi: il truffatore costruisce progressivamente un rapporto di fiducia e successivamente introduce richieste di denaro legate a presunte emergenze, problemi di salute, viaggi o difficoltà economiche.
La prevenzione parte dalla famiglia
La prevenzione, sottolineano i Carabinieri, passa anche dai rapporti quotidiani. Una telefonata può consentire di intercettare una situazione sospetta prima che la vittima consegni denaro o preziosi. Domande semplici come “Come stai?” oppure “Hai ricevuto telefonate strane?” possono aiutare a interrompere un possibile raggiro.
In caso di telefonate sospette è importante interrompere la conversazione e contattare autonomamente il familiare interessato o le Forze dell’ordine. Non bisogna consegnare denaro, gioielli o carte a persone che si presentano a casa dopo una telefonata e non bisogna comunicare informazioni personali a interlocutori sconosciuti.
L’Arma invita inoltre a segnalare immediatamente ogni tentativo di truffa al 112, anche quando il raggiro non è andato a buon fine. Una segnalazione tempestiva può infatti contribuire a prevenire altri episodi e fornire elementi utili alle attività investigative.
Il messaggio finale è dunque rivolto soprattutto a chi vive accanto alle persone anziane: una telefonata in più può davvero fare la differenza.
Il decalogo dei Carabinieri per difendersi dalle truffe
- Ricordare che le Forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere problemi giudiziari o evitare l’arresto di un familiare.
- Non fidarsi del numero visualizzato sul telefono: può essere falsificato attraverso tecniche di spoofing.
- In caso di telefonata sospetta, interrompere la conversazione e contattare autonomamente il familiare interessato o le Forze dell’ordine.
- Non aprire la porta agli sconosciuti, anche se dichiarano di essere tecnici, funzionari pubblici o appartenenti alle Forze dell’ordine.
- Non consegnare mai denaro, gioielli o carte di pagamento a persone che si presentano a casa a seguito di una telefonata.
- Non dire il nome dei propri familiari a chi telefona ponendo domande come “Indovina chi sono?”. Chiedere sempre direttamente chi parla.
- Non cliccare su link sospetti ricevuti via WhatsApp, anche quando sembrano provenire da un contatto conosciuto.
- Non comunicare mai codici ricevuti via SMS o codici di accesso a WhatsApp.
- Prima di effettuare qualsiasi pagamento o consegna di denaro, chiamare un familiare o una persona di fiducia e verificare la situazione.
- Segnalare immediatamente ogni tentativo di truffa al 112, anche quando il raggiro non è andato a buon fine. Una segnalazione tempestiva può essere importante per prevenire altri episodi e per le attività investigative.
Questo decalogo completa l’appello dei Carabinieri di Napoli rivolto soprattutto a figli, nipoti, amici e vicini di casa: prestare attenzione e mantenere un contatto costante con le persone anziane può contribuire concretamente a prevenire un raggiro.

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