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Impressioni di Amalfi, tra carta e cartoline
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La tradizione d’eccellenza, ancora poco nota, che rende unica la città della costiera più famosa al mondo.
Di quella che è la Divina Costiera, Amalfi è senz’altro la gemma più preziosa.
Incastonata tra pareti verticali di argento roccioso, impreziosita da rari riflessi smeraldo del Tirreno, la città che dà nome a questo eccezionale angolo di mondo è un languido invito al profumo di sale e limone che si impone come un imperativo irrinunciabile ad un viaggio di piacere.

Il duomo dai riflessi dorati, il suo scalone monumentale, il campanile con le tipiche maioliche, gli intrecci arabo-normanni del Chiostro del Paradiso, le piccole chiese sparse nel dedalo di stradine si svelano nel gioco di luce e di ombre, tra archi, scalette e affacci che si imprimono indelebilmente nella memoria del cuore (o dello smartphone).

In piazza si sta come in un teatro, dove lo spettacolo che va in scena è un’accordatura armonica in divenire: l’allegria vacanziera dei turisti si amplifica davanti al gelataio improvvisatosi cantante, mentre intento a riempire di granita i limoni svuotati, e ai camerieri che serpeggiano tra i tavolini di trattorie e ristorantini.
Questa è Amalfi da cartolina: satura, densa di colori brillanti come le sue maioliche, ma anche soffocata da quel turismo “mordi, scatta e fuggi” che si limita letteralmente a transitare in un luogo, giusto il tempo di un assaggio e di un selfie, senza concedersi di scoprire cos’è che rende particolare o unica una destinazione nella sua essenza, non solo nella sua immagine.

Basterebbe chiudere gli occhi per un attimo e tendere l’orecchio allo scorrere dell’acqua coperto dal manto stradale: è il Canneto, torrente che sgorga dai Monti Lattari, che consente, risalendo il suo corso, di oltrepassare i margini ristretti della realtà da cartolina e scoprire i bordi sfrangiati di Amalfi, città della carta.
Il percorso naturalistico tra i ruderi delle cartiere della Valle dei Mulini è affascinante, ma la testimonianza più importante è affidata alla medioevale cartiera “Milani” che, per volere del suo ultimo proprietario, è diventata oggi il “Museo della Carta”.

“ Sono sempre più i visitatori stranieri, troppo pochi ancora gli italiani” afferma, un po’ rassegnato, il Direttore Emilio De Simone. Quando dà il via alla narrazione dell’avventuroso viaggio della carta il suo tono cambia: si parte dalla Cina del I secolo dopo Cristo, passando per l’Arabia e per la Spagna, per arrivare nella Repubblica Marinara di Amalfi, durante il suo dominio sui traffici commerciali nel Mediterraneo.
Il direttore De Simone guida il percorso di scoperta nell’antro tra la roccia che ospita l’opificio: la sua mano muove le leve, un flusso d’acqua irrompe potente e i macchinari che hanno accompagnato i mastri cartari a partire dalla metà del XIII secolo si rimettono a lavoro.
La cartiera sembra tornare in vita, anche se solo per il tempo della visita.

Un tempo sufficiente a confermare che la sinergia tra ingegno umano e forza della Natura può dare risultati straordinari e a sottolineare quanto fosse visionaria per quel tempo la concezione di economia del riciclo: dagli stracci di tessuti in cotone, lino, canapa, sminuzzati e resi poltiglia grazie all’acqua, nascevano i fogli di carta lavorati a mano con ingredienti naturali.
Come la filigrana in trasparenza su ogni foglio (quale attestazione di autenticità), così, nell’immaginazione, restano impressi i morbidi fogli di Bambagina sui fili degli “spanditoi”.
Attraversati dal vento, che si insinuava tra le pareti rocciose della cittadina marinara per portarsi via gli ultimi eccessi di umidità, ogni foglio sospeso risplendeva nel suo originario candore prima di avviarsi al suo destino: segnati da inchiostro e colori, si sarebbero trasformati in atto formale, documento solenne, acquerello d’artista o custode segreto di parole d’amore.

Nell’era digitale, purtroppo, la scrittura a mano non è più consuetudine, ma assume una declinazione speciale che comunica presenza di sé e cura dell’altro e Amalfi resta ambasciatrice di questo messaggio.

Le cartoline con i suoi indimenticabili scorci restano esposte in bella vista, tra i souvenir della città, in attesa che qualche turista nostalgico le porti via con sé prima che il sole ne sbiadisca i colori; la pregiata Carta di Amalfi, invece, destinata ormai principalmente alla corrispondenza del Vaticano, alla stampa di opere importanti, alle partecipazioni di nozze dei matrimoni più raffinati resta in attesa di tutti coloro che vogliono conoscere la sua storia e portarsi via un ricordo originale contribuendo, al contempo, a preservare una tradizione artigianale, simbolo senza tempo di eleganza e prestigio.
Per visite guidate e ulteriori informazioni www.museodellacarta.it

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