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Trump impone dazi del 30% su UE: Italia, Germania sotto attacco

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Trump - Dazi al 30% per la UE - Immagine generata dalla IA
Immagine di Donal Trump stile Pop Art - Generata con la IA

Contromisure UE in vista, economisti e leader europei promuovono diversificazione strategica

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% sulle importazioni europee e messicane, in vigore dal 1° agosto, con l’obiettivo dichiarato di correggere lo squilibrio commerciale e rafforzare la sicurezza nazionale.

La reazione dell’Unione Europea è stata decisa: la presidente Ursula von der Leyen ha difeso la volontà dell’UE di continuare il dialogo ma ha chiarito che preparerà contromisure proporzionate, con un pacchetto da 93 miliardi di euro pronto da attivare . Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha sottolineato che «le tariffe sono tasse che colpiscono consumatori e imprese».

Secondo la London School of Economics, la Germania potrebbe subire una perdita del PIL dello 0,23%, mentre l’Italia registrerebbe un calo dello 0,01% . Queste stime sono state confermate dagli esperti economici, che avvertono sui rischi per i settori automobilistico, farmaceutico e manifatturiero .

Nei commenti prevale l’invito alla diversificazione dei mercati. L’economista francese Paul Besset ha sottolineato che “l’Europa non può più dipendere dagli USA e deve orientarsi verso America Latina, Asia e Africa”.

Dal versante tedesco, il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha avvertito che i dazi potrebbero sottrarre fino a 1,5 punti percentuali al PIL tedesco entro il 2027, se l’UE non reagirà adeguatamente.

Il ministro delle Finanze Jörg Kukies ha rilanciato l’idea di un’area di libero scambio transatlantica come soluzione di lungo termine.

A livello istituzionale, il Parlamento Europeo, con Bernd Lange – capo della commissione commercio – ha definito i dazi “oltraggiosi” e chiesto l’attivazione immediata di contromisure, ribadendo l’uso dello strumento anti-coercizione europeo.

Sul fronte politico, il Premier italiano Giorgia Meloni, pur alleata di Trump, ha definito la decisione “sbagliata e non utile né agli USA né all’Europa”, contribuendo a rafforzare l’unità europea. Nel frattempo il settore industriale italiano è già in fibrillazione proprio per l’eventualità manifestatasi tanto che Emanuele Orsini, leader degli industriali italiani ha invitato alla calma.

I primi effetti sui mercati sono già visibili: le borse europee hanno fatto registrare flessioni, mentre aumenta la volatilità sui titoli dei settori più esposti . Diverse multinazionali del lusso e dell’automotive, tra cui Mercedes-Benz e LVMH, stanno valutando di spostare quote produttive fuori dagli USA per evitare l’impatto dei dazi.

Intanto, l’UE ha convocato un consiglio straordinario dei ministri del commercio e pubblicato un pacchetto di contromisure in attesa del voto dei governi. L’escalation in corso rischia di evolvere in un confronto commerciale duraturo, con conseguenze per l’inflazione, la crescita e il tessuto industriale del Vecchio Continente.

I settori italiani a rischio

Agroalimentare:

  • Formaggi DOP, come Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, subiscono tariffe fino al 32–40%, mettendo a rischio export per oltre €486 M nel solo mercato USA
  • Olio extra vergine di oliva, con un export di €1,1 Mld, potrebbe perdere competitività a favore di oli domestici.
  • Pomodori e conserve sono minacciati da tariffe che arrivano al 32%, compromettendo un giro d’affari di €3 Mld.

Moda e Lusso:

  • Calzature, abbigliamento e accessori Made in Italy valgono circa €4,6 Mld di export verso gli USA e affrontano tariffe già intorno al 10–28%.
  • Accessori moda (pelle, pelletteria) generano quasi €3 Mld e rischiano di perdere quote importanti dentro un meccanismo protezionista.

Automotive e Meccanica:

  • Componenti auto e macchinari specialistici subiscono impatti diretti: 30% dell’export non UE italiano va verso USA.
  • Meccanica, elettronica, veicoli industriali (circa $11,8 Mld export) subirebbe un aumento tariffario di circa il 1,4 punti percentuali.

Bevande e alcolici:

  • Settore del vino e spiriti (39% dell’export beverage verso USA) rischia un calo delle vendite dell’ordine del 41%, con danni stimati in milioni di euro.

Farmaceutica, chimica e metallurgia

  • Anche se meno centrali in questo round, queste aree risentono dell’effetto generale del rallentamento, con perdita di occupazione stimata in 68.000 posti di lavoro in Italia.

Impatti economici ed evitamenti

  • Confindustria stima fino a €20 Mld di export a rischio e 118.000 posti a termine con dazi anche del 10% .
  • Il Parliamentary Budget Office prevede la perdita di 68.000 posti di lavoro e un calo del valore aggiunto di 0,3 punti percentuali .

Strategie suggerite dagli esperti

  • Diversificazione dei mercati: focus su Asia, America Latina e Africa per ridurre la dipendenza dagli USA.
  • Supporto europeo e diplomatico: per mitigare impatti su PMI e Made in Italy.
  • Incentivi a reshoring o delocalizzazione in hub extra-USA, come Canada o Mercosur.

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