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Il romanzo storico

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Dal Romanticismo a oggi: l’evoluzione del romanzo storico tra documentazione storica, invenzione narrativa e riflesso della società

Si parla di romanzo storico quando le vicende narrate in un’opera di finzione risalgono almeno a cinquant’anni prima rispetto a quando si scrive e in cui lo spirito e le condizioni sociali siano state abilmente ricreate attraverso una ricerca ed una documentazione precisa ed affidabile. In questo contesto storico, si innesta poi la storia inventata dall’autore.

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Il genere nacque nell’Ottocento, durante il Romanticismo, che aveva dato un nuovo impulso alla storia e al nazionalismo. Furono diversi i fattori che condussero a questo revival: innanzitutto, il metodo scientifico portò ad un interesse negli studi storici; inoltre, il pensiero filosofico sottolineò come la concatenazione degli eventi nella storia facesse parte di una logica precisa e non fosse, invece, del tutto casuale; infine, il nazionalismo fece leva sul sentimento di grandezza passata dei popoli.

In particolare, la grandezza passata si presentava in contrasto con la situazione politica e civile del presente e spesso era un modo più o meno velato di criticare la situazione contemporanea senza incorrere nella censura. Inoltre, come era già avvenuto nel Settecento, la borghesia diventava sempre più ricca e potente e dettava i gusti, richiedendo una letteratura d’intrattenimento che però potesse far riferimento alle sue origini e ai suoi valori.

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Si è soliti vedere nel romanziere britannico Walter Scott il creatore di questo nuovo genere letterario, con la pubblicazione, negli anni tra il 1814 e il 1819, di tre grandi romanzi storici: Waverly, Rob Roy e soprattutto Ivanhoe. Scott considera la Storia non più come cornice in cui si svolgono i fatti narrati, bensì un ambiente con i costumi, le tradizioni, il pensiero dell’epoca analizzata. Sebbene nel Settecento ci fossero stati degli esempi di romanzi preromantici che si rifacevano ad un preciso periodo storico, come il romanzo picaresco e soprattutto il romanzo gotico, non si può dire che fossero dei veri e propri romanzi storici, in quanto gli eventi non erano accurati ed avevano il solo scopo di ambientare la vicenda narrata in un’epoca lontana ma non sempre ben definita.

Scott scrisse circa una trentina di romanzi storici nella sua vita, distaccandosi chiaramente dal romanzo gotico, che criticò apertamente, e trattando invece la Storia come una fonte di ispirazione per poter ricostruire il periodo fedelmente, esaltando ideali quali l’onore, il coraggio, l’eroismo, la lealtà, secondo i canoni del Romanticismo. La maggior parte delle sue opere sono ambientate in Scozia, ma con Ivanhoe scelse di cambiare epoca e paese e di ambientare il suo romanzo nell’Inghilterra del XII secolo, al tempo di Riccardo Cuor di Leone. Questo romanzo è l’emblema del tipico romanzo storico romantico: una miscela sapiente tra fatti e personaggi storici reali e documentati, che però hanno un ruolo marginale, e personaggi inventati, che sono i protagonisti dell’opera.

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Le opere di Walter Scott ebbero un enorme successo in Europa e influenzarono numerosi autori; in Francia, fu Alexandre Dumas padre il primo a scrivere opere innanzitutto per il teatro e poi di narrativa, tra cui vale la pena ricordare, ovviamente, la trilogia dei Moschettieri, ambientata tra il tardo Cinquecento e il tardo Settecento. Ad esso seguì certamente Stendhal con La certosa di Parma, nel quale egli profuse lo stesso realismo e la stessa attenzione alla psicologia dei personaggi che Scott aveva mirabilmente insegnato. Poi, fu la volta del naturalismo con Flaubert e Zola e del romanticismo con Victor Hugo e Notre-Dame di Paris.

In Italia, il romanzo storico per eccellenza fu I promessi sposi di Alessandro Manzoni, pubblicato nel 1827, quando Scott ormai era al culmine della sua fama. Anche in Manzoni si mescolano eventi storici realmente accaduti, come la peste di Milano e l’attacco ai forni, a vicende personali inventate, così come vi si ritrovano personaggi realmente esistiti, quali, ad esempio, il Cardinale Borromeo e la Monaca di Monza, insieme a personaggi inventati, come Renzo, Lucia, Don Abbondio. L’opera è ambientata nel Seicento, ma l’intento dell’autore era quello di denunciare l’oppressione dello straniero nell’epoca contemporanea, così come era accaduto nel XVII secolo con gli spagnoli.

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In questo, Manzoni aveva imparato la lezione scottiana per aggirare la censura; anche Scott, infatti, voleva denunciare la situazione a lui contemporanea utilizzando il romanzo storico come schermatura. Manzoni studiò, e tanto, il Seicento prima di mettere mano alla stesura dell’opera e, anche dopo, la rimaneggiò fino a raggiungere la perfezione storica, stilistica e linguistica alla quale agognava. Ma il XIX secolo fu pieno di romanzi che analizzavano la situazione storica e civile contemporanea; basti pensare alle opere della Serao, in particolare Il ventre di Napoli, a De Roberto e I Viceré o ancora a Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo.

Negli ultimi anni del Novecento c’è stato un ritorno ai romanzi storici; il primo, che ha dettato le nuove regole e ha suscitato un nuovo interesse, è stato Il nome della rosa di Umberto Eco, pubblicato nel 1980 e ambientato nel Medioevo tra Francia e Italia. Si tratta del cosiddetto romanzo neostorico, il quale si distacca fortemente dallo scopo originario ottocentesco di proporre una concezione positiva della Storia, propugnando invece una fuga dalla realtà ed il rifugio in un passato lontano.

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Tra gli autori del romanzo neostorico vogliamo ricordare Gesualdo Bufalino con Le menzogne della notte, Dacia Maraini con La lunga vita di Marianna Ucrìa, Andrea Camilleri con Il birraio di Preston, La concessione del telefono e La mossa del cavallo e soprattutto Valerio Massimo Manfredi che del romanzo neostorico ha fatto un genere di enorme successo e tra le cui opere vogliamo menzionare, come esempi, la trilogia di Aléxandros e L’ultima legione.

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