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Esteri

Libano, UNICEF: 17 bambini uccisi o feriti in cinque giorni

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Libano - foto generata con ia

Un altro bambino è stato ucciso nel sud del Paese. L’UNICEF denuncia una nuova escalation e chiede la fine immediata della violenza

Un altro bambino ucciso in Libano

Un altro bambino è stato ucciso in Libano. Lo denuncia UNICEF Libano, che in un messaggio diffuso l’8 settembre lancia un nuovo allarme sulla situazione dell’infanzia nel Paese.

«Solo negli ultimi 5 giorni, 17 bambini sono stati uccisi o feriti», scrive l’organizzazione. Un dato che arriva mentre nel sud del Libano proseguono gli attacchi e torna a crescere la tensione lungo il confine con Israele.

UNICEF parla di una situazione che non può trasformarsi nella nuova normalità e chiede che l’uccisione dei bambini e la violenza cessino immediatamente.

Il dato dei 17 minori riguarda gli ultimi cinque giorni e va distinto dal bilancio complessivo delle vittime dall’inizio della nuova escalation.

Due bambini tra le vittime degli ultimi attacchi

Il nuovo allarme arriva dopo una giornata particolarmente sanguinosa nel sud del Libano.

Il 7 settembre un attacco israeliano ha colpito un edificio residenziale a Kfar Rumman, provocando, secondo il bilancio delle autorità sanitarie libanesi riportato da Reuters, almeno 11 morti. Tra le vittime figurano anche due bambini e quattro donne.

Un secondo attacco con un drone ha inoltre provocato la morte di un soccorritore e il ferimento di altre persone.

Israele ha dichiarato di aver colpito persone coinvolte nel trasferimento di armi e obiettivi collegati a Hezbollah. Le autorità israeliane hanno inoltre affermato di adottare misure per limitare il rischio per la popolazione civile. (Reuters)

Oltre 250 bambini morti dall’inizio dell’escalation

Il bilancio denunciato oggi da UNICEF si aggiunge a quello, già drammatico, registrato dall’inizio della nuova fase del conflitto.

Secondo i dati delle autorità sanitarie libanesi riportati da Reuters, dall’inizio dell’escalation del 2 marzo sono morti oltre 250 bambini, mentre circa 1.000 minori sono rimasti feriti. Nello stesso periodo il bilancio complessivo delle vittime in Libano ha superato quota 4.300. (Reuters)

Numeri che fotografano una crisi nella quale i bambini continuano a essere esposti direttamente agli effetti delle operazioni militari.

UNICEF aveva già denunciato nei mesi scorsi l’aumento delle vittime minorenni. A giugno l’organizzazione aveva riferito di 247 bambini uccisi e 992 feriti dall’inizio dell’intensificazione delle ostilità. (UNICEF)

La violenza non si è fermata con il cessate il fuoco

La situazione resta particolarmente fragile nonostante il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Hezbollah.

Gli attacchi nel sud del Libano sono infatti proseguiti anche dopo l’accordo, con operazioni israeliane contro presunti obiettivi e infrastrutture riconducibili a Hezbollah.

Il 6 settembre, un giorno prima dell’attacco a Kfar Rumman, altri raid nel sud del Paese avevano provocato sette morti. Un attacco nella zona di Arab Salim aveva inoltre ferito sei persone, tra cui due ragazze. (Reuters)

La nuova escalation riporta quindi al centro dell’attenzione il rischio per la popolazione civile, in particolare nelle aree meridionali del Paese.

Migliaia di bambini vivono ancora lontano dalle loro case

A pagare il prezzo della guerra non sono soltanto i bambini rimasti uccisi o feriti.

Secondo le Nazioni Unite, centinaia di migliaia di persone risultano ancora sfollate. Molti bambini vivono lontano dalle proprie abitazioni e affrontano una quotidianità segnata dall’incertezza, dalla paura e dall’interruzione della scuola.

Secondo Reuters, oltre 340 mila persone sono ancora sfollate, mentre decine di scuole sono state distrutte o gravemente danneggiate. La crisi rischia di compromettere il nuovo anno scolastico per almeno 100 mila bambini. (Reuters)

L’impatto sui bambini va oltre le ferite fisiche

Per UNICEF le conseguenze della guerra non si misurano soltanto attraverso il numero dei morti e dei feriti.

L’esposizione continua alla violenza, la perdita di familiari, lo sfollamento e la distruzione delle abitazioni possono provocare conseguenze profonde sulla salute psicologica dei minori.

Paura, lutto, stress e senso di insicurezza rischiano di accompagnare i bambini anche dopo la fine delle ostilità. È uno degli aspetti più difficili da quantificare dell’emergenza, perché gli effetti psicologici possono manifestarsi e prolungarsi nel tempo.

UNICEF: «Questa non può diventare la nuova normalità»

Il messaggio diffuso oggi dall’UNICEF contiene una denuncia netta: 17 bambini uccisi o feriti in appena cinque giorni.

Dietro questo numero ci sono famiglie che hanno perso un figlio, bambini rimasti feriti e una popolazione minorile costretta ancora una volta a vivere sotto la minaccia della violenza.

L’organizzazione delle Nazioni Unite chiede che gli attacchi contro i civili e, soprattutto, contro i bambini cessino immediatamente.

La denuncia arriva mentre il sud del Libano resta teatro di nuove operazioni militari e mentre migliaia di famiglie continuano a vivere lontano dalle proprie case. Per UNICEF, trasformare questa situazione in una condizione ordinaria significherebbe accettare come normale ciò che normale non può essere: la morte di un bambino durante una guerra.

Nota sui dati: i bilanci delle vittime nei conflitti in corso possono essere aggiornati successivamente. UNICEF segnala normalmente quando i dati sulle vittime sono riportati da autorità o altre fonti e non possono essere verificati indipendentemente in tempo reale.

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