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Dalle tenebre al cuore: Evoluzione del vampiro tra mito, letteratura e cultura pop

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Dal demone arcaico al seduttore moderno: viaggio simbolico tra paura, desiderio e trasformazioni sociali

Quando pensiamo ai vampiri, il primo nome che ci viene in mente è Dracula. Eppure, questo personaggio è solo una tappa, certamente la più famosa, della lunga storia dei non-morti. Le origini si possono far risalire addirittura alle popolazioni preistoriche di Nord Africa ed Europa, dove si credeva che i morti potessero ritornare sulla terra a tormentare i vivi. Un altro tipo di vampiro può essere ritrovato in Lilith, primo esemplare di demone “succubo”, che assale gli uomini nel cuore della notte per succhiarne il seme.

Nella cultura babilonese, invece, esisteva Ekimmu, un essere colmo d’ira, che scatenava sulle sue vittime, prosciugandole del loro sangue. Al British Museum è conservata una tavoletta babilonese che testimonia questa credenza e sulla quale è incisa una formula magica per proteggersi dai demoni succhiasangue.


Anche nella cultura latina è possibile rintracciare personaggi del genere, come la strix, figura notturna e demoniaca, alla quale veniva affiancata la lamia, un altro essere malvagio, che si presentava alle vittime sotto forma di bella fanciulla o innocua vecchia. Un altro esempio erano le Empuse, figlie della dea Ecate, che giacevano con gli uomini per rubare la loro forza vitale. Inoltre, in Grecia esisteva anche un essere chiamato brucolacas, un non-morto che non si decomponeva mai e che si nutriva di donne gravide e bambini.


Nel Medioevo, con la diffusione del cristianesimo e del culto dei morti e delle sepolture, si fece avanti ancora un ulteriore tipo di vampiro: un essere che non aveva pace perché sepolto in maniera non conforme alla prescrizione cristiana. Fu così che cominciarono a circolare leggende su cadaveri che tornavano dall’oltretomba per infierire sui vivi e che, come Satana, ne bevevano il sangue. Ecco perché, per scacciarli, bisognava utilizzare le stesse armi che permettevano di allontanare il demonio: acqua santa e crocifisso. Il vampiro incarna, quindi, il male assoluto, che, per mantenersi in questo limbo tra la vita e la morte, deve nutrirsi del sangue umano. Esso però è anche l’epitome di una rivoluzione sociale a più sfaccettature:
È la rivoluzione contro la razionalità dell’Illuminismo, un secolo in cui il progresso, la scienza e la ragione la facevano da padrone, mentre i sentimenti e le emozioni venivano considerati delle devianze dall’intelligenza umana. Per contrasto, in questo periodo, comincia a farsi strada una letteratura fondata sul gusto per il misterioso e l’insondabile, l’oscuro e il soprannaturale.


È l’espressione del male che è dentro ognuno di noi ma anche nel nostro inconscio, dove si trovano la paura della morte e gli istinti aggressivi; esso riassume in sé l’inaccettabilità di una morte definitiva e la volontà di rimanere in vita nonostante tutto, anche a costo di un’esistenza a metà, che non è vita né morte. In pratica, è il simbolo dell’umano istinto di sopravvivenza.


È il simbolo della classe aristocratica in antitesi con la borghesia, quella classe che stava perdendo terreno, che fino a quel momento era un’élite “di sangue”, che ormai è morta, rimpiazzata dalla classe media, ma che minaccia sempre di “risorgere” a scapito della modernità e della laboriosità.


È il compendio della sensualità e della sessualità repressa; il vampiro, anche nel suo genere opposto, è sempre un personaggio dotato di enorme fascino, eleganza, sensualità, seduzione. È affascinante fisicamente e intellettualmente, usa discorsi convincenti e nessuno può resistergli.


In letteratura, il vampiro appare per la prima volta in assoluto nel poema Der Vampir, scritto da Ossenfelder nel 1748; il protagonista è un uomo che vuole succhiare il sangue ad una ragazza innocente. Altre opere seguirono nell’Inghilterra di fine XVIII secolo, come La Belle Dame Sans Merci di John Keats che ha come protagonista una bellissima donna che succhia il sangue all’eroe, o The Giaour di Lord Byron, dove il protagonista ha diverse caratteristiche tipiche del vampiro. Perfino Goethe si cimentò con l’argomento nell’opera La sposa di Corinto, creando di fatto la prima vampira, o creatura simile; la protagonista muore prima di sposarsi e per questo motivo torna tra i vivi in cerca di quell’erotismo che le è mancato in vita, rubando l’energia vitale agli uomini durante l’amplesso. Disprezza il cibo e si nutre solo di vino e verrà distrutta soltanto dal fuoco. L’Ottocento diventa il secolo durante il quale il vampiro dominerà la scena letteraria e spesso il vampirismo verrà trattato come sintomo di malattia.


Negli anni, questo personaggio è stato soggetto a diverse reinterpretazioni, soprattutto grazie al cinema e alla televisione. Da personaggio malvagio, diventa personaggio collettivo nel romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, da cui fu poi tratto un film con Will Smith, in cui la situazione viene capovolta: non più un vampiro in un mondo normale, ma un uomo normale in un mondo di zombie vampiri. Un altro passo in avanti viene compiuto da Ann Rice, la quale, in Intervista col vampiro, trasforma il succhiasangue malvagio in un essere pieno di dubbi, di domande sul proprio destino, di desiderio, passione e perfino amore.

Fino ad arrivare a Twilight, in cui il vampiro non è più quell’essere terribile da rifuggire, ma un personaggio sospeso tra il mondo dei morti e quello dei vivi, con una morale corretta verso questi ultimi, che riesce ad avere una vita normale, degli affetti, che si innamora e che, pur di difendere la donna che ama, è disposto a sacrificare sé stesso. Insomma un essere che, da mostro temibile, si è trasformato in idolo delle ragazzine.

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