Esteri
La Romania volta pagina: Nicușor Dan batte George Simion, primo duro colpo ai sovranisti in Europa
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Con una rimonta storica, l’europeista Nicușor Dan sconfigge il leader sovranista George Simion a Bucarest: la Romania si schiera con l’Unione Europea e respinge l’ingerenza russa.
BUCAREST – In un’Europa attraversata dai venti del sovranismo, la Romania ha lanciato un segnale chiaro: il futuro resta ancorato ai valori europei. Con una vittoria netta al ballottaggio, il sindaco uscente di Bucarest, Nicușor Dan, ha sconfitto George Simion, leader del partito ultranazionalista AUR (Alleanza per l’Unione dei Romeni), infliggendo così uno dei primi duri colpi all’ultradestra europea nel 2025.
Con il 95% delle schede scrutinate, Dan ha ottenuto il 54,3% dei voti, contro il 45,6% di Simion. Una rimonta sorprendente, se si considera che al primo turno l’eurofobo Simion aveva dominato con oltre il 40%, lasciando Dan al 20,9%. Il candidato europeista, però, in sole due settimane ha saputo mobilitare un ampio fronte democratico, dai liberali ai progressisti, fino ai votanti moderati della diaspora romena.
Un clima teso ma ordinato
Già gli exit poll avevano anticipato la vittoria di Dan, ma Simion aveva messo in discussione i risultati dichiarandosi “il vero presidente”, innescando timori per disordini. Tuttavia, lo scrutinio rapido e trasparente ha fugato ogni dubbio. Alla fine, anche Simion ha ammesso la sconfitta, congratulandosi pubblicamente con Dan: “Questa era la volontà del popolo romeno”.
Una notte di festa europea a Bucarest
Nel cuore della capitale romena, migliaia di persone hanno celebrato il successo dell’ex matematico e attivista civico. Bandiere romene ed europee hanno sventolato tra cori come “Nicușor, Nicușor”, “Europa, Europa” e “Russia non dimenticare, la Romania non è tua”. Un chiaro messaggio: la Romania non vuole allontanarsi da Bruxelles né cadere nella sfera d’influenza del Cremlino.
Dan, tra la folla, ha definito la vittoria “un successo della società civile romena”. Poi, un messaggio inclusivo anche verso chi non lo ha votato: “Rispetto per chi ha fatto una scelta diversa. Ora costruiamo insieme il futuro del Paese”.
Un’elezione sotto l’ombra dell’ingerenza russa
Queste elezioni sono state seguite con attenzione in tutta l’UE. Il primo turno delle presidenziali, tenutosi lo scorso dicembre, era stato annullato dalla Corte Costituzionale per presunte ingerenze russe a favore del filo-Mosca Calin Georgescu. Un campanello d’allarme che ha spinto istituzioni europee e governi nazionali ad accendere i riflettori sul voto romeno.
Anche durante il ballottaggio il governo ha denunciato “una campagna virale di disinformazione su Telegram e altri social” orchestrata da attori esterni per condizionare il voto.
Una sconfitta anche per Meloni e Salvini
Il leader sovranista Simion aveva intrapreso un tour nelle capitali europee, cercando alleati tra i leader dell’ultradestra continentale. A Roma era stato accolto da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a Bruxelles aveva attaccato duramente Emmanuel Macron. Ora, però, il suo progetto si è scontrato con la realtà di un elettorato romeno più europeista di quanto previsto.
“Ha perso l’estrema destra”, ha dichiarato l’eurodeputato di Renew Sandro Gozi, mentre Sigfried Mureșan (PPE) ha celebrato: “La Romania è tornata”.
Il contesto europeo: la sfida continua
La vittoria di Dan arriva nel contesto di un “Super Sunday” elettorale che ha coinvolto anche Polonia e Portogallo. A Varsavia, il filo-europeo Rafal Trzaskowski guida il primo turno con il 30,8% e sfiderà al ballottaggio il conservatore Karol Nawrocki (29,1%). In Portogallo, il centrodestra di Luís Montenegro ha vinto senza maggioranza assoluta, mentre l’estrema destra di Chega ha toccato un record, sfiorando il 23%.
In questo scenario europeo frammentato, la Romania ha preso una posizione chiara, segnando una battuta d’arresto per l’ascesa dell’ultradestra. Un segnale che potrebbe influenzare anche le prossime scadenze elettorali continentali.
“Il Paese vuole dialogo, non odio”, ha detto Dan. Una frase che, in un’Europa sempre più polarizzata, suona come un richiamo forte alla responsabilità democratica.

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