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Garante della Privacy: si dimette l’avv. Guido Scorza
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5 mesi fail

Guido Scorza lascia il Collegio: tra inchieste giudiziarie e difesa dell’istituzione, i retroscena delle dimissioni irrevocabili
In un clima di crescente tensione all’interno delle istituzioni italiane dedicate alla protezione dei dati, Guido Scorza ha rassegnato le dimissioni dal Collegio del Garante della Privacy. Ad annunciarlo una nota pubblicata il 17 gennaio sul sito istituzionale dell’Authority.
Si legge nel comunicato: “Guido Scorza, componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, ha rassegnato in data odierna le proprie dimissioni dall’incarico.”
Andiamo con ordine. Scorza, nominato nel 2020, è una figura di spicco nel mondo della privacy digitale: ha contribuito a decisioni chiave su temi come la regolamentazione dei social media e la protezione dei dati sensibili. Ma negli ultimi mesi, l’intero Collegio del Garante – guidato dal presidente Pasquale Stanzione – è finito sotto i riflettori di un’inchiesta della Procura di Roma. Contestati al Collegio i reati di corruzione e peculato. L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e quindi le persone coivolte sono da ritersi innocenti fino ad una sentenza di condanna definitiva.
Al momento della ressegna delle dimissioni sul blog dell’avvocato Guido Scorza è apparsa una lunga dichiarazione.
Guido Scorza, avvocato ed ex componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, ha annunciato le sue dimissioni irrevocabili, una decisione che definisce «giusta per l’istituzione, ma ingiusta nella sostanza». Un passo indietro maturato dopo giorni di riflessione, vissuto come una delle scelte più dolorose della sua vita.
Scorza racconta di lasciare non un lavoro, ma una missione civile portata avanti con dedizione negli ultimi cinque anni: difendere un diritto – la privacy – che considera fragile, prezioso e sempre più centrale nella vita democratica. Un impegno che affonda le radici nel suo percorso personale, iniziato trent’anni fa con l’incontro con Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli, padri della prima legge italiana sulla protezione dei dati.
La decisione arriva in un momento che Scorza descrive come tra i più difficili nella storia dell’Autorità, non per errori interni, ma per le tensioni di un sistema che fatica a bilanciare diritti, libertà e poteri. In questo contesto, sostiene, il Garante ha oggi più che mai bisogno di autorevolezza percepita, condizione indispensabile per tutelare un diritto spesso ignorato dai più deboli e osteggiato dai più forti.
Pur ribadendo la propria estraneità alle contestazioni che lo riguardano, Scorza spiega che restare sarebbe stato incoerente con la sua idea di servizio pubblico e con i valori appresi in famiglia: il senso dello Stato si dimostra con i fatti. E proprio per dare l’esempio anche alle sue figlie, ha scelto di farsi da parte.
Nel suo ragionamento non manca una riflessione più ampia sul sistema democratico: secondo Scorza, è preoccupante che inchieste giornalistiche e giudiziarie – pur legittime e preziose – possano paralizzare un’Autorità indipendente prima ancora che siano accertate eventuali responsabilità. Una fragilità che attribuisce non ai giornalisti o ai magistrati, ma a un ecosistema mediatico e sociale dominato da sensazionalismo, algoritmi polarizzanti e politica “con la p minuscola”.
Nel congedarsi, Scorza rivolge ringraziamenti sentiti al personale del Garante, alla sua segreteria, alla rete internazionale delle Autorità privacy e alla sua famiglia, che più di tutti ha pagato il prezzo della sua esposizione pubblica.
Chiude con un saluto che è anche una promessa: «Arrivederci dalla stessa parte: quella dei diritti, delle libertà, della democrazia».

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