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Inflazione gennaio 2026 stabile all’1,2%: i dati Istat

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Prezzi al consumo gennaio 2026: inflazione annua all’1,2%, rallentano energia e servizi. Sud sopra la media nazionale

Inflazione stabile a inizio 2026

A gennaio 2026 l’inflazione italiana si mantiene stabile all’1,2% su base annua, lo stesso valore registrato a dicembre 2025. È quanto emerge dai dati definitivi pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), relativi all’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al netto dei tabacchi.

Su base mensile, l’indice generale registra una variazione nulla (0,0%). La stabilità dell’inflazione sintetizza dinamiche differenziate tra comparti, con spinte al rialzo in alcuni settori compensate da flessioni in altri.

Energia ancora in calo, ma meno marcato

Prosegue la flessione dei beni energetici su base annua, anche se con intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti. I beni energetici regolamentati mostrano una dinamica negativa, contribuendo a contenere l’inflazione complessiva.

Il rallentamento della discesa dei prezzi energetici rappresenta uno dei principali fattori che spiegano la stabilità dell’indice generale.

Alimentari e servizi sostengono i prezzi

A sostenere l’inflazione restano invece alcune componenti del carrello della spesa. I beni alimentari, in particolare quelli non lavorati, evidenziano una crescita tendenziale. Anche i servizi mostrano variazioni positive, con particolare riferimento ad alcune tipologie legate alla mobilità e ai servizi alla persona.

L’inflazione di fondo – calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi – si mantiene su valori prossimi a quelli di fine 2025, segnalando una dinamica dei prezzi relativamente stabile nelle componenti strutturali.

Differenze territoriali: Sud sopra la media

L’analisi territoriale evidenzia ancora una volta una maggiore pressione inflazionistica nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. Le regioni del Sud registrano variazioni tendenziali superiori alla media nazionale dell’1,2%, mentre il Nord presenta valori più contenuti.

Le differenze territoriali riflettono la diversa composizione dei consumi e l’andamento specifico di alcuni comparti nei diversi contesti regionali.

Uno scenario di stabilità moderata

Il dato di gennaio 2026 conferma una fase di inflazione contenuta, lontana dai picchi registrati negli anni precedenti. L’assenza di variazioni congiunturali e la stabilità del dato tendenziale indicano un equilibrio tra le spinte rialziste di alimentari e servizi e il contributo disinflazionistico dell’energia.

Il quadro che emerge dal report Istat è quello di un inizio d’anno caratterizzato da prezzi sostanzialmente stabili, con differenze territoriali ancora evidenti e un Sud che continua a mostrare dinamiche superiori alla media nazionale.

Approfondisci

L’articolo è basato sul Flash Istat “Prezzi al consumo – Gennaio 2026 – dati definitivi”. Per coloro che volessero approfondire, si lascia in allegato il documento dell’Istat.

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