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Sicurezza sul Lavoro. L’adozione del modello organizzativo 231 mette al riparo l’impresa in caso di infortuni
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Nuove procedure semplificate permettono alle PMI di implementare modelli organizzativi per la sicurezza sul lavoro, riducendo il rischio di sanzioni secondo il Dlgs 231/01
Per le Pmi è ora possibile tenere sotto controllo i rischi aziendali in materia di salute e sicurezza e adottare modelli organizzativi che possono esonerare l’azienda dalle responsabilità amministrative previste dal Dlgs 231/01. Il documento che introduce le procedure semplificate in questo campo, approvato dalla commissione consultiva, è operativo dal 13 febbraio scorso (dopo la pubblicazione del relativo avviso in «Gazzetta»).
Il documento, una sorta di modello 231 specifico per la sicurezza, è riservato alle Pmi, cioè agli enti che impiegano meno di 250 occupati e hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro. Il modello di organizzazione e gestione efficacemente implementata dalle imprese – anche se non obbligatorio per legge – è di fatto l’unico strumento idoneo a prevenire e evitare le conseguenze della commissione dei reati legati a violazioni della normativa in tema di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, previsti dall’articolo 27-septies del Dlgs 231/01, e la conseguente applicazione delle sanzioni amministrative.
Il modello che scaturisce dalle procedure semplificate, consiste in una sorta di valutazione aziendale dei rischi, in grado di analizzare le scelte organizzative dell’impresa per l’adempimento degli obblighi giuridici in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, previsti dall’articolo 30 del Testo unico sicurezza.
Nel modello, l’alta direzione aziendale – che corrisponde agli organi di vertice dell’ente ma non si identifica necessariamente con l’organo amministrativo – deve definire la politica aziendale in materia di salute e sicurezza, individuando eventuali elementi di criticità, gli obiettivi di miglioramento e gli strumenti idonei a prevenire la commissione dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime, commessi con violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza.
L’efficacia esimente del modello ha due indicatori fondamentali: la capacità di introdurre strumenti di controllo dei processi di applicazione della normativa, e il raggiungimento costante degli obiettivi di miglioramento stabiliti dall’azienda in coerenza con la propria organizzazione.
I documenti in forma semplificata appaiono davvero come strumenti di semplificazione utili per l’impresa che intenda implementare il modello per la prevenzione dei reati legati alla sicurezza sul lavoro: si tratta infatti di una vera e propria “guida” con schede da compilare, suggerimenti ed elementi descrittivi che rendono la predisposizione del documento decisamente più snella e meno complessa di quanto non sarebbe stata in assenza del lavoro della commissione consultiva.
È improbabile che una azienda di medio-piccole dimensioni abbia le risorse interne per predisporre il documento senza l’aiuto di un consulente, tuttavia le indicazioni contenute nelle procedure sono di grande aiuto e rappresentano una traccia imprescindibile, avendo peraltro cura di ricordare che il modello organizzativo, per avere efficacia esimente, deve comunque contenere tutti gli elementi elencati nell’articolo 30 del Testo Unico sicurezza, essere efficacemente attuato e accompagnato dalla nomina dell’organismo di vigilanza, che è un organismo previsto espressamente dal Dlgs 231/01, dotato di poteri autonomi, con il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del modello e di curare il loro aggiornamento (si veda l’articolo in basso).
Le sanzioni previste nel Dlgs 231/01 colpiscono l’impresa per fatti di reato commessi da soggetti apicali o altri soggetti che siano sotto la loro direzione e sono irrogate dal giudice del dibattimento penale insieme alla sentenza che decide sulla responsabilità della persona fisica imputata. Sono sanzioni amministrative pecuniarie e interdittive: quelle pecuniarie si misurano in “quote” con un compasso edittale che, a seconda dei reati, va da un minimo di 250 a un massimo di 1.000 quote con valore fra un minimo per quota che va da 250,23 a 1549,37 euro.
Il valore concreto della quota è stabilito dal giudice in base al grado di responsabilità dell’ente nella commissione del reato da parte della persona fisica (in pratica, quanto la carente organizzazione dell’ente ha favorito la commissione del reato) e delle capacità economiche dell’ente.
Sono previste anche sanzioni interdittive: interdizione dall’esercizio dell’attività, sospensione delle autorizzazioni funzionali alla commissione dell’illecito, divieto di contrattare con la P.A., esclusione da finanziamenti e contributi, divieto di pubblicizzare beni o servizi. Queste possono andare da tre mesi ad un anno.
Tale legislazione si applica anche agli Enti e P.A. speriamo che i ns. più attenti Amministratori si sensibilizzino e con la modestia del saggio Amministratore chiedano a noi tecnici il come fare. Come sempre restiamo a disposizione per ogni eventuale. Vi aggiorneremo con altre legislazioni: NIS/NIS2 – L.190/2012 – D.L. 231/2001 – D.L. 24/2023 – MOG
Eng. & Safety Manager
Dott. G. Esposito
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